Home Imprese Sostenibili I colori dell’economia passano dal nero al verde, sempre più intenso

I colori dell’economia passano dal nero al verde, sempre più intenso

colori economia
Immagine da Depositphotos

All’inizio, il colore dell’economia era uno solo, quello del petrolio e del carbone. Poi, per fortuna, ha iniziato a prendere piede un modo di produrre meno distruttivo per l’ambiente, e l’economia ha iniziato a tingersi di verde. Da lì in avanti, si è ampliata la palette dei colori usati per descrivere e raccontare come produciamo la ricchezza e la distribuiamo

Quando si tratta di spiegare i vari sistemi economici si può ricorrere a un ventaglio davvero molto esteso di teorie e categorizzazioni.

Ci sono quelle che guardano alle dimensioni del sistema economico e allora si può parlare di macro e microeconomia, la prima si riferisce al sistema economico nel suo complesso e la seconda si concentra sulle scelte e i comportamenti degli individui.

Si può considerare l’economia delle aziende, della pubblica amministrazione, quella dei commerci internazionali. Si può anche affrontare il tema usando la geometria ed ecco allora che si può parlare di economia lineare e di circular economy, o ricorrere a metafore ricavate da ambiti inattesi, nello specifico l’alimentazione e parlare di economia della ciambella.

A partire dalla crisi finanziaria del 2007-2008, si è però iniziato a usare i colori e la loro capacità evocativa per sintetizzare le caratteristiche dei vari sistemi economici.

In effetti, in risposta alla crisi del 2007 si è cominciato a parlare di economia verde: il perimetro della discussione è stato definito da un rapporto dell’Unep, secondo cui l’economia verde sarebbe “un’economia che porta a un miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale, riducendo al contempo in modo significativo i rischi ambientali e le carenze ecologiche“.

La Green Economy si basa sulle energie rinnovabili per ridurre l’inquinamento e il consumo di risorse e si concentra sul riciclo dei rifiuti per ridurre i costi ambientali.

Questo modello economico guarda ai tre pilastri dello sviluppo sostenibile (economico, sociale e ambientale) e cerca di coniugare le questioni economiche, ambientali e sociali, promuovendo nel contempo la crescita economica e migliorando le condizioni ambientali e sociali.

Oggi milioni di persone in tutto il mondo lavorano in settori riconducibili alla green economy ed è presumibile che nei prossimi anni, complice l’urgenza di affrontare la crisi climatica, i numeri dei green job cresceranno in maniera esponenziale.

Ovviamente, quando si parla di economia verde non si può non pensare alla sua controparte, quella marrone.

È l’economia tradizionale, lineare per eccellenza, che mira a una crescita economica infinita in larga misura dipendente da forme di attività distruttive per gli ecosistemi, in particolare l’estrazione e l’uso di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas.

È il sistema economico che, è vero, ha contribuito a far uscire dalla povertà molti Paesi, ma che oggi sta dietro al massiccio incremento della concentrazione di gas serra ed è responsabile della perdita di biodiversità e del superamento degli altri planetary boundary.

Accanto a quella verde e a quella marrone negli ultimi anni l’economia è stata via via dipinta con altri colori. Si è iniziato a parlare di economia blu, quella degli oceani e dei mari, che coprono il 70% del nostro Pianeta e forniscono cibo, minerali e altre risorse fondamentali per miliardi di persone.

La Blue Economy cerca di gestire le risorse marine attraverso l’adozione di sistemi di pesca sostenibili e la rigenerazione delle riserve ittiche e si sforza di eliminare l’inquinamento e di riciclare i rifiuti nell’ambiente marino.

Soprattutto in ambito anglosassone, si è teorizzata l’economia viola, che si concentra sulle attività e i servizi di assistenza come l’istruzione, l’assistenza sanitaria e l’emancipazione femminile e sostiene gli interessi di gruppi vulnerabili come i bambini, gli anziani e le persone con disabilità.

Il focus in questo caso è sulle questioni sociali e sui diritti come il congedo di maternità, l’equilibrio vita-lavoro, la giusta retribuzione e il divario retributivo di genere. Le teorizzazioni legate all’economia viola si sono diffuse in risposta alla crisi pandemica, quando hanno sostenuto il potenziamento dei servizi sociali e sanitari.

Sempre dopo la pandemia si è assistito a una forte diffusione dei concetti della pink economy, che vede come protagoniste le donne, che dimostrano una grande attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale e sono molto attive nell’economia digitale.

C’è poi l’economia argento, teorizzata per la prima volta dall’Oxford Institute of Population Aging, che la definisce come la somma delle attività economiche delle persone di età superiore ai 50 anni e che oggi ha un peso rilevante in un’ampia gamma di settori, tra cui la salute e l’alimentazione, il tempo libero e il benessere, la finanza e i trasporti, gli alloggi, l’istruzione e l’occupazione.

Tenuto conto delle tendenze demografiche, in Europa e in diverse altre parti del mondo, è ragionevole pensare che nei prossimi decenni il peso della Silver Economy sarà destinato a crescere.

Particolare il caso dell’economia bianca, che secondo alcuni indicherebbe l’industria della salute e quindi le attività economiche legate agli ospedali e all’industria farmaceutica, mentre per altri la white economy sarebbe quella che ruota attorno al mondo digitale e all’innovazione tecnologica, dalle piccole startup ai colossi del web.

In ambito anglosassone si censiscono poi altri due tipi di economia, quella grigia e quella nera, che nel nostro Paese sono invece definiti come economia del sommerso ed economia criminale.

Nel sommerso (spesso sinonimo di economia informale) rientrano quelle attività che possono essere legali, ma su cui non vengono pagate le tasse. Dai venditori ambulanti agli operai non registrati fino alle transazioni non dichiarate, i componenti del sommerso sono (purtroppo) molteplici.

L’economia criminale (quella nera) si riferisce alle attività economiche illegali o non autorizzate, tra cui il traffico di esseri umani, il traffico di droga e il contrabbando di armi.  Oltre a evitare la tassazione, l’economia sommersa opera in palese violazione delle leggi statali e internazionali.

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