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La sicurezza di edifici e infrastrutture europee è minacciata dai cambiamenti climatici

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Abbiamo parlato spesso degli effetti sull’economia dei cambiamenti climatici. Milioni di euro ogni anno per porre rimedio ai danno causati dagli eventi climatici sempre più estremi, ma anche per assorbire le perdite di redditività e di produttività delle aziende che operano nei territori martoriati dagli eventi catastrofali. In questo studio della Fondazione Cmcc si evidenziano, ora, anche gli effetti sulla sicurezza di edifici e infrastrutture nel nostro continente

Non sono soltanto le persone a subire gli effetti degli stravolgimenti climatici: l’economia ne risente pesantemente, ma anche la finanza rischia di perdere credibilità se gli investimenti continuano a considerare aziende inquinanti nei loro asset.

A rischio però sono anche le infrastrutture e gli edifici, la cui sicurezza – come rivelano due studi della Fondazione Cmcc – è messa in discussione dai cambiamenti climatici.

Infatti è facilmente prevedibile che l’aumento delle temperature attesa in Europa nei prossimi 50 anni accelererà il processo di corrosione degli edifici ed esporrà le strutture a maggiori stress.

Ora, grazie a due studi condotti dai ricercatori della Fondazione Cmcc, membri di un network scientifico istituito dal Joint Research Centre della Commissione Europea, questo fatto viene messo in luce, così come la raccomandazione a una revisione degli standard europei di progettazione degli edifici, che dovranno adattarsi al clima che cambia.

Adeguare gli standard di progettazione rappresenta uno strumento chiave per migliorare la resilienza del territorio europeo e per garantire la sicurezza delle costruzioni.

Minaccia dei cambiamenti climatici: cosa dicono gli studi della Fondazione Cmcc

Il primo studio, utilizzando come scenario di riferimento il più pessimistico (Rcp8.5), ovvero quello che prevede per il futuro una crescita delle emissioni di gas serra ai ritmi attuali, ha approfondito il caso studio dell’Italia, rilevando sull’intero territorio nazionale un incremento consistente della temperatura al 2070.

Avendo come riferimento i livelli massimi e minimi di temperatura che ci si aspetta possano verificarsi almeno una volta in 50 anni, abbiamo riscontrato un aumento consistente sia nella temperatura massima – in alcune zone d’Italia anche di 6°C – che in quella minima – con variazioni fino agli 8°C nelle catene montane – spiega Guido Rianna, ricercatore Cmcc tra gli autori dello studio – Se l’aumento della temperatura minima può rappresentare un effetto secondario per gli edifici, che si troveranno a essere sottoposti a temperature meno rigide di quelle attuali e quindi a meno stress, l’incremento della temperatura massima attesa potrebbe invece comportare la necessità di una revisione degli standard di costruzione per garantire la sicurezza delle opere, come nel caso delle dilatazioni termiche a cui sono soggetti i manufatti lineari come ponti e viadotti“.

La seconda pubblicazione include i risultati di un’analisi condotta su scala europea sulla variazione della temperatura e dell’umidità al 2070 per comprendere in che misura queste variabili atmosferiche possano incidere in futuro sulla corrosione degli edifici.

Temperatura e umidità relativa, aumentando, hanno infatti la capacità di accelerare il processo di corrosione delle strutture in acciaio o delle barre d’acciaio presenti all’interno del cemento armato, minandone l’azione di resistenza e quindi mettendo a repentaglio la sicurezza degli edifici.

Le simulazioni ci dicono che la temperatura nei prossimi 50 anni è destinata ad aumentare in maniera significativa in tutta Europa, seppur con differenze regionali – continua RiannaL’entità di tale incremento varia dai 3 ai 5 gradi in media, e dipende dagli interventi di mitigazione dei cambiamenti climatici che saranno adottati“.

Anche in questo caso può rendersi necessaria una revisione degli Eurocodici affinché i prossimi standard tengano conto dell’accelerazione del processo di corrosione nelle costruzioni indotta dai cambiamenti climatici e prevedano accorgimenti per limitarla.

Le variazioni di umidità relativa non sono invece significative, a indicare che il vero motore del processo di corrosione delle strutture su scala Europea sarà rappresentato dall’aumento di temperatura, più che dall’umidità.

Buildings of the Future: edifici sostenibili, smart e resilienti

Visto lo scenario di rischio per gli edifici è interessante pensare a un’edilizia del futuro che, attraverso l’uso della tecnologia, permetta alle persone comfort e benessere abitativo.

D’altro canto è anche importante che l’innovazione aiuti il settore edile a realizzare edifici più sostenibili, resilienti, efficienti attraverso un’infrastruttura IoT che integra soluzioni digitali e distribuzione elettrica smart.

Una visione che appartiene a Schneider Electric e che si esplicita nella filosofia Buildings of the Future. Le sfide ambientali hanno infatti costretto le aziende a considerare il ruolo che gli edifici hanno nelle emissioni di anidride carbonica e nello spreco delle risorse.

Gli edifici – in fase di costruzione e operativa – consumano circa il 30% di tutta l’energia mondiale (dati Iea) e contribuiscono per circa il 40% alle emissioni globali di gas serra.

Per fortuna ci sono nuove tecnologie che, in un mondo all-digital e all-electric, aiuteranno chi costruisce edifici nella lotta al cambiamento climatico.

Cambiamenti climatici e aziende: quali i settori in ritardo

Alla crescente urgenza del tema dei cambiamenti climatici si è data risposta acnhe a livello finanziario con miglioramenti significativi nella disponibilità di dati e analisi sul clima.

Da qui nasce l’impegno della società di asset management Legal & General Investment Management, tra i principali investitori globali, che attraverso il Climate Impact Pledge 2020, analizza le aziende sui loro sforzi nella riduzione del loro impatto ambientale.

L’attenzione al problema non è uguale in tutti i settori industriali e produttivi; in alcuni casi – utilities, case automobilistiche, banche, assicurazioni, oil&gas – le aziende si stanno impegnando alla loro transizione ecologica mentre in altri comparti – il food retail su tutti – la situazione retrocede rispetto agli anni precedenti.

L’impatto ambientale del settore del cibo e dell’agricoltura rimane un’area di preoccupazione. Il rapporto di impatto diventa uno strumento finanziario per decidere dove indirizzare gli investimenti ma anche per decidere quali aziende escludere a causa dei loro scarsi risultati sul clima.

Utilizzando metriche quantitative – che vanno dalla governance complessiva ai target di emissioni e alle attività di lobbying legate al clima delle aziende stesse -, compreso il modello climatico proprietario di Lgmi, i rating climatici per oltre 1.000 aziende all’intero di settori chiave saranno pubblicamente disponibili attraverso un sistema a semaforo pubblicato online: le aziende selezionate e inserite nel rapporto sono responsabili di oltre il 60% delle emissioni di gas serra provenienti da società quotate.

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