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La mela è un farmaco naturale: tutte le proprietà del “frutto del peccato”

città: Trento - pubblicato il:
mela renetta
foto da Pexels

Se ancora non siete riusciti a trovare la metà della vostra mela, non demordete: l’Italia è il Paese dell’amore e di questo frutto straordinario. Una mela non vale l’altra ma ognuna ha delle caratteristiche che la rendono unica, con una sola eccezione: sono tutte rimedi naturali per il nostro organismo

Sono molteplici gli studi che dimostrano le proprietà benefiche della mela, il “frutto del peccato”. Uno dei più recenti è quello condotto dall’Università di Reading, in Inghilterra, volto a sottolineare il ruolo chiave delle mele nel prevenire le malattie cardiovascolari.

L’indagine, portata avanti con il supporto della Fondazione Edmund Mach di San Michele dell’Adige, del Consorzio Melinda e dell’Università di Trento, dimostra come il consumo giornaliero del frutto sia determinante al fine di ridurre i livelli plasmatici di colesterolo, importante biomarcatore di patologie cardiovascolari.

La ricerca ha coinvolto un campione di soli 40 soggetti affetti da una lieve ipercolesterolemia. Lo studio ha analizzato, in particolar modo le proprietà delle Renette, una qualità di mele ricca di fibre e di proantocianidine, fondamentali per la salute del cuore.

Al termine delle otto settimane previste dai ricercatori per la relazione, sono stati misurati diversi parametri chiave inclusi la glicemia, l’insulinemia, la lipidemia e la funzionalità di vene e arterie.

Le analisi hanno evidenziato una diminuzione del 4% dei livelli di colesterolo totale e, in particolare, del colesterolo Ldl, più comunemente conosciuto come colesterolo cattivo. Un risultato significativo, ottenuto consumando due mele al giorno e bevendo succo di mela.

Il Trentino è la patria acquisita della Renetta, le cui radici sono legate alle fredde terre canadesi e a quelle del nord della Francia. Nelle distese della Val di Non e della Val di Sole, la mela zuccherina ha trovato il suo habitat naturale e, da secoli, rappresenta la punta di diamante dell’eccellenza ortofrutticola locale.

Sulla base del report 2019 di Assomela, emerge che oggi, oltre il 70% dell’intera produzione italiana di mele, è legata al Sud Tirolo e più del 90% delle Renette italiane provengono da questa regione.

In Trentino, si tratta di una vera e propria icona culinaria, al punto da esser stata proclamata la varietà prediletta per il ripieno dello strudel, il tipico dolce altoatesino.

Una lunga storia fatta di passione e tradizione, che ha permesso al frutto di fregiarsi del riconoscimento Dop (Denominazione di origine protetta), conferitogli nel 2003 da parte della Comunità europea.

Ma le Renette non sono le uniche mele a togliere il medico di torno – dalle Stark alle Fuji, dalle Smith alle Golden – sono numerose le varietà in grado di apportare effetti benefici al nostro corpo. I punti di forza stanno nella natura intrinseca di questo frutto fonte di fibre e vitamine.

Su tutte spiccano la B1 e la B2, che combattono inappetenza, stanchezza e nervosismo. Ma i pregi della mela non finiscono qui: grazie alla ricchezza di potassio, il frutto facilita la digestione, oltre a rafforzare i capelli e le unghie.

Un altro studio, condotto dall’Università di Pisa, si è concentrato su due qualità di mele tipiche della Toscana: la Rotella e la Casciana, la cui produzione è concentrata nella Lunigiana e nella Garfagnana.

Dalle analisi biochimiche e molecolari effettuate emerge un alto contenuto di antiossidanti, alleati strategici nella prevenzione del tumore e degli infarti. Sono in particolare le sostanze contenute nella buccia a fare della mela un farmaco della natura, dalle molteplici proprietà salutistiche oltre che nutrizionali.

Sarà per questo che la mela è uno dei frutti più apprezzati nel nostro Paese: i dati Assomela pongono l’accento sulla produzione italiana – dopo il Trentino, che detiene il primato assoluto, ci sono il Piemonte che provvede a circa il 10% del fabbisogno nazionale, il Veneto e l’Emilia Romagna, che assieme si attestano su una media dell’11,6% complessivo.

Nel sud Italia, l’unica regione ad avere una quota di mercato significativa è la Campania: l’Annurca, coltivata da millenni nella zona, pesa per il 2,3% sul totale delle mele.

La caratteristica mela rossa è stata al centro di uno studio coordinato dall’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Isa-Cnr) in collaborazione con il Dipartimento di chimica e biologia dell’Università di Salerno.

Dalle analisi svolte è emerso che i polifenoli contenuti nell’Annurca, riescono a ostacolare la replicazione ed espressione del Dna nelle cellule cancerose del colon. In questo modo si impedisce la loro duplicazione, rallentando la crescita della massa tumorale. E poi pare che riescano a rinforzare i capelli.

Insomma, una mela al giorno toglie il medico di torno – non è solamente uno dei più famosi detti popolari, ma un vero e proprio dato di fatto, dimostrato dalla scienza.

ha collaborato Alessandro Giurelli

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