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Ultima giornata degli Stati Generali della Green Economy

stati generali della green economy

stati generali della green economySeconda e ultima giornata degli Stati Generali della Green Economy: la promessa di mettere le imprese al centro di questa due giorni e di parlare in concreto di Green è stata rispettata.

Partendo dalle peculiarità del tessuto aziendale italiano il ministro del lavoro Poletti ha dichiarato che dobbiamo essere capaci di costruire una grande integrazione tra ciò che è presente, ciò che è passato e ciò che è futuro.

Come si fa? Lavorando sul piano della formazione e delle competenze in primis. L’imprenditore deve dover pensare al solo rischio imprenditoriale, non deve trovarsi davanti una burocrazia macchinosa che lo disincentiva nei suoi progetti e negli investimenti.

In quanto all’occupazione, Poletti conferma che le aziende Green stanno portando grandi opportunità per il mercato del lavoro con la richiesta di nuove figure professionali e non solo. I settori in crisi dovrebbero guardare alla Green Economy come una nuova occasione di rimettersi sul mercato e riprendersi dalla difficile condizione in cui versano, primo fra tutti il settore dell’edilizia.

Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont e Presidente di Terna Spa porta alla ribalta, in questa giornata di chiusura, il concetto di bioeconomia, una branca della Green Economy attinente l’uso delle risorse rinnovabili per un’economia ecologicamente e socialmente sostenibile.

La bioeconomia realizza fatturati che superano i 20mila miliardi di Euro, un settore che a ragione l’Unione Europea ritiene strategico, a maggior ragione perché fare bioeconomia significa ripartire dal territorio e lavorare sulla sua rigenerazione.

Come già sostenuro nella giornata di ieri, anche quest’oggi è stato ribadito quanto il modello economico lineare del passato non funzioni più e porti a risultati fuorvianti. È necessario ammodernare, guardare al future e trovare nuove opportunità; se si è parlato in passato di Nativi Digitali, è ora il momento di essere Nativi Ambientali.

Tre sono i settori che possono fare da catalizzatore per gli altri: la filiera delle bioplastiche; il rifiuto organico; con l’obiettivo di arrivare a rifiuto organico zero in discarica per l’Italia; la rete elettrica nazionale integrata alle fonti rinnovabili consente che il PUN, la media del costo dell’energia, cali sensibilmente.

“La crisi è nella nostra testa” sostiene la Bastioli, “dobbiamo liberarci dei retaggi del passato, da vecchi modelli acquisiti e correre più degli altri”.

L’Italia ha gli strumenti per farlo e la Green Economy può essere il veicolo per mettere in campo le nostre competenze e la nostra forza di italiani.

L’articolo è stato realizzato da Ada Rosa Balzan, docente nei master e coordinatrice scientifica per l’anno 2015 del Master in Turismo Sostenibile e Brand del Territorio organizzati da ASA, l’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e titolare dell’agenzia di marketing AdaRosaBalzan.

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