Home Agricoltura 4.0 Per l’agricoltura del futuro è indispensabile il dialogo tra politica e scienza

Per l’agricoltura del futuro è indispensabile il dialogo tra politica e scienza

pubblicato il:
dialogo politica e scienza
Immagine da Depositphotos

I cambiamenti che stanno colpendo la Terra, la pessima gestione delle risorse, richiedono che tutti gli attori in gioco agiscano adottando principi comuni, così da nutrire meglio il mondo.

Viviamo in un mondo di risorse finite e queste non sono neanche equamente distribuite, anzi…

Nascere in certe zone può significare difficoltà ad accedere a una sufficiente quantità di alimenti, basti pensare che circa l’8% della popolazione mondiale è denutrita, ma può significare anche l’opposto con una quota crescente della popolazione mondiale che è sovrappeso od obesa.

Considerando che circa un trilione di euro viene perso ogni anno perché un terzo del cibo prodotto per l’alimentazione umana viene gettato o sprecato, il problema della distribuzione delle risorse alimentari – e non solo – diventa critico per garantire il futuro della Terra.

Non si tratta di fare del terrorismo psicologico, il mondo agricolo è responsabile del 30% delle emissioni di gas serra e più l’agricoltura diventa intensiva e sottrae territorio, più la biodiversità crolla, il 60% delle calorie, per esempio, proviene da soli tre cerali: riso, mais e grano.

Le nostre abitudini alimentari, forgiate in centinai di anni, sarebbero da cambiare per riuscire a tracciare un nuovo percorso di cambiamento in grado di armonizzare agricoltura e consumo, creando così un mondo basato sulla sostenibilità e non sul consumo sfrenato delle risorse.

Diventa fondamentale il dialogo tra scienza e politica, con quest’ultima che deve essere messa in condizione di prendere le giuste decisioni.

Relazioni tra scienza e politica, il dibattito europeo

Nell’ambito della Comunità europea un gruppo di esperti di relazioni tra scienza e politica del settore agricolo, il Comitato permanente per la ricerca agricola (Scar), coordinato da Gianluca Brunori dell’Università di Pisa, ha studiato la situazione per trovare principi correlati e applicabili a diversi contesti, da mettere al centro delle trasformazioni del sistema alimentare, coordinando il tutto tra gli stati membri.

Nell’ambito agro-alimentare – spiega Brunorila ricerca dovrà contribuire a cambiare profondamente il modo con cui si produce, si trasforma, si distribuisce e si consuma il cibo con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento, la perdita di biodiversità, gli sprechi e l’obesità.

Per questo occorre rifondare il rapporto scienza e politica allocando in modo diverso le risorse e coinvolgendo soggetti, valori e interessi diversi“.

La crisi innescata dal Covid-19 è stata vista come l’occasione per varare nuove politiche così da sostenere un Green Deal europeo, come le strategie Farm to Fork e Biodiversità.

A livello comunitario si stanno anche affrontato molti temi legati a un nuovo modo di fare agricoltura, per esempio su come limitare l’uso di prodotti chimici dannosi per gli impollinatori o classificare come energia rinnovabile i prodotti forestali.

C’è molto fermento attorno a queste tematiche. Per il futuro sarà necessario sparigliare le carte sul tavolo, cambiare le abitudini, le pratiche sociali e il modo di lavorare, sarà necessario creare qualcosa di nuovo in funzione di una agricoltura realmente sostenibile.

Questa trasformazione implicherà l’abbandono di conoscenze ormai obsolete, saranno sviluppati nuovi paradigmi, modelli e pratiche. È ormai necessario passare dal nutrire il mondo al nutriamo meglio il mondo.

Considerando gli sprechi di derrate alimentari non serve più parlare di quantità, ma bisogna passare a sistemi imperniati sulla qualità.

Le capacità di produrre cibo per tutti ci sono, ora è necessario tenere conto del cambiamento climatico, della biodiversità, della tutela del territorio.

Questo processo, per i membri del Scar, trova sul suo cammino molte resistenze, il business as usual è ancora il paradigma più forte, ma per quanto potrà reggere?

Come risultato degli incontri avuti dal Scar con i funzionari della ricerca degli stati membri sono stati identificati tre percorsi, tra loro interconnessi: diete sostenibili, piena circolarità dei sistemi alimentari e diversità per la resilienza.

Un punto importante, emerso durante questo lavoro, riguarda la necessità di abbassare il livello di astrazione dei messaggi. Dire “bisogna usare meno prodotti chimici” non è sufficiente, per ottenere risultati bisogna comunicare degli obiettivi chiari come “per salvaguardare gli impollinatori bisogna usare meno pesticidi chimici“.

Il messaggio deve essere lanciato senza fraintendimenti. Alla luce del lavoro svolto dal Scar emergono quattro principi cardine su cui costruire i futuri rapporti.

La responsabilità da parte dei ricercatori sugli effetti del proprio lavoro, la pluralità di voci che devono prendere parte al processo di ricerca, l’apertura e la collaborazione per rendere la ricerca multidisciplinare e collettiva.

L’agricoltura del futuro dovrà affrontare quindi affrontare, oltre a un cambiamento tecnologico, anche un cambiamento sociale, costruito su un dialogo franco tra tutti gli attori in gioco, senza prevaricamenti ideologici.

L’obiettivo finale sarà quello di nutrire tutti, ma per raggiungerlo bisognerà tenere conto anche di tutto quello che oggi viene sacrificato nel nome della massima resa. Politica e scienza devono, ora più che mai, lavorare insieme per il futuro.

Crediti immagine: Depositphotos

» Leggi tutti gli articoli di Future Agricolture (#futureagricolture)

Maurizio Ferrari Maurizio Ferrari: giornalista professionista, curioso e vuole scoprire sempre come funzionano le cose. Amante della buona tavola, cuoco dilettante con diploma di sommelier. Esperto di comunicazione e fotografo per hobby | Linkedin
Condividi: