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Contro la siccità che mette a rischio i pascoli c’è chi studia nuove coltivazioni foraggere

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filippo milazzo

Attenzionati dal ricercatore Filippo Milazzo i pascoli del Mediterraneo che, a causa dei cambiamenti climatici, rischiano la desertificazione. Ma la coltivazione di Bituminaria bituminosa, conosciuta come Tedera, potrebbe dare buoni risultati

Filippo Milazzo è un ricercatore che, in fatto di erosione del suolo causata dai cambiamenti climatici, ne sa qualcosa. La sua giornata, infatti, è tutta concentrata nello studio e il miglioramento dei pascoli pesantemente coinvolti nella crisi climatica.

Al momento è impegnato in un dottorato di ricerca in idrologia ed erosione del suolo all’interno del progetto europeo H2020 chiamato Super-G (Super-G – Sustainable permanent grassland) che sta sperimentando una cultura di erbe adatte a sfamare le mandrie. Senza grandi preoccupazioni di siccità.

L’area geografica di pertinenza degli studi di Milazzo è quella mediterranea. Hot spot del cambiamento climatico come più volte greenplanner.it ha avuto modo di ribadire.

I pascoli occupano più del 30% della superficie Europea coltivata e quasi il 60% di quella mondiale – ricorda Milazzo, che ha alle spalle una laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l’Università di Palermo e studi accademici in tra la Spagna (Uco) e l’Inghilterra (Cranfield University) – A causa del cambiamento climatico e del cambio di uso del suolo, questi incredibili paesaggi sono a grande rischio“.

I pascoli sono ecosistemi importantissimi, sia dal punto di vista economico che ecologico, di fatto contribuiscono a fissare il carbonio nel suolo, preservando interi patrimoni culturali e genetici.

La ricerca su cui sto lavorando – spiega il giovane ricercatore classe 1993 – punta a ridurre al minimo, quello che in inglese è detto yield gap, cioè quell’arco dell’anno in cui il suolo rimane nudo a causa delle alte temperature e siccità. Ciò comporta dei danni ambientali ed economici.

Difatti, in questo periodo gli allevatori devono necessariamente comprare mangime per il bestiame, mentre il suolo rimane esposto ai diversi fenomeni di degradazione. Nelle zone mediterranee, questo periodo di non produzione, generalmente dura 3 mesi, ovvero i mesi estivi, ma quest’anno a causa dell’enorme siccità abbiamo registrato un yield gap di quasi 5 mesi“.

Presso il campo sperimentale dell’Università di Cordoba, il team con cui lavora Milazzo sta lavorando, in particolare, a un esperimento che definisce di esclusione di pioggia.

filippo milazzo - lavoro sul campo

Questo consiste nella costruzione di una struttura che riduce ogni evento piovoso del 30%, simulando uno degli scenari previsti dell’Ipcc – continua il ricercatore – Sia all’interno che all’esterno di questa struttura abbiamo piantato diverse specie vegetali l’Alfalfa (specie abbastanza comune in Europa) e un nuovo breeding di Bituminaria bituminosa conosciuta come Tedera.

La caratteristica di questa specie vegetale è che è da sempre presente in ambiente mediterraneo, ma non è stata mai utilizzata come specie foraggera grazie a un aroma (di bitume) sgradevole al palato degli animali“.

Decenni fa, dei ricercatori australiani si interessarono a questa specie che presentava una resistenza alla siccità unica. Dopo un progetto di miglioramento genetico durato decenni svilupparono un nuovo breeding senza aromaticità sgradevoli, producendo una pianta potenzialmente unica al mondo per qualità nutritive e resistenza alla siccità.

Noi abbiamo importato 200 grammi di semi di questa nuova varietà di Bituminaria testandola in campo e i risultati sono sorprendenti: tant’è che siamo riusciti a ridurre lo yield gap da 5 mesi a circa 25 giorni“.

Per avere risultati certi servirà ancora un altro anno di osservazione, riflette Milazzo, ma le prospettive sembrano rosee: “pensiamo di poter dare buone notizie a breve a tutti gli agricoltori che lavorano nelle zone mediterranee e semi aride“.

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