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Startup italiane ed ecosostenibili: a che punto siamo?

città: Milano - pubblicato il:
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Cresce anche in Italia la voglia di mettersi in proprio e chi decide di affrontare le sfide del mercato, in un mondo che cambia, sceglie di partire con la formula della startup. Tra l’altro uno dei settori innovativi, che è facile immaginare in espansione, è quello delle imprese sostenibili.

Il quadro delle startup sostenibili in Italia

Le startup tecnologiche orientate alla sostenibilità oggi crescono, e guardano soprattutto ai paesi sottosviluppati dell’Africa e del Sud-Est asiatico. Una sfida, quella delle aziende che scommettono sui nuovi mezzi di produzione green, quindi non inquinanti, che si prefigura come determinante per l’immediato futuro.

E per le startup, ricche di idee ma povere di risorse, l’obiettivo principale è anche quello di centrare un core business che convinca chi ha i soldi a investire sul progetto.

Niente di meglio allora che puntare al risparmio delle risorse energetiche, e alla riduzione dell’inquinamento, che rappresentano certamente un problema sul quale il mercato dovrà puntare quanto prima, agendo secondo le logiche dell’economia circolare.

In Italia, secondo il Registro Imprese, di startup ce ne sono più di 9.700, quasi tutte collocate al nord Italia, tra Lombardia ed Emilia Romagna, insieme a una discreta quota presente anche al centro, soprattutto nel Lazio.

Come città si connotano centri nevralgici Milano, Roma e Napoli dove, già alla fine del 2018, si contavano 13.187 lavoratori impegnati a tempo pieno. E, tra le 9.700 aziende censite, ce ne sono 1.350 catalogate come tecnologicamente impegnate in ambito energetico e riconducibili quindi a logiche green.

L’esempio di Green Network

Eccola, la prima azienda italiana che fornisce elettricità e gas 100% verde in Gran Bretagna: si chiama Green Network Energy, e nasce da un’impresa analoga fondata in Italia nel 2003. La sua consorella inglese, invece, è stata fondata tre anni fa ed è guidata da un’italiana, Sabrina Corbo, nelle vesti di Amministratore Delegato, fondatrice insieme al marito anche dell’azienda italiana.

L’imprenditrice romana, intervistata dal quotidiano La Repubblica svela ragioni e risultati del suo progetto, dichiarando, tra l’altro, che aprire un’attività nel Regno Unito è molto più agevole che in Italia, come è più comodo fare trading, e cioè dialogare più facilmente con clienti e partner di altre nazioni europee, e affrontare una concorrenza più corretta.

D’altronde, Green Newtork si è dedicata anche a progetti legati alla sostenibilità, come dichiara la stessa imprenditrice, che ricorda come il rispetto dell’ambiente sia stato sin dall’inizio il suo obiettivo principale, anche traendo energia dalla plastica riciclata e sostenendo progetti per la gestione razionale dei rifiuti (come Ambasciata Zero Waste a Londra, presso l’ambasciata italiana).

Secondo quanto visto, quindi, in Italia ingegno e buona volontà non mancano, e le nostre startup innovative lo dimostrano in maniera eccellente. Non rimane a questo punto che sperare che non vengano a mancare loro, anche in futuro, le risorse e il sostegno delle istituzioni, per continuare ancora a crescere.

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