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Sport e sostenibilità: l’evoluzione del Polo raccontato da Domitilla Lenzi

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Domitilla Lenzi è la persona giusta per raccontare l’evoluzione di uno sport quale il Polo. Uno sport da far scoprire anche ai più giovani. Uno sport con valori anche ambientali.

La incontriamo perché la sua determinazione nei confronti di questo sport ha fatto sì che Domitilla presentasse un progetto internazionale per un bando europeo nell’ambito del Programma ErasmusPlus Sport.

Davanti a un caffè con il sottofondo delle voci delle persone che entrano ed escono dal bar, prese dalla frenesia di tutti i giorni, ho la fortuna di intervistare un’amazzone.

La sensazione vibrante è quella di fare un tuffo appassionato nello Sport, non solo come disciplina professionistica, ma come forma di cultura sostenibile. In modo molto naturale, grazie alla disponibilità di Domitilla, inizio a porle delle domande, delle curiosità, degli aneddoti, volete sapere quali? Rimanete comodamente seduti, rilassatevi e lasciatevi trasportare nel mondo sportivo ascoltando quello che ci racconterà.

Ciao Domitilla, chi sei? Ci racconti di te e di Milano Polo Club?

Sono una romana di 33 anni residente a Milano dal 2015. Sono un’appassionata amazzone fin da bambina e ho sempre sognato di poter lavorare nel mondo dei cavalli. Ho raggiunto livelli agonistici sportivi nella disciplina del salto ostacoli intorno ai 15 anni, il periodo sportivo più bello della mia vita.

La mia mente matematica però mi ha portato a seguire degli studi che mi permettessero di trovare un impiego sicuro al di fuori dei cavalli. Un po’ per paura un po’ per spinte familiari, inizio ingegneria gestionale a La Sapienza di Roma per poi finire a lavorare in una società di consulenza strategica internazionale, la quale mi ha portato a diventare oggi una project manager pluri-certificata.

La passione per l’equitazione non è mai stata abbandonata. Conosco Marco Visconti per caso durante una vacanza in barca a vela nel 2013, il quale stava iniziando a giocare a Polo. Le nostre passioni in comune nel mondo dell’equitazione e lo stile di vita che li accompagna, ha fatto sì che ci innamorassimo l’uno dell’altra.

Oggi siamo una famiglia milanese, genitori di un bimbo di un anno e due cani. Mentre io continuavo a praticare salto ostacoli con il mio cavallo (ho portato il mio cavallo da Roma a Milano), riuscendo anche a fare delle gare nazionali, Marco giocava al Polo al Milano Polo Club.

Durante questi anni abbiamo sviluppato il nostro progetto di vita, che consiste nell’acquisto del Milano Polo Club e del suo sviluppo e apertura verso i giovani. Io in particolare vorrei aprire una scuola di Polo per bambini e ragazzi. A novembre 2018 ho preso l’abilitazione per insegnare equitazione e nei prossimi mesi concluderò il corso per insegnare a giocare a Polo.

A oggi, per quanto mi è possibile, supporto Marco nella gestione del club dandogli consigli operativi e relazionali con i soci e nell’organizzazione degli eventi stagionali.

Quando e come hai iniziato a praticare lo sport del Polo?

Ho iniziato a praticare il Polo seriamente due anni fa. Mentre Marco giocava la partita, io prendevo lezioni. A luglio 2017 ho preso la patente federale per iniziare a giocare (senza la patente il club non ti permette di giocare in campo per ragioni di sicurezza) e riesco a entrare in campo per giocare una partita un paio di volte.

Durante l’estate scopriamo di aspettare un bambino, e quindi inizierò a giocare seriamente quest’anno. La stagione inizia ad aprile e termina a fine ottobre.

Che consigli daresti a chi vorrebbe intraprendere questa disciplina sportiva?

Il consiglio principale è di avvicinarsi a questa disciplina senza aver paura dei suoi costi. È uno sport equestre, che può essere praticato anche a livello amatoriale, che non richiede un esborso economico così elevato.

Un ragazzo o una ragazza provenienti da una famiglia con un reddito medio, possono tranquillamente praticare questo sport come giocare una partita di calcetto con gli amici.

Il secondo consiglio è di non pensare che sia difficile e che bisogna saper andare perfettamente bene a cavallo. Non è così! I cavalli da Polo sono addestrati per essere molto semplici e gestibili (quasi automatici) per ovvie ragioni di sicurezza.

Per cui la difficoltà dello sport non è l’equitazione, ma imparare a giocare secondo le regole del gioco (molto difficili all’inizio da capire) e a tirare la pallina con la stecca (con movimenti concettualmente simili al golf).

Come vedi il mondo del Polo tra dieci anni?

Con la mia esperienza nel mondo di equitazione, è a mio parere, la disciplina equestre, soprattutto per i giovani, del futuro. Oggi i bambini vogliono giocare e divertirsi e l’attenzione alla disciplina è sempre minore. Le altre discipline equestri sono basate sulla disciplina.

Concetto molto difficili da trasmettere ai ragazzi di oggi e che, soprattutto, rende difficile lo sviluppo del loro entusiasmo e della loro passione verso gli sport equestri. La Federazione evidenzia un aumento del numero di bambini che iniziano a praticare i pony game, la disciplina con i pony in cui si praticano slalom, gimkane, ma che poi abbandonano l’equitazione perché non hanno più stimoli.

I genitori portano i bambini a cavallo perché conoscono i benefici che l’equitazione può dare loro, ma poi questi ragazzi abbandonano in età adolescenziale perché i pony game non gli danno più stimoli e perché non hanno voglia di iniziare a praticare l’equitazione vera. Troppo faticoso!

Il Polo è lo sport equestre del futuro per i giovani, perché permette loro di divertirsi, giocare insieme al cavallo senza troppo impegno. Anche dal punto di vista stagionale, il polo si gioca sei mesi l’anno per ragioni meteorologiche.

I ragazzi si stufano dopo un po’ di praticare uno sport e avere quindi la possibilità di praticarne uno solo per un certo periodo, gli permette di continuare a praticarlo nel tempo.

Conciliare e condividere la passione per il Polo con delle organizzazioni internazionali attraverso un progetto europeo. È possibile?

È possibile se si analizzano gli obiettivi di un progetto europeo e si scopre che sono allineati ai tuoi, o meglio, a quelli di un club di polo. L’obiettivo è raggiungere e appassionare i ragazzi verso uno sport equestre che permette loro di maturare e crescere da un punto di vista emozionale, relazionale enorme. E il Polo ha gli strumenti per farlo.

Il Polo come stile di vita. In una società come quella attuale, multiculturale, multietnica e in continua trasformazione, può il Polo diventare uno stile di vita inclusivo? Ci racconti come è nato il progetto EuroPolo Games 2020?

Il Polo è uno sport di squadra misto internazionale. Uomini e Donne giocano insieme indistintamente. Età, genere, paese di provenienza non sono discriminatori, anzi! Per andare a giocare un torneo di polo, la squadra solitamente si compone al momento in base al livello di handicap (livello agonistico di gioco) dei giocatori.

Spesso giocatori provenienti da vari club si uniscono per formare una squadra per partecipare ad un torneo di loro interesse. Questi elementi lo rendono uno sport unico per creare delle relazioni tra giocatori di diverso genere e provenienti da club o Paesi diversi. Una squadra di polo è quasi sempre composta da un giocatore argentino, per cui la relazione internazionale è onnipresente.

Quindi integrazione, inclusione e multiculturalità sono parole che orbitano intorno al gioco del Polo. Leggendo il bando ErasmusPlus Sport ci siamo accorti che questi elementi sono dei punti di forza del nostro sport per raggiungere gli obiettivi di un progetto sportivo europeo volto alla diffusione dei principi di parità di genere, cooperazione e collaborazione con il diverso.

Quando c’erano soldi non si parlava di project manager. In situazioni di carenza di denaro torna il vecchio detto il tempo è denaro!. In periodi di crisi economico-finanziaria la figura professionale del project manager e la consapevolezza dell’esistenza di possibili fonti di finanziamento possono essere una risorsa importante?

Assolutamente sì. Il project manager per sua natura è una risorsa a progetto, ovvero che lavora per la realizzazione di un progetto, che ha una data di inizio e una data di fine. La crisi finanziaria ha avuto delle conseguenze verso i lavori a tempo indeterminato, che non riescono più a ottenere un salario idoneo e a mantenere uno stile di vita medio accettabile.

Al giorno d’oggi non ha più senso questo modo di lavorare e il project manager è una figura professionale che si adatta al meglio all’offerta di lavoro odierna. Certo, ci vuole un po’ di coraggio a lavorare a progetto e la costanza e la determinazione sono necessarie.

Secondo la tua esperienza, una conoscenza sia del mondo dei finanziamenti europei sia del mondo dello sport potrebbero garantire una migliore efficienza e gestione del denaro investito in progetti sostenibili?

Il problema è proprio la conoscenza o, meglio, la consapevolezza dell’esistenza dei finanziamenti europei volti a progetti che portino dei benefici raggiungibili grazie allo sport. E, ahimè, è difficile trovare nel mondo dello sport, per mia modesta esperienza, persone con competenze adeguate nella gestione del denaro investito.

È molto più facile curare che prevenire un costo. La pianificazione dei costi e il loro monitoraggio continuo è un’attività molto difficile da svolgere e spesso nel mondo dello sport non esistono persone idonee a svolgere queste mansioni.

Il Polo è uno sport che si gioca su campi green e i compagni di gioco sono i cavalli. Ci spieghi quindi come il progetto rispetta il principio della sostenibilità sociale e di quella ambientale? Come si rispetta il suolo in cui si gioca e come si rispettano i fedeli compagni di gioco, i cavalli?

C’è effettivamente una grande attenzione, al campo da gioco. Per la sua cura e manutenzione, si utilizzano materiali naturali di prima qualità (erba naturale). La preparazione del fondo del campo da gioco che va dalla semina annuale del manto verde, all’irrigazione costante durante la stagione di gioco (da aprile a ottobre) e la rasatura costante per mantenere l’altezza ideale per un gioco sicuro per evitare che i cavalli scivolino o inciampino.

Il rispetto dei cavalli è l’altro elemento saliente di questo sport, non solo mentre sono in campo per giocare ma anche quando sono a riposo. Infatti, le lettiere in cui si riposano sono confortevoli e realizzate in lolla di riso così il sudore dei cavalli e l’eventuale umidità che si crea sul loro corpo viene raccolta effetto spugna dalla lolla di riso contrastando patologie artrosiche e reumatiche, nemiche numero uno di questi compagni di gioco e garantendo quindi il loro benessere salutare facendoli dormire in un luogo asciutto.

Il costo della lolla di riso è relativamente basso, rientra quindi in un’economia di spesa funzionale sia da un punto di vista di etica salutistica per i cavalli, sia per il fatto che si tratta di un materiale naturale facile da smaltire sia rispetto alla quantità, sia in termini di ore di lavoro per farlo, quindi risparmio di tempo da dedicare ad altre attività per la struttura.

Altro elemento importante da non sottovalutare è la psicologia dei cavalli, quelli da Polo, in particolare, sono abituati ad allenarsi in branco, per sapersi poi muovere in sinergia sul campo da gioco.

Si rispetta quindi la natura dell’animale che ha per sua indole quella di vivere in branco, non isolato, quindi anche la sua attività all’interno della struttura e sul campo da gioco è sempre una piacevole vita da branco, non traumatica e/o fonte di stress.

A supporto di ciò anche la loro attività, che è di massimo sei mesi all’anno. I restanti sei mesi se li godono in totale relax soggiornando nei verdi prati della struttura.

Hai progetti futuri?

Si, certo. Un mio sogno che spero si concretizzi quanto prima è la formazione dei centri ippici rendendoli poi autonomi di insegnare il Polo in aggiunta alle altre discipline equestri classiche, come il salto ad ostacoli e il dressage, per agire con la strategia dell’attracted retail, attraendo i bambini verso la pratica degli sport equestri, dandogli la possibilità di fidelizzarsi proponendo una disciplina lungo tutto il percorso della loro vita.

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