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Tecnologie per evitare l’arsenico nel bicchiere

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arsenico acqua potabile
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Purtroppo, spesso è presente un elemento insidioso e dannoso nell’acqua potabile: si chiama arsenico. Grazie alla tecnologia, ci sono dei sistemi per monitorarlo ed eliminarlo

Con la pandemia, il consumo domestico di acqua del rubinetto è aumentato. Per chi è in costante lotta con l’uso di plastica è un buon dato, ma attenzione a quello che versiamo nei nostri bicchieri.

Dati del Ministero della Salute dimostrano che l’acqua destinata al consumo umano proviene per l’85% da falde del sottosuolo. Il Ministero assicura che tutte le fonti sono costantemente controllate.

Esistono però delle non conformità sistematiche dovute alla presenza di contaminanti naturali quali fluoro, boro e il sopracitato arsenico. Ma che cos’è?

L’arsenico è un elemento chimico presente nei minerali, nel suolo e nel sottosuolo. Quindi bisogna stare molto attenti se, come detto prima, l’85% dell’acqua che entra nelle nostre case arriva dal sottosuolo.

Perché l’arsenico fa così male?

È stato scientificamente provato che un prolungato consumo di acqua ricca di arsenico, può causare complicanze tumorali varie e alterazioni cardiovascolari. L’Oms ha stabilito che il valore di 10μg/L è il massimo consentito di arsenico nell’acqua potabile.

In Italia, le due regioni più a rischio sono la Toscana e il Lazio.

Secondo uno studio dell’Asl di Roma, il Lazio è una delle regioni italiane maggiormente interessata dalla presenza di arsenico nell’acqua potabile. Secondo uno studio, nel Lazio 6 persone su 10.000 sono esposte al rischio.

È da molti anni che si combatte con questo rischio e grazie a nuove tecnologie, oggi siamo in grado di scovare tempestivamente la presenza di arsenico e filtrarlo prima che arrivi nei nostri bicchieri.

Tra le soluzioni tecniche più utilizzate, c’è l’osmosi inversa ovvero un processo meccanico di filtrazione per eliminare le impurità dall’acqua. Un’altra tecnica è l’adsorbimento tramite sostanze ferrose o ossido di alluminio.

Di questo problema si occupa da molto tempo Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Grazie a un team di esperti, oggi Enea è riuscita a trovare soluzioni tecniche adeguate per garantire i parametri di qualità dell’acqua.

Esistono molti impianti di potabilizzazione, tra cui quello di Acqualatina nel basso Lazio. L’impianto è stato realizzato da Culligan e a oggi è il più grande impianto di rimozione di arsenico in Italia.

Oltre a questi impianti, negli anni molte aziende si sono cimentate nella produzione di sistemi di filtrazione di arsenico applicabili direttamente ai lavandini di casa. Tra queste, oltre a Culligan, ci sono Enki Water, Gajarda, Iwm, Nobel e molte altre.

Ogni azienda ha sviluppato una tecnica propria, ma servono ancora diversi studi per garantire un efficace funzionamento di questi sistemi per l’eliminazione di arsenico e altre sostanze tossiche.

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Filippo CasèFilippo Casè: Laureato in Scienze Gastronomiche a Pollenzo (CN) e in Food Quality Management presso la Wageningen University & Research. Ha collaborato con diverse realtà del food ed è costante nella ricerca di nuovi sistemi alimentari | Linkedin
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