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Neutralità climatica e Green economy: com’è messa l’Italia?

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Clima e accordo di Parigi: due punti chiave per invertire la rotta del nostro ecosistema, deteriorato dalla mano plurisecolare dell’uomo.

Durante la Cop27 di Sharm el-Sheikh, in occasione del cosiddetto Solutions Day, è emersa l’esortazione per i governi nazionali e le organizzazioni internazionali a sostenere le autorità locali e regionali assegnando loro un ruolo formale nell’ambito dei negoziati sui due temi.

In Italia, dunque, si può fare ancora molto: regioni e amministrazioni regionali hanno importanti competenze in tutti i settori coinvolti da politiche climatiche, processi autorizzativi per le rinnovabili e altre infrastrutture green, organizzazione dei servizi pubblici.

Intraprendere una roadmap climatica per l’Italia

La seconda edizione di La corsa delle Regioni verso la neutralità climatica mette sotto i riflettori il rapporto che ha misurato e valutato le performance delle Regioni italiane in termini di impatto sul clima, realizzato, in collaborazione con Ispra, da I4C – Italy for Climate, l’iniziativa promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con Chiesi, Conou, Davines, Edison, Elettricità Futura, Erg, illy, H+K Strategies, Italian Exhibition Group, Terna.

L’obiettivo dell’niziativa era quello di promuovere l’attuazione di una roadmap climatica per l’Italia, aggregando imprese, associazioni, istituzioni e mondo della ricerca.

I dati parlano chiaro: tutte le regioni devono fare di più e nessuna può dirsi in linea con gli obiettivi europei al 2030 e con quello della neutralità climatica.

La classifica finale – stilata sulla base del numero di indicatori in cui ciascuna regione presenta valori migliori della media nazionale – ha misurato le performance delle Regioni su tre parametri chiave:

  1. le emissioni di CO2
  2. i consumi di energia
  3. i consumi energetici soddisfatti da fonti rinnovabili

Per ognuno di questi tre parametri sono stati misurati sia i valori assoluti raggiunti nel 2020 (lo stato) sia i miglioramenti (o peggioramenti) registrati nel biennio 2018-2020 (il trend).

In particolare, per questi ultimi bisogna considerare le caratteristiche molto particolari del 2020 che, a causa della pandemia, si sono tradotte in riduzioni generalizzate sia dei consumi energetici che delle emissioni di gas serra, che scendono in 18 Regioni su 20.

In testa troviamo la Campania, seguono poi Calabria e Lazio. Hanno buoni valori sia per le emissioni che per i consumi di energia, mentre la situazione è più articolata per le fonti rinnovabili con la Campania che fa meglio della media nazionale sia in termini di valori assoluti 2020 che di trend, mentre il Lazio, viceversa, presenta per entrambi valori sotto media.

Subito dietro dieci regioni: Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto. Ad accomunare questo gruppo le buone performance sulle fonti rinnovabili: 8 regioni su dieci nel 2020 hanno valori sopra la media e solo una ha fatto registrare una riduzione dei consumi da rinnovabili nell’ultimo biennio.

Il gruppo di coda, infine, è costituito dalle 7 regioni in cui prevale il numero di indicatori con performance peggiori della media nazionale: Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna.

Questo gruppo presenta performance particolarmente negative sulle fonti rinnovabili e, più in generale, andamenti negativi per tutti gli indicatori nel biennio analizzato (con un’unica eccezione, la Lombardia).

L’indicatore dei consumi energetici è quello che mostra la maggiore polarizzazione geografica, con le regioni settentrionali (unica eccezione la Liguria) tutte con consumi sopra la media nazionale, influenzati dal clima e anche dalla struttura economica.

Si va da 1 Tep consumato in un anno da un cittadino campano ai 2,7 di un residente in Emilia-Romagna. Come per le emissioni, sull’andamento generale incide la singolarità rappresentata dal 2020: i consumi diminuiscono in tutte le Regioni con la sola eccezione della Basilicata.

Per le fonti rinnovabili si registra una grande differenza di performance: dalla Liguria, con appena l’8% dei consumi coperti da rinnovabili, alla Valle d’Aosta, con addirittura il 105 percento, che diventa quindi la prima regione esportatrice netta di energia rinnovabile.

Neutralità climatica in Italia: lo spaccato regionale

La rappresentazione per aree macro-geografiche è eterogenea, con ottimi valori sia per regioni settentrionali che meridionali.

Per quanto riguarda l’andamento rileviamo un’Italia quasi divisa in due, con 11 regioni che fanno segnare un aumento della quota di rinnovabili sui consumi e ben 9 in cui addirittura le rinnovabili diminuiscono (probabilmente sempre a causa del calo generalizzato dei consumi).

Sul fronte dell’utilizzo di fonti rinnovabili, gran parte delle regioni italiane è molto distante dall’obiettivo intermedio al 2030, con l’eccezione del gruppo delle regioni definite rinnovabilissime (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Basilicata, Calabria, Molise) con almeno il 40 percento di consumi coperti da rinnovabili.

Dal rapporto si scopre inoltre che 7 regioni sono completamente coal-free (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Molise, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) ossia hanno azzerato i loro consumi di carbone, mentre tre regioni appena (Puglia, Sardegna e Lazio) da sole fanno quasi l’80% del consumo nazionale di carbone.

Il ranking ha evidenziato, infine, che a eccezione dell’Abruzzo tutte le regioni con meno di 1,5 milioni di abitanti (Basilicata, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) presentano emissioni pro capite di CO2 sopra la media.

Le quattro regioni che insieme fanno oltre la metà del Pil nazionale presentano situazioni molto diverse, il Lazio si trova nel gruppo di testa, il Veneto in quello centrale mentre Emilia-Romagna e Lombardia in quello di coda, ma tutte sono bocciate sulle rinnovabili.

Mobilità, green economy, rinnovabili ed emissioni

Un dato che allarma è quello relativo alla mobilità: l’Italia si conferma infatti uno dei Paesi europei con la più alta concentrazione di automobili.

Solo 7 Regioni hanno un tasso di motorizzazione sotto la media nazionale (666 autovetture ogni mille abitanti) con la Liguria ferma a 554 e Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta ben oltre un’auto per persona.

In Italia abbiamo inoltre 359 watt di fotovoltaico installato per abitante, ma Marche e Puglia ne hanno più del doppio, mentre la Sardegna è quella che è cresciuta di più nel 2020.

Ma se guardiamo al solo fotovoltaico domestico, guidano la classifica Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Sardegna, Umbria e Trentino.

Sulla Green Economy, l’Italia ha però raggiunto risultati importanti e il made in Italy punta sempre più alla qualità ecologica.

Si evince dai dati raccolti nella relazione sullo stato della Green Economy presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy 2022 promosso dal Consiglio Nazionale tematico in collaborazione in collaborazione con il Ministero della transizione ecologica e il patrocinio della Commissione Europea, che si svolge alla Fiera di Rimini, nell’ambito di Ecomondo-Key Energy.

Accanto ai traguardi permangono però alcune criticità. L’elettricità del fotovoltaico e dell’eolico cresce, ma a causa del forte calo di quella idroelettrica, è diminuita la quota di rinnovabili sul consumo finale di energia, come è scesa la quota delle rinnovabili nei consumi elettrici.

L’economia circolare continua ad avere buone performance, come l’agricoltura biologica; aumentano le immatricolazioni di auto elettriche, riprende la sharing mobility. Il consumo di suolo sembra invece inarrestabile: nel 2021 ha toccato il massimo degli ultimi 10 anni.

Sul clima, nel 2021 in Italia tornano a crescere del 6,8 percento le emissioni di gas serra in Italia, annullando la diminuzione del 2020. Per la Green City, pochissime città hanno adottato misure per raggiungere la neutralità climatica.

Sulle rinnovabili, nel 2012 il consumo di energia da tali fonti è cresciuto del 3 percento rispetto al 2020, ma dato che i consumi di energia sono aumentati è diminuita la quota di rinnovabili sul consumo finale di energia: dal 20,4 percento del 2020 al 18,9 percento del 2021.

Sempre nel 2021 la produzione di elettricità da fonte rinnovabile è stata la stessa del 2020, perché la crescita dell’eolico e del fotovoltaico è stata appena sufficiente a compensare il calo di quella idroelettrica e geotermica.

Così, dato l’aumento dei consumi di elettricità, la quota di fonti rinnovabili è scesa dal 42 percento nel 2020 al 36 percento nel 2021 e i dati del primo semestre del 2022 sono addirittura peggiori.

Con le autorizzazioni rilasciate per nuovi impianti eolici e solari emerge un miglioramento degli impianti installati entro la fine del 2021 e, ancora di più, il prossimo anno con 4-5 GW. Ma nonostante ciò, l’Italia non riuscirebbe a rispettare la traiettoria del nuovo target europeo al 2030.

Sul risparmio energetico, nel 2021 sono cresciuti i consumi finali di energia riassorbendo il calo avvenuto durante la pandemia e raggiungendo il livello più alto dal 2012: 114,8 milioni di Tep.

L’aumento dei consumi di energia ha riguardato un po’ tutti i settori: in modo più consistente i trasporti, ma anche terziario, industria, agricoltura ed edifici a uso abitativo.

Il Superbonus del 110 percento è servito a rilanciare alcuni settori produttivi, ma molto poco a ridurre i consumi di energia: a fronte di un investimento complessivo di oltre 16 miliardi e quasi 100mila interventi finanziati, sono stati risparmiati meno di 200mila Tep.

Per l’economia circolare, nel 2020 l’Italia guida la classifica della produttività delle risorse con 3,5 euro di Pil per ogni chilo di risorse consumate (+60 percento della media europea).

Nel 2021 il riciclo ha tenuto il passo con buone performance, contribuendo a contenere la domanda di materie prime vergini e le difficoltà di approvvigionamento e di alti prezzi.

La produzione di acciaio in Italia nel 2021 è cresciuta rispetto all’anno precedente del 20 percento, con il 78 percento proveniente dal riciclo del rottame ferroso.

Gli imballaggi immessi al consumo sono saliti da 13,1 milioni di tonnellate nel 2020 a 14,3 nel 2021 e quelli avviati al riciclo sono aumentate del 10,5 percento; nel 2022, con il rallentamento economico e le attività di riciclo di alcune filiere, stanno entrando in una fase di difficoltà di collocazione dei materiali riciclati.

E ancora: nel 2021 lo stato di conservazione delle specie e degli habitat documentano una situazione prevalentemente critica, senza significativi miglioramenti rispetto al 2020: il 54 percento della flora e il 53 percento della fauna terrestri sono in uno stato di conservazione inadeguato o cattivo e l’89 percento degli habitat tutelati sono in condizioni inadeguate o cattive.

La tutela del territorio sta al 21,4 percento (media Ue 26,4 percento), rispetto all’obiettivo europeo del 30 percento entro il 2030.

Il 2021 ha inoltre registrato il consumo di suolo più alto degli ultimi dieci anni: circa 19 ettari in media in più al giorno, equivalenti a 69,1 chilometri quadrati in più, con il 7,13 percento di copertura artificiale del suolo, resta ben al di sopra della media europea (4,2 percento).

A causa della crisi climatica, delle ondate di calore e dei lunghi periodi di siccità, il corretto uso, il risparmio e la tutela delle risorse idriche sono di crescente importanza.

Gli sprechi sono ancora insostenibili: dei circa 10 miliardi di metri cubi all’anno immessi negli acquedotti per gli usi potabili, quattro siano dispersi durante il trasporto nelle reti.

Nel 2021 la superficie a coltivazione biologica è cresciuta in Italia del 4,4 percento rispetto al 2020, portandola al 17,4 percento del totale coltivato: un buon livello anche se ancora distante dal target europeo del 25 percento entro il 2030.

Come cambia il mercato italiano dell’auto

La transizione ecologica e climatica investe il mercato dell’auto che vede in Italia un parco di 675 auto ogni 1.000 abitanti e una forte presenza industriale nella produzione (in gran parte ormai nella componentistica) delle auto tradizionali.

Ma i dati del 2021 dimostrano che qualcosa sta cambiando: nel 2021 sono state immatricolate 468.000 auto in meno di quelle vendute nel 2019, le auto diesel vendute sono state il 29 percento in meno dell’anno precedente e quelle a benzina il 16 percento; nel 2021 sono state immatricolate 136.000 auto elettriche (+127 percento) e 423.000 auto ibride (+91 percento), mentre ha ripreso a crescere la sharing mobility.

A tutto questo si aggiunge infine una ricerca che Rwe Renewables Italia – branch italiana di uno dei più importanti produttori di energia rinnovabile d’Europa con forte presenza nel Belpaese – che ha commissionato la società demoscopica Emg Different ed è stata presentata al convegno Territorio ed energia eolica: risorse per una cooperazione ed uno sviluppo sostenibili nell’ambito di Key Energy di Rimini.

Dallo studio si evince che gli italiani si sentono in buona parte informati sulle energie rinnovabili, dichiarano di seguire sufficientemente il dibattito sulla crisi climatica (ma la scuola fa poco o nulla per costruire conoscenza su questi temi) e pensano che il cammino della transizione ecologica sia troppo lento rispetto alle esigenze della decarbonizzazione.

Esaminando in dettaglio i dati della ricerca demoscopica (realizzata tra il 14 e il 19 ottobre 2022 su un campione di 2.200 italiani over 14 con metodo Cawi), il 46 percento degli intervistati afferma di essere informato e di conoscere le fonti rinnovabili (la percentuale sale al 55 percento sul campione dei giovani fino a 25 anni).

Le principali fonti di informazione sono il web (62 percento) e la tv (42 percento). Il confronto fra amici e parenti è la terza opzione con il 31 percento delle risposte. Il ruolo della scuola è invece marginale se si pensa che fra i giovani under 25 solo il 5 percento dice di aver raccolto informazioni parlando con i compagni di classe e appena il 3 percento dai propri insegnanti.

Molto significativo il dato sulla percezione della transizione energetica in Italia: sta procedendo a un ritmo troppo lento per il 76 percento del campione, e per l’82 percento se si pronunciano gli under 24.

Una parte della ricerca è stata dedicata anche all’energia del vento, che gli italiani sembrano apprezzare largamente: ben l’85 percento degli intervistati ha infatti un’immagine positiva o abbastanza positiva degli impianti eolici.

Inoltre, interrogati sullo stato d’animo di fronte alla vista di un parco eolico, il 65 percento circa degli intervistati dichiara di avere sensazioni positive, poco più del 29 percento ha un atteggiamento neutro e solo il 5 percento ammette di avere reazioni negative.

Per due terzi dei rispondenti l’installazione di pale eoliche dovrebbe essere favorita dal governo italiano.

L’Italia può dunque impegnarsi a raggiungere accordi e obiettivi per la neutralità climatica. A partire innanzitutto dalla cultura, dalle scuole e dall’educazione, per poi intervenire in contemporanea con tutte le risorse a disposizione in termini tecnologici, economici e burocratici nelle varie regioni del Paese.

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