Home Eco Lifestyle Le specie animali che dobbiamo salvaguardare in Italia

Le specie animali che dobbiamo salvaguardare in Italia

animali
Immagine da Pixabay

Ritornano nel nostro territorio nazionale alcune specie di animali, grazie a operazioni di rewilding, per salvaguardare sia la fauna autoctona sia per facilitare la conservazione degli ambienti naturali.

Con diverse operazioni di reintroduzione e rewilding, diverse specie di animali sono tornate a popolare il suolo italiano. Si tratta di strumenti usati nel campo della biologia della conservazione, che uniscono ricerca e sostenibilità per cercare di mitigare gli impatti dell’uomo sull’ambiente.

Quello che ne consegue è naturalmente una modifica degli habitat, a loro volta modificati dalla scomparsa di determinati animali, o dal sovraffollamento di altri.

Muovendosi con cautela, in Italia si deve tenere conto sia di questo ritorno alla natura, sia della salvaguardia di determinati animali per rilanciare e conservare il patrimonio faunistico.

La ricerca per la salvaguardia degli animali

La Fao stima che nell’ultimo secolo si sia già estinto il 10 percento delle razze animali, che il 30 per ento sia a rischio e che di un altro 30 percento non si abbiano notizie sufficienti.

L’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Piacenza, ha dato un contributo all’operazione di analisi del Dna con altri esperti internazionali per elaborare i contenuti della Guideline Fao.

Il tema in oggetto è il Global Plan of Action for Animal Genetic Resources dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

L’obiettivo delle linee guida è stabilire come usare le informazioni del Dna di quegli animali per ottimizzare i programmi di conservazione della specie in allevamento, nonché identificare geni di interesse da usare per aumentare la resilienza delle specie zootecniche ai cambiamenti climatici.

Il coordinamento di una parte del lavoro è affidato al professor Paolo Ajmone Marsan e alla dottoressa Licia Colli della facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’ateneo piacentino.

Il ripopolamento degli animali in Italia

Dopo oltre 500 anni di totale assenza, il castoro europeo (Castor fiber) ha iniziato la ricolonizzazione dell’Italia a causa di un’espansione naturale dall’Austria verso il Trentino Alto-Adige e il Friuli Venezia-Giulia. Si registra anche una reintroduzione non autorizzata in Italia centrale (Toscana, Umbria e Marche).

Sono dati raccolti nello studio pubblicato su Animal Conservation, redatto dai ricercatori dell’Università di Milano e dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche di Sesto Fiorentino.

Il dossier si è concentrato sulla presenza del castoro in Europa tramite l’utilizzo di database di distribuzione della specie (iNaturalist, Gbif) tramite ricerche mirate sul campo finanziate dal fondo inglese Beaver Trust.

Nelle attività coordinate dal Cnr-lret, beneficiario italiano del fondo del Beaver Trust, sono stati usati modelli di distribuzione delle specie per stimare l’idoneità ambientale per il castoro in Europa.

Successivamente, con l’applicazione di modelli di connettività, gli esperti hanno valutato quali fossero le aree d’Italia in cui l’espansione del castoro fosse più probabile nel prossimo futuro.

La mappa è stata infine sovrapposta a mappe di coltivazioni arboree e presenze di canali artificiali per identificare aree in cui le attività di costruzione di tane e dighe dei castori potrebbero causare conflitti con le attività umane.

Da un lato, infatti, la presenza del castoro può ridurre il rischio idraulico e mitigare l’intensità degli eventi di piena. Dall’altro, la presenza di questi animali produce attività di foraggiamento e rosicchiamento danneggiando le coltivazioni e deviando i corsi d’acqua.

In Europa, nel mentre, orso e lupo sono diventati le specie carnivore maggiormente sotto i riflettori della comunità scientifica.

Uno studio sull’orso è stato proposto nel dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell’Università degli Studi di Milano, con il dipartimento di Scienze della Terra A. Desio, presso la sede di Lodi.

L’evento è stato finanziato con il supporto del Piano di Sostegno alla Ricerca 2022 – Linea 2 B – Università degli Studi di Milano.

Si sono analizzati il percorso e l’evoluzione della specie animali, a partire dall’orso delle caverne, estinto migliaia di anni fa, fino ai giorni nostri.

Si è inoltre fornito un aggiornamento sullo stato di conservazione degli orsi e dei loro habitat sull’arco alpino e discusso della gestione della specie animale alla luce dell’attuale condivisione dei territori con l’uomo.

Gli animali come risorsa preziosa da salvaguardare e studiare, dunque. Ma anche come parte fondamentale degli habitat e della natura italiana.

Condividi: