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Un Comune installa stazioni di ricarica: cosa potrebbe mai andare storto?

città: Milano - pubblicato il:
stazioni di ricarica elettrica

Non passa giorno che non leggiamo sui mezzi di informazione dell’installazione di una o più stazioni di ricarica in questo o quel Comune.

In effetti questo accade così spesso da rendere ragionevole la domanda: “ma quante ce ne vorranno perché i consumatori si sentano sufficientemente rassicurati?“.

Come ha dichiarato recentemente Enel X, il principale operatore di reti di ricarica italiano, in Italia il rapporto tra stazioni di ricarica e vetture elettriche circolanti è il più alto del mondo.

Stazioni di ricarica normali e stazioni veloci

Il malinteso però sta proprio qui, nel chiamarle stazioni di ricarica o, peggio, colonnine come se fossero tutte uguali quando non è assolutamente così. Esistono infatti due tipi di stazioni di ricarica (non useremo mai l’altro termine – ndr), che tra loro differiscono per l’uso, la tecnologia e – non ultimi – i costi.

Abbiamo illustrato le principali differenze nella tabella che segue, prendendo in considerazione una vettura tipo, dotata di una batteria della capacità di 50kWh che le permette un’autonomia di almeno 300 chilometri reali.

tabella 1

Dunque il primo tipo (che abbiamo chiamato normale, richiede tempi molto lunghi per la ricarica ed è ovvio che sia del tutto inadatto per un utilizzo nel corso della giornata, a meno di averne così tanti da trovarne uno disponibile ogni volta che effettuiamo un sosta per il cosiddetto biberonaggio, cioè ricariche piccole e molto frequenti.

È questo uno scenario che le stesse case automobilistiche hanno inizialmente propagandato come realistico, ma che non trova nessun riscontro con l’esperienza concreta.

In Italia, secondo i dati EAFO (European Alternative Fuel Observatory) sono state installate circa 3.500 stazioni di ricarica di tipo normale e circa 350 di tipo veloce (chi volesse consultare i dati pubblici può trovarli online; si faccia attenzione che EAFO convenzionalmente conta le spine e non le stazioni. Dato che ciascuna stazione veloce ha in realtà due spine di diverso tipo, il dato statistico riportato è di 750 punti di ricarica): nonostante questa relativa abbondanza il mercato dei veicoli elettrici è ancora fermo a qualche decimo di punto percentuale del totale circolante.

Cosa dicono le esperienze all’estero

Basta allora guardare all’estero per capire qualcosa di più: rapportando il numero di caricatori di tipo veloce alla popolazione e facendo lo stesso con il numero di veicoli elettrici circolanti, si scopre una interessante relazione piuttosto stretta: il parco elettrico sembra essere maggiore laddove è più fitta la rete di ricarica veloce (lo studio completo realizzato da OneWedge è disponibile online).

L’altro dato – un po’ sconfortante – è che l’Italia è il peggiore tra i Paesi esaminati nello studio (Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Svizzera, Spagna, Svezia e Norvegia) per quanto riguarda la densità geografica della rete di ricarica veloce.

stazioni di ricarica
EV stock vs fast infrastructure

Confondere i due tipi di stazione di ricarica, dunque, non consente di cogliere il fatto che solo la rete veloce sembra essere in grado di mettere in moto la transizione anche se, probabilmente, da sola non basta neppure quella.

Sapere cosa si sta comprando

Il secondo problema nasce dal fatto che la mobilità elettrica soffre di sovraesposizione mediatica: per dirla in termini più chiari, fa notizia.

È dunque comprensibile che, un po’ storditi dal martellamento in questo campo e sotto pressione per far qualcosa che migliori la pessima qualità dell’aria che si respira in Italia, le Amministrazioni Pubbliche cerchino di dare il proprio contributo, acquistando e installando stazioni di ricarica.

Questa tendenza è incoraggiata dalla sciagurata decisione di mettere a disposizione dei Comuni cospicui fondi di provenienza regionale, nazionale e financo europea per la realizzazione di questo tipo di infrastruttura, senza che gli Uffici Tecnici dei Comuni abbiano la benché minima idea di cosa stiano facendo.

Come scrivevamo in apertura, sono notizie all’ordine del giorno, ma qualche giorno fa ci è stato segnalato un caso in modo un po’ più circostanziato, quello del Comune di Anzio.

Anzio punta sulla mobilità sostenibile: 16 colonnine per le auto elettriche recita il titolo sul giornale (qui l’articolo originale): poi, accanto alla foto dell’Assessore competente, si racconta come il Comune in questione abbia stipulato un accordo con il principale gestore di reti di ricarica in Italia per la fornitura e l’installazione delle 16 stazioni di ricarica.

Chi ci ha segnalato la notizia però non si è fermato qui, ma è andato sul sito del Comune e ha trovato la determina di spesa relativa alla prima tranche di installazioni che comprende le prime due stazioni (n°45, datata 2 ottobre).

A pagina 2 si legge che per l’installazione delle due stazioni il Comune pagherà all’impresa appaltatrice la somma di 54.668 euro Iva compresa per fornitura e 14.998 euro per lavori di allacciamento, già decurtati del 28% di sconto spuntato dall’Amministrazione in fase di gara.

Non ci viene detto di che tipo di stazioni si tratti, ma le possibilità sono solo tre:

  • 2 normali
  • 1 normale + 1 veloce
  • 2 veloci

Nel primo caso il Comune di Anzio sta pagando settantamila euro per beni che ne valgono meno di quindicimila, nel secondo i valori sono più o meno allineati al mercato, nel terzo il fornitore sta facendo un bel regalo al Comune.

Noi che siamo per natura ottimisti, pur non avendo visto in giro per l’Italia neppure una stazione veloce di proprietà di un Comune, siamo certi che non ricorra il primo caso.

Bisognerà fare una gita ad Anzio tra qualche mese, quando l’installazione sarà completata, ma il dubbio è lecito perché se la differenza tra i due prodotti fosse stata chiara all’Ufficio Tecnico è ragionevole pensare che sarebbe stato specificato di quale tipo si tratti; se si trattasse di automobili, nessuna Amministrazione che desiderasse comprare una Maserati correrebbe il rischio di vedersi consegnare una Panda…

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