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Elicicoltura: quando la bava di lumaca diventa una passione

allevamento lumache
Immagine di Biomaca

L’utilizzo di prodotti a base di bava di lumaca in cosmetica negli ultimi anni è diventato una tendenza sempre più diffusa; nel tentativo di capitalizzare sulle proprietà benefiche di questo ingrediente, la chiave del successo può essere proprio quella di investire sulla sostenibilità e sul benessere dell’animale: Biomaca, azienda cosmetica pugliese, ci ha spiegato il perché

Le proprietà benefiche non mancano e sempre più studi scientifici sembrano dimostrarlo: sulla scorta dei suoi effetti anti-invecchiamento, antinfiammatori, idratanti e rigeneranti sulla pelle, la bava di lumaca costituisce ormai a ragione una componente preziosissima nel campo della cosmetica.

Creme per il viso, sieri, maschere e lozioni, che sempre più numerosi popolano il mercato, ne sono la prova inequivocabile.

E così, l’allevamento di chiocciole per uso cosmetico (e non più solo alimentare) può rappresentare un’idea vincente per metter su una realtà imprenditoriale sostenibile e virtuosa; perlomeno, certamente lo è stata per Nunzia Casamassima, tecnologa alimentare e Ceo di Biomaca, azienda cosmetica nata nel 2019 in Puglia, che fonda la propria attività proprio sull’elicicoltura.

Che cos’è l’elicicoltura e perché è importante che sia sostenibile?

Il termine corretto, come si sarà intuito, è appunto elicicoltura: così si definisce l’allevamento di lumache, principalmente di specie come l’Helix aspersa (più conosciuta come escargot o chiocciola da giardino), per sfruttarne le secrezioni mucose e altre componenti per vari scopi, tra cui quello cosmetico.

Il percorso, che potrebbe sembrare così semplice e lineare nella sua progressione dall’allevamento delle chiocciole alla formulazione e vendita di prodotti commerciali di diverso genere, non fa sconti invece a una buona dose di studio dell’animale e delle sue esigenze e a numerose accortezze che in tutte le fasi di questa catena devono essere seguite: l’igiene e la cura delle lumache in primis, certo, ma anche l’attenzione all’intera sostenibilità del processo gioca un ruolo fondamentale.

L’elicicoltura avviene spesso in ambienti controllati, in cui le lumache sono allevate in modo da garantire la qualità e la sicurezza dei loro prodotti: l’alimentazione e lo stato di benessere influenzano considerevolmente le proprietà della bava, la sua composizione chimica e consistenza  e sono dunque aspetti imprescindibili per assicurare l’efficacia del prodotto finale.

Condurre l’allevamento in modo sostenibile e prestare attenzione a minimizzarne l’impatto ambientale, dal canto suo, può voler dire però non soltanto investire sulla salute dell animale, ma soprattutto intervenire in maniera efficace sul bilancio economico complessivo dell’elicicoltura.

In questo senso, la scelta di Biomaca di destinare parte del terreno di cui dispone per integrare nel ciclo produttivo la coltivazione biologica delle materie prime volte all’alimentazione a chilometro zero delle chiocciole rappresenta una strategia importante nel contesto di una gestione rispettosa dell’animale.

“Alla base di tutto c’è benessere e rispetto della chiocciola stessa: ci impegniamo ogni giorno nella conoscenza di tutto ciò che riguarda la vita delle chiocciole nell’allevamento. Nel periodo primaverile-estivo, quando c’è l’attività più intensa dell’anno, non è raro dedicare più di dodici ore al giorno solo alla cura delle nostre chiocciole” ci spiega Nunzia Casamassima, founder e Ceo dell’azienda.

“Le nostre lumache sono allevate all’aperto, a ciclo naturale completo e nel pieno rispetto della biologia dell’animale, senza forzarne la crescita con mangimi, farine o alimenti stimolanti.

In più, tutte le materie prime impiegate provengono rigorosamente da agricoltura biologica e utilizziamo attivi del territorio. Tutto questo è importante per la buona salute delle chiocciole e, di conseguenza, per ottenere buoni risultati in termini qualitativi della bava di lumaca, fondamentale a livello aziendale per la produzione cosmetica“.

Dall’allevamento alla cosmetica: la filiera sostenibile di Biomaca

Inaugurata l’8 marzo 2021 (la data ci sembra una bella coincidenza per quella che è una realtà imprenditoriale a trazione femminile), Biomaca nasce a seguito di impegno, studio e numerosi test condotti per oltre tre anni: la gamma di prodotti, che inizialmente era limitata a crema corpo, crema viso, siero e burro cacao, conta invece attualmente un totale di 26 articoli. Tutti, ovviamente, sviluppati a partire dalla bava di lumaca.

“L’estrazione avviene in questo modo: le chiocciole pronte per l’estrazione vengono prelevate dai recinti, fatte scorrere su dei vasconi non più di dieci minuti onde evitare stress all’animale – precisa ancora Casamassima – Tutto il processo avviene in maniera naturale, senza l’utilizzo di macchinari o sostanze chimiche; al termine del prelevamento della bava la chiocciola viene reintrodotta nel suo habitat naturale, senza causarle danni o stress“.

Così raccolta, la bava di lumaca viene quindi destinata a un laboratorio partner, che la utilizzerà per dar vita ai prodotti cosmetici che finiranno sul mercato. E-commerce, principalmente, ma anche una piccola rete di distribuzione che, passando attraverso i centri estetici, copre i territori di Puglia e Basilicata.

E, anche a questo livello, non manca la volontà di rendere tutto più sostenibile: il packaging si serve di plastica riciclata, amido di mais e materiale di scarto recuperato; i flaconi, inoltre, utilizzano un sistema airless che preserva i principi naturali contenuti all’interno e riduce lo spreco di prodotto.

In futuro, l’obiettivo è quello di passare al vetro, accoppiando un sistema di ricarica dei contenitori e di vuoto a rendere.

Nel frattempo, l’azienda si concentra sul mantenere ben oliato un sistema articolato, che segue inevitabilmente i ritmi stagionali imposti dal ciclo biologico dell’animale: Biomaca e il suo processo produttivo accolgono tutte le fasi della chiocciola, alternando periodi di cura dell’animale, pulizia dell’allevamento e produzione dei vegetali da inserire nei recinti all’estrazione della bava e alla produzione cosmetica.

“L’allevamento di chiocciole ha trovato spazio in un terreno di famiglia: da qui è partita la sfida di recuperare un’area e dimostrare che può essere il luogo ideale per avviare un progetto economico e sviluppare una filiera sostenibile. Sono rimasti al loro posto gli alberi di olivo, a dimostrazione che il vecchio può convivere con il nuovo” racconta ancora l’imprenditrice pugliese.

“Vogliamo coniugare l’interazione tra persone e natura attraverso uno scambio pieno di rispetto e gratitudine. Sono convinta che le nostre azioni e le nostre intenzioni siano contenute nei nostri prodotti come un vero e proprio ingrediente e ci auguriamo che tutto questo possa essere percepito con passione da tutti i nostri clienti“.

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