Per fare chiarezza in tema di coltivazione della canapa mancava in Italia un disciplinare che ne garantisse anche la legalità.
Hanno colmato questo gap Cia, Confagricoltura e Federcanapa che con il marchio Fiore di canapa italiano vanno a porre le basi di come tornare a coltivarla, raccogliere l’inflorescenza e lavorarla.
In molti lo attendevano e dopo mesi di lavoro i tre soggetti hanno avuto modo di presentarla durante il CanapaForum 2018 tenutosi in questi giorni a Milano.
Fiore di canapa italiano, questo il marchio associato al disciplinare, identificherà la produzione tricolore, mettendo al centro la qualità e la tracciabilità per la filiera di produzione e trasformazione.
Il disciplinare di coltivazione della canapa in Italia
Il documento congiunto si pone l’obiettivo di regolamentare e valorizzare la coltivazione della canapa in Italia.
Inoltre, Fiore di canapa italiano mira a stabilire criteri comuni di qualità nella coltivazione, raccolta e conservazione delle infiorescenze di canapa, tra quelle ammesse nel catalogo europeo delle varietà con THC inferiore a 0,2%.
Il disciplinare è ora a disposizione delle imprese.
Qui lo anticipa Ivan Nardone del dipartimento sviluppo agroalimentare e territorio di Cia, Confederazione italiana di agricoltori che si dice soddisfatto di come la coltivazione della canapa in Italia stia andando.
Nardone invita l’industria a valutare attentamente l’alto valore della canapa. Come dire che non finisca tutto e solo in base nutritiva. Pensa alla bioedilizia in primis. E fa un esempio, quello di una chiesa in costruzione a Montenero di Bisaccia, nel Molise, dove la canapa è utilizzata a livello di calce.
Dal punto di vista tecnico la calce di canapa assieme a un uso allargato di legno permetteranno una riduzione della richiesta energetica sia per il raffrescamento che per il riscaldamento.












