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Sea Shepherd, il mare si salva con il volontariato e anche con la musica

Le attività per proteggere gli oceani sono numerose: che ci si trovi in mare o sulla terraferma, ogni individuo può impegnarsi per la salvaguardia del Pianeta blu e dei suoi abitanti.

Magari anche ricorrendo all’aiuto della musica. È quanto fa Camilla Fascina con il progetto discografico Corally – dal nome d’arte della sua creatrice – i cui diritti musicali sono interamente donati a Sea Shepherd Music.

I brani parlano del mare e delle sue creature, raccontando l’interdipendenza tra gli uomini e le specie marine. Simbolica Victory of the Whale, la canzone che racconta la storia di Moby Dick dal punto di vista del capodoglio, che si fa giustizia affondando la nave che ha sterminato il suo branco.

Così, queste canzoni di denuncia, combinano voce e suoni marini per supportare l’attività di Sea Shepherd, l’organizzazione che lotta per contrastare i crimini a danno del mare e delle sue specie.

Attiva in Italia dal luglio 2010, Sea Shepherd ha attualmente due navi nel Mediterraneo: Conrad e Sea Eagle, ormeggiata a Piombino.

Entrambe – racconta Andrea Morello, fondatore e presidente di Sea Shepherd Italia – sono attive nell’Operazione Siso, che prende il nome dal capodoglio ucciso a Capo Milazzo da una rete spadare (una tipologia messa al bando dalle Nazioni Unite già dal 2002) e ha come obiettivo la protezione dell’ecosistema dalla pesca illegale“.

Con il supporto delle autorità italiane, le navi di Sea Shepherd vanno a caccia di quelle attrezzature illecite che mietono numerose vittime tra squali, tartarughe e tonni. Ma le attività di prevenzione dell’organizzazione proseguono anche da terra.

È il caso dell’Operazione Siracusa che, grazie all’impegno dei volontari, garantisce il pattugliamento notturno e diurno della riserva marina del Plemmirio per proteggere cernie e ricci di mare lungo tutto l’anno.

In occasione del Tour dei capitani, Sea Shepherd ha portato in Italia la testimonianza di Peter Hammerstedt, direttore delle Operazioni Global, responsabile della Task Force contro la pesca illegale, noto per aver condotto la storica campagna in Oceano Antartico.

Qui, per oltre dieci anni, la flotta di Sea Shepherd ha contrastato la caccia commerciale alle balene perpetuata dalla flotta giapponese sotto pretesto di una ricerca scientifica.

Per contrastare attività illecite come questa, la sensibilizzazione deve partire già dalle aree urbane.

La prima cosa che dobbiamo fare per salvare gli oceani è riconoscere che la nostra sopravvivenza su questo Pianeta dipende da un oceano sano, da cui deriva circa l’80% dell’ossigeno che respiriamo – spiega Hammerstedt.

Inoltre, per far sì che il cambiamento avvenga, le città sono fondamentali perché è qui “che vengono prese le decisioni politiche“.

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