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Buoni frutti dai semi antichi pugliesi: torniamo a coltivarli

semi antichi
Immagine da Depositphotos

La call to action arriva dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (Disspa) dell’Università di Bari Aldo Moro che venerdì 26 luglio consegnerà a chi vuole tornare a coltivare semi autoctoni di Cima di Cola

Torniamo a parlare di scienziata partecipata. L’occasione nasce in Puglia dove il Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (Disspa) dell’Università di Bari Aldo Moro sta lanciando una call to action a tutti coloro i quali vogliono prestarsi a tornare a coltivare antiche varietà di ortaggi pugliesi.

Da una parte l’obiettivo è recuperare la tradizione contadina locale, ma c’è anche un obiettivo scientifico: da queste coltivazioni il gruppo di ricerca, coordinato dal professor Pietro Santamaria, tirerà le somme – grazie all’elaborazione dei dati morfologici – sulle risposte di adattamento di queste piante alle attuali condizioni climatiche. Ma c’è di più.

Ce lo spiega direttamente Santamaria: “non si tratta solo di recuperare semi antichi, cosa che facciamo e che viene sviluppata in termini di conservazione nelle banche del germoplasma; noi recuperiamo, caratterizziamo, conserviamo e valorizziamo varietà locali di ortaggi.

Perché consideriamo la biodiversità (nel nostro caso l’agrobiodiversità) un prerequisito per la sicurezza alimentare. Con la rivoluzione verde molte varietà locali furono sostituite frettolosamente con gli ibridi, perdendo un patrimonio inestimabile di biodiversità e di varietà che avrebbero potuto dare ancora grosse soddisfazioni“.

Le prospettive per la buona riuscita della coltivazione di questi semi sono positive. Alla domanda “vista la crisi climatica, i semi locali potrebbero avere vita difficile…?” Santamaria risponde: “no, anzi. Le varietà locali sono popolazioni variabile, comunque ben identificabili, caratterizzate da un adattamento specifico alle condizioni ambientali e di coltivazione di una determinata area. Sono resilienti.

Sono popolazioni bilanciate, in equilibrio con l’ambiente e con i patogeni, geneticamente dinamiche, soggette ovviamente alla selezione attuata dagli agricoltori. Inoltre, le varietà locali si sono evolute in condizioni di bassi input agronomici e la diversità genetica che le caratterizza è estremamente utile per una più pronta e adeguata risposta a eventi ambientali estremi“.

In particolare la Cima di cola – varietà locale di cavolfiore (Brassica oleracea L. Gruppo botrytis) – promette bene e i suoi saranno distribuiti durante l’incontro delle 18:30 previsto per venerdì 26 luglio a Polignano a Mare (Bari), organizzato presso la sala consiliare.

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