Home Agricoltura e Bio Dazi economici sui prodotti agroalimentari italiani, qual è la situazione

Dazi economici sui prodotti agroalimentari italiani, qual è la situazione

città: Milano - pubblicato il:
dazi economici

Quali ripercussioni aspettarsi dall’introduzione dei dazi economici sui prodotti agroalimentari italiani introdotti dagli USA dopo il pronunciamento del WTO?

L’attesa mannaia sul settore agroalimentare italiano è arrivata dopo il pronunciamento, lo scorso 2 ottobre, dei giudici della Wto – la World Trade Organization, organizzazione creata per supervisionare gli accordi commerciali tra i 164 Paesi membri (e comprende anche 22 nazioni con il ruolo di osservatori) – che hanno quantificato in 7,5 miliardi di dollari le contromisure a risarcimento del danno causato a Boeing dai sussidi, considerati illegittimi, erogati al consorzio Airbus dall’Unione Europea – approvati da tutti i Paesi membri e non come erroneamente affermato da alcuni personaggi politici italiani solo da Francia e Germania.

In seguito a questa decisione – che per diventare operativa dovrà essere adottata dal Dispute Settlement Body dell’organizzazione richiedendo ulteriore tempo (da 10 giorni a 4 settimane) – gli Stati Uniti potranno introdurre dazi economici all’importazione di prodotti europei.

Il Wall Street Journal e altri autorevoli media economici statunitensi hanno raccolto da un funzionario dell’Amministrazione USA la conferma che la Casa Bianca imporrà questi dazi economici a partire dal 18 ottobre su tutti i 7,5 miliardi di dollari di merci, come autorizzato dalla Wto.

Diverse le percentuali di aggravio fiscale applicati alle merci europee: si va dal 10% sulla fornitura di grandi aerei commerciali al 25% su prodotti agricoli e industriali.

Dalle prime indiscrezioni – ma la discussione è ancora aperta – i dazi economici potrebbero colpire con una tariffa del 25% pecorino romano, parmigiano reggiano, provolone e prosciutto, salvando invece l’olio d’oliva e il prosecco.

E qui nasce il problema per il settore agroalimentare italiano, già alla finestra, preoccupato, per capire come la Brexit, l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna, si ripercuoterà sull’esportazione dei nostri prodotti verso quel mercato.

Un accordo in extremis è ancora possibile visto che il prossimo 14 ottobre ci sarà un ultimo incontro tra delegazioni Usa e Ue per cercare di trovare un accordo; inoltre il Wto dovrà emanare un’analoga sentenza per presunti sussidi che l’amministrazione Trump avrebbe concesso a Boeing in modo non lecito, mettendo nelle mani dei negoziatori europei un’importante moneta di scambio.

Ma il settore agroalimentare italiano come vive la questione, al di là della comprensibile preoccupazione per un possibile aggravio dei prezzi dei nostri prodotti?

A margine della presentazione milanese del progetto triennale Enjoy European Quality Food, co-finanziato dall’Unione Europea, che ha l’obiettivo di informare e valorizzare i prodotti enogastronomici italiani d’eccellenza, i diretti interessati hanno risposto alle perplessità del settore.

La questione sui possibili dazi americani comporta serie preoccupazioni e bisogna vedere quali saranno sul campo concretamente queste misure” ha dichiarato Cesare Baldrighi, Presidente di Origin ItaliaLa vecchia Europa e l’America sono due aree dove le nostre attività commerciali sono molto ricettive. Il percorso che stiamo portando avanti con il progetto Enjoy European Quality Food è un passaggio cruciale per la conoscenza del prodotto sia verso i consumatori diretti che nei confronti della grande distribuzione“.

Più pragmatico invece Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Federdoc, che ha dichiarato “Dove porta tutto questo? Il commercio è fatto di libero scambio. Ora siamo alle bombe d’acqua, non scateniamo una guerra che non è ancora iniziata, è giusto preoccuparsi ma non scaviamoci già la fossa. Per quanto riguarda la Brexit gli incontri con l’Ambasciatrice Inglese in Italia escludevano problemi con i vini italiani anche perché lì le accise sono già le più alte d’Europa. Non è nell’interesse del Regno Unito scatenare una guerra commerciale con l’Ue ma è un problema logistico, questo sicuramente. Abbiamo finalmente l’Unione Europea che finanzia progetti sul mercato interno e questa è la grande e bella notizia di oggi. Facciamo finalmente promozione sui mercati interni partendo proprio dalla formazione“.

Certamente i consumatori, non solo quelli italiani, sono sempre più attratti per gli acquisti di prodotti agroalimentari dalla qualità ma cercano, al tempo stesso, trasparenza e completezza delle informazioni.

Nonostante il potenziale aumento dei prezzi delle nostre merci all’estero, i vini italiani, i formaggi, l’olio e tanti altri prodotti agroalimentari, la cui qualità è garantita da certificazioni quali la DOP (Denominazione di Origine Protetta), la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), la IGP (Indicazione Geografica Protetta) e la STG (Specialità Tradizionale Garantita), troveranno sicuramente il favore dei consumatori per i quali il prezzo ha un valore importante, ma che sono molto più attenti alla qualità e alla trasparenza nelle indicazioni di provenienza e di composizione.

Per questo un progetto come l’Enjoy European Quality Food, in questo momento di trambusto dovuto ai dazi economici e alla Brexit, ha una grande importanza: perché è una campagna di informazione e di valorizzazione sui prodotti italiani certificati di qualità.

Dazi economici, danno per otto imprese su dieci del settore food

Secondo un’indagine realizzata il 3 e 4 ottobre da Promos Italia, la struttura nazionale del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese, i dazi economici sono un danno per otto imprese su dieci nel settore agroalimentare.

Sette su dieci restano comunque ottimiste sul futuro dell’export nel settore food e guardano all’Europa come mercato trainante.

Gli alimentari, con un export verso gli Stati Uniti di oltre un miliardo in sei mesi, pesano il 5% sull’export nazionale, +13%.

L’Italia nei primi sei mesi del 2019 ha esportato negli USA per 22 miliardi, pari a oltre un miliardo e mezzo in più rispetto allo stesso periodo del 2018. L’aumento è del +7,7%.

Prime in classifica Milano che supera i 2 miliardi e mezzo di euro (+12,4%), Latina con 1,6 miliardi, in forte crescita (dai 115 milioni del 2018) e Torino con 1,1 miliardi (+14,5%).

Superano gli 800 milioni anche Bologna quarta, Modena quinta e Firenze sesta. Seguono Vicenza +4,2% e Bergamo +20,9%.

Tra le regioni per export prima la Lombardia che supera i 5 miliardi di euro (+10,2%) e rappresenta oltre un quinto del totale italiano. Precede l’Emilia Romagna con 3,2 miliardi (+3,4%) e il Veneto con 2,7 (+8,8%). Superano i 2 miliardi di export anche Lazio e Piemonte.

I prodotti italiani più esportati negli Usa sono i macchinari, i prodotti farmaceutici, gli autoveicoli. I macchinari superano i 4 miliardi (+13,8%), i prodotti farmaceutici i 3 (+95,8%) e gli autoveicoli i 2 miliardi.

Seguono gli altri mezzi di trasporto, i prodotti delle altre industrie manifatturiere (+14,2%), i prodotti alimentari (+12,9%) e le bevande (+9,3%).

L’import nazionale dagli USA è invece di 8,6 miliardi, +7,%. Lazio, Toscana e Lombardia superano tutte gli 800 milioni di importazioni.

Tra le province spiccano Frosinone e Milano con oltre un miliardo, Firenze (761 milioni), Roma (630 milioni), Arezzo (483 milioni) e Torino (432 milioni).

Più importati i prodotti farmaceutici (2 miliardi), i macchinari (837 milioni) e gli altri mezzi di trasporto (718 milioni).

Condividi: