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Reati ambientali, i colpevoli non possono più farla franca

pubblicato il: - ultima modifica: 27 Maggio 2021
reati ambientali
Foto di Picography da Pixabay

Si alza l’attenzione italiana ed europea sui reati ambientali e sul tema del riconoscimento del reato di ecocidio. Necessarie risorse finanziarie e umane per prevenire in futuro gravi danni ambientali

Chi commette reati ambientali non può più farla franca. È questo il messaggio di molti cittadini italiani raccolti anche da alcuni politici. In particolare, se ne sta discutendo al Parlamento europeo.

Il punto è riuscire a convincere la Commissione europea a inserire il riconoscimento del reato di ecocidio nel diritto europeo, oltre a stanziare risorse finanziarie e umane per prevenire in futuro gravi danni ambientali.

I danni ambientali sono incalcolabili e a lungo termine e le bonifiche sono molto costose. Dobbiamo prevenire questo crimine, spesso causato da imprenditori disonesti che per risparmiare ricorrono al traffico illegale di rifiuti e all’aiuto delle mafie – è la posizione di Sabrina Pignedoli, europarlamentare del Movimento 5 Stelle – Nella futura task force europea per la direttiva sulla responsabilità ambientale ci dovrà essere un esperto di mafie e di criminalità organizzata, perché questi gruppi hanno forti interessi nel settore del traffico illegale di rifiuti“.

Un aspetto fondamentale – aggiunge Eleonora Evi, europarlamentare di Europa Verde – è la richiesta di compensazioni adeguate e rapide alle vittime, perché solo alle imprese spetta sostenere l’intero costo dei danni ambientali di cui sono responsabili, direttamente o indirettamente. Chiediamo pene esemplari non solo per i danni causati dalle aziende negli Stati membri, ma anche per quelli provocati in paesi terzi, per evitare che si ripetano oltraggi ambientali come quelli perpetrati dai grandi colossi del fossile, come Eni, fuori dall’Europa“.

Anche Alessia Rotta, presidente della commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, pensa che sia venuto il momento di agire: “L’ultimo rapporto pubblicato da Legambiente sulle Ecomafie riporta nuovamente al centro della pubblica attenzione un tema per noi fondamentale: la prevenzione e la difesa contro le illegalità ambientali. Oggi più che mai, in vista anche delle importanti risorse che l’Italia riceverà grazie al Recovery Fund, è necessario creare una rete tra amministrazioni comunali, regionali e centrali, al fine di vigilare e arginare le infiltrazioni ecocriminali“.

Secondo il rapporto citato dalla Rotta, in Italia i reati ambientali sono aumentati oltre il 23% nel 2019 rispetto all’anno precedente. In Veneto sono quasi quadruplicati.

Dobbiamo tutelare gli imprenditori onesti e gli investimenti pubblici – riprende la Rotta – garantendo un sistema di controllo che intercetti i fenomeni illeciti, come il traffico non autorizzato di rifiuti, le aree abusive, gli scarichi clandestini“.

Non possiamo continuare a permettere che le aziende che distruggono ecosistemi, danneggiano la biodiversità e creano danni climatici restino impunite, basti pensare al caso Caffaro di Brescia. È ora che il principio secondo cui chi inquina paga trovi concreta applicazione – conclude la Evi, membro di Ecocide Alliance, una rete di legislatori che opera a livello internazionale per il riconoscimento del reato di ecocidio.

Il caso Wte di Brescia

“Ciò che emerge dall’inchiesta della Procura di Brescia dopo l’iscrizione di quindici persone nel registro degli indagati e il sequestro dei capannoni dell’azienda Wte per traffico illecito di rifiuti è di una gravità inaudita. Le intercettazioni sullo spargimento di liquami contaminati su 3.000 ettari di terreni agricoli in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, – commenta sul caso Wte Elena Grandi, co-portavoce nazionale dei Verdi, – ci lasciano agghiacciati, a maggior ragione perché gli intercettati ridono e scherzano sulla pelle di bambini. È proprio ai più indifesi, ai piccoli, alle nostre figlie, ai nostri figli e ai nostri nipoti che noi Verdi vogliamo pensare, garantendo un futuro al pianeta per garantirlo a loro. Ed è per loro che chiediamo l’impegno di tutte le cittadine e tutti i cittadini nella scelta di ciò che portano in tavola giornalmente, così da indurre l’Esecutivo a rivedere le scelte scellerate compiute col decreto Genova del Governo Conte1 e scoraggiare atti criminosi come quelli descritti dalla Procura di Brescia”.

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