Home Eco Lifestyle Carne alternativa, valida o no? Le ricerche ce lo diranno

Carne alternativa, valida o no? Le ricerche ce lo diranno

carne coltivata
Immagine da Depositphotos

Governo e Coldiretti sono fortemente contrari alla carne coltivata – erroneamente chiamata sintetica – ma la ricerca scientifica e, soprattutto, gli investimenti in innovazione dimostrano che l’interesse è fortissimo. E la posizione italiana rischia di penalizzare un settore economico in grande crescita.

Il potenziale vantaggio che viene attribuito alla produzione di carne coltivata rispetto all’industria della carne bovina tradizionale è quello di diminuire le emissioni di gas serra, anche se va detto che la produzione di carne coltivata su larga scala è ancora in via di sviluppo, per questo motivo risulta ancora difficile fare una valutazione del suo impatto ambientale.

La società di consulenza indipendente CeDelft ha pubblicato una valutazione del ciclo di vita e un’analisi tecnico-economica di un modello di impianto di produzione di carne coltivata su larga scala, dimostrando che entro il 2030, la carne coltivata potrebbe avere un’impronta di carbonio inferiore e un impatto ambientale complessivo ridotto rispetto alla produzione di carne convenzionale.

Di contro, secondo l’Istituto superiore per la ricerca e l’ambiente (Ispra), gli allevamenti intensivi, in Italia, rappresentano la seconda causa di produzione di polveri fini (Pm 2.5).

Inoltre, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, nel 2019 le Pm 2.5 sono state responsabili della morte di circa 50.000 persone in Italia. I dati mostrano che gli allevamenti intensivi sono una fonte inquinante significativa e che l’agricoltura cellulare può essere un’alternativa eco-sostenibile per la produzione di carne.

Secondo Cecilia Ceccherini e Bruna Anzà, ricercatrici rispettivamente in Italbiotec e Kernel Science, attraverso la coltura in vitro o in bioreattori di cellule staminali prelevate dagli animali si può ottenere la carne coltivata.

Ciò è possibile attraverso un particolare tipo di cellule staminali, satelliti 40, che vengono estratte da un campione di tessuto muscolare e posizionate su un supporto edibile e biodegradabile sul quale far orientare la crescita delle cellule e dar loro una struttura tridimensionale.

Le cellule poi sono trasferite in un bioreattore dove vengono fatte proliferare fino a raggiungere la concentrazione desiderata. Analogamente a quanto accade all’interno del corpo di un animale, le cellule vengono alimentate con un mezzo di coltura cellulare ricco di ossigeno costituito da nutrienti di base come aminoacidi, glucosio, vitamine e sali inorganici e integrato con fattori di crescita e altre proteine.

Così, le cellule staminali vanno incontro alla fase di differenziazione in miotubi, i quali compongono il tessuto muscolare dei mammiferi.

Il mercato della carne coltivata è un mercato globale, come dimostrano i dati raccolti dal The Good Food Institute (Gfi), Ong presente sul territorio mondiale. Gfi stima che il numero delle startup che operano nel settore della carne/pesce coltivato, sia salito da 69 nel 2019 a 156 nel 2022.

Numerose aziende produttrici di carne coltivata hanno avviato, aperto o annunciato, impianti portando il numero totale di impianti su scala pilota (o più grandi) pianificati o operativi a 27, dal primo impianto aperto nel 2017.

Il mercato della carne coltivata è quindi in crescita, fattore che risponde all’esigenza della creazione di valore economico da iniziative a tutela dell’ambiente.

Infine un dettaglio che non va dimenticato viene sottolineato da Emanuele Marconi, direttore del Crea Alimenti e Nutrizione: “L’analisi  dei metaboliti (ossia dei composti presenti nella carne sintetica e derivanti a seguito della sua assunzione) sarà fondamentale per valutarne l’eventuale  impatto sulla salute umana“.

Crediti immagine: Depositphotos

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