Home Agricoltura e Bio Pseudomonas putida, malgrado il nome, può abbattere l’inquinamento. Ecco come

Pseudomonas putida, malgrado il nome, può abbattere l’inquinamento. Ecco come

città: Milano - pubblicato il:
pseudomonas putida
immagine di Ningthoujam Sandhyarani da biologywise.com

Cosa se ne fanno i biotecnologi di un organismo che sa fare di tutto? La risposta è secca: di tutto. L’organismo in questione è un piccolo batterio, diffuso nei suoli e dal metabolismo particolarmente versatile: Pseudomonas putida.

Il nome significa falsa unità (dal greco: ψευδο, psèudos, falso e μονος, monas, singola unità); deriva dalla abitudine di questi batteri a disporsi a coppie di cellule che osservate al microscopio sembrano una sola cellula.

Malgrado ciò, esso sarebbe in grado di digerire di solventi organici (quelli che spesso sono i protagonisti delle contaminazioni) e dare delle risposte concrete anche ad alcuni problemi legati all’inquinamento ambientale. Plastiche comprese.

Di fatto, il batterio Pseudomonas putida è utilizzato per una gran varietà di scopi: dalla bioremediation (o biorisanamento, che consiste nella degradazione degli inquinanti da parte di microrganismi), alla produzione industriale di materiali, partendo da diversi substrati.

Le qualità di questo batterio sono molteplici a partire dal fatto che sembra essere un batterio sicuro per la salute (diversamente da altri Pseudomonas) e ben caratterizzato, è resistente, ha un metabolismo molto versatile e ci sono buone possibilità di farlo riprodurre industrialmente.

Ma soprattutto, è un batterio che produce poliidrossialcanoati (Pha), un gruppo di polimeri che danno vita a sostanze termoplastiche o a gomme biodegradabili.

In Spagna, abbiamo appresso durante un WebSeminar promosso in Italia da Sviluppo Chimica attorno ad alcuni progetti Horizon 2020, un gruppo di ricerca del Centro Nacional de Biotecnologia, lavora sull’utilizzo di Pseudomonas putida per creare composti organici a partire dagli scarti lignocellulosici provenienti dall’industria agroalimentare (dalla paglia alle bucce dei pomodori).

Un filone di ricerca si occupa di selezionare e modificare ceppi di questo batterio al fine di ottenere popolazioni batteriche capaci di trasformare diversi substrati nelle sostanze necessarie all’industria biochimica.

In Germania, grazie a un lavoro di ricerca del consorsio P4Sb (from Plastic waste to Plastic value using Pseudomonas putida Synthetic Biology) e dell’Università Tecnica di Aquisgrana, assistiamo invece a un differente approccio, che vede l’utilizzo del batterio per la digestione di plastica non recuperabile altrimenti.

Di fronte all’enorme problema dei rifiuti plastici indifferenziati dispersi nell’ambiente, l’idea di poterli convertire in materiale biodegradabile tramite l’utilizzo di batteri è una grande opportunità. I materiali ottenuti sono dei più svariati: acidi organici, Pha, composti aromatici e glicolipidi.

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