Associare la transizione ecologica a un colosso dello sfruttamento delle risorse fossili come Eni riesce difficile ma è indubbio che, pur mantenendo le sue rendite di posizione in contrasto con la sostenibilità ambientale, con la creazione di Eni Sustainbale Mobility l’azienda stia lavorando sull’innovazione sostenibile.
Ridurre le emissini inquinanti derivanti dala produzione di carburanti: in questa direzione va letto l’annuncio recente della costituzione di Eni Sustainable Mobility, nuova società creata appositamente per lo sviluppo di soluzioni per la transizione della mobilità.
La nuova realtà verrà integrata verticalmente sull’intera filiera produttiva dell’azienda di san Donato Milanese e avrà l’obiettivo di fornire servizi e prodotti progressivamente decarbonizzati, accelerando il percorso verso l’azzeramento delle emissioni lungo il loro intero ciclo di vita.
Le attività, tuttavia, non si discosterano dalla produzione di carburanti per i motori termici, puntando su bioraffinazione e biometano, con le attività legate alla vendita di prodotti, servizi e soluzioni per la mobilità.
Nel nuovo asset sono già stati infatti confluite le bioraffinerie di Venezia e di Gela e lo sviluppo di nuovi progetti quali Livorno e Pengerang, in Malesia; il marketing e la commercializzazione di tutti i vettori energetici tra cui l’idrogeno e l’elettrico, i carburanti anche di natura biologica come l’Hvo (Hydrogenated Vegetable Oil) e il biometano, nonché gli altri prodotti per la mobilità come i bitumi, i lubrificanti e i combustibili.
Faranno parte della nuova società – il cui amministratore delegato sarà Stefano Ballista – anche il servizio di car sharing Enjoy, la ristorazione e i negozi di prossimità nei punti vendita sul territorio.
Eni Sustainable Mobility si affianca all’altra iniziativa – Eni Plenitude – nel percorso di transizione energetica per l’abbattimento delle emissioni Scope 3 di Eni.












