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Made in Italy agroalimentare, i pericoli delle agromafie

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
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made in italy agroalimentare olio extravergineRuberie e saccheggi di olive nei campi ma anche forme di accaparramento e di commercio clandestino dell’extravergine sono solo la punta dell’iceberg dei fenomeni di illegalità che rischiano di scoppiare sul mercato del Made in Italy agroalimentare colpito quest’anno da una vera e propria carestia nei suoi prodotti simbolo.

È quanto emerge dal terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Nel 2015 sugli scaffali dei supermercati ci sarà il 35 percento in meno di olio di oliva italiano, ma anche un calo del 25 percento per gli agrumi, del 15 percento per il vino fino al 50 percento per il miele, mentre il raccolto di castagne è stato da minimo storico, con il rischio concreto di un aumento delle frodi a tavola.

A rischio sono soprattutto i cibi low cost dietro i quali spesso si nascondono, infatti, ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi ma possono a volte mascherare anche vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri.

È ormai un dato di fatto per esempio che i consumatori vedranno sulle loro tavole oli non del tutto italiani, quando non completamente provenienti da paesi esteri. Vero è che la quota di importazioni di olio proveniente da paesi come Spagna, Turchia e Grecia era già altissima, almeno l’80%, anche prima della crisi dei raccolti. Secondo Coldiretti il mercato europeo dell’olio di oliva, con consumi stimati attorno a 1,85 milioni di tonnellate, rischia di essere invaso dalle produzioni provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che non sempre hanno gli stessi requisiti qualitativi e di sicurezza.

Un allarme che riguarda soprattutto l’Italia, che è il principale importatore mondiale di olio per un quantitativo pari a 460mila tonnellate. Betacarotene, clorofilla, oli di semi e olio di sansa, sono i veri nemici dell’extravergine d’oliva. Il rischio infatti è che entrino nel circuito della distribuzione alimentare prodotti fortemente adulterati, manipolati attraverso l’aggiunta di additivi o imbottigliati in maniera fraudolenta.

Che il calo della produzione registrato quest’anno esponga a un incremento delle frodi lungo tutta la filiera dell’olio è dimostrato dalla recente operazione Olio di carta condotta dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari. Le indagini coordinate dalla Procura di Trani, con la collaborazione della Guardia di Finanza, hanno fatto emergere un sistema complesso di frode agroalimentare in Puglia e Calabria, che si estendeva in regioni non sospette come Toscana e Liguria.

Un giro di false fatture per oltre 10 milioni di euro relativo al commercio di più di 500mila litri di extravergine, per un valore commerciale complessivo di 3 milioni. I controlli degli Uffici dell’Agenzia sulle aziende attive nel commercio internazionale di prodotti agroalimentari nell’ambito dei flussi esteri di olio di oliva hanno rilevato prezzi di transazione medi dichiarati su valori di 2,50 e 3 euro per kg di prodotto con la Tunisia che nel 2013 si conferma ancora il principale fornitore extracomunitario di olio di oliva, pur riducendo il quantitativo di prodotto esportato dalle 76mila tonnellate del 2012 alle 62mila tonnellate del 2013.

La quota liberata nel 2013 appare, tuttavia, coperta dall’incremento delle importazioni provenienti dalla Turchia, attestate su valori medi sensibilmente inferiori rispetto a quelli del Paese nordafricano.

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