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Rinnovabili in Italia: prove di energia a costo zero

città: Roma - pubblicato il:
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Energia a costo zero, il 12 e 13 aprile 2020: l’Italia che ha a cuore le rinnovabili si ricorderà di questa data perché nelle ore centrali della giornata, grazie all’apporto fondamentale degli impianti fotovoltaici, il valore dell’energia – come ha evidenziato il Gme, il Gestore mercati energetici – è andato a zero

Energia a costo zero: “quello che è successo il 12 e 13 aprile 2020 è solo un assaggio di quello che sarà tra qualche anno – ha ammesso Nicola Baggio, cto di FuturaSunse la burocrazia non rallenterà l’inevitabile progresso. Grazie a reti elettriche ad alta tensione (e chissà magari ad altissima tensione in corrente continua) potremmo produrre energia in Italia con gli impianti fotovoltaici e venderla verso il nord Europa“.

Pochi giorni dopo, però un’altra notizia: i consumi di energia, causa l’inutilizzo nelle aziende chiuse per Covid-19, crollano del 17%. Tengono solo le utenze domestiche: ci crediamo, siamo tutti a casa.

Dunque, Baggio: lei come la vede? Che scenario state prospettando? sia a breve che a lungo termine?

Il crollo dei consumi energetici legato alla chiusura di diverse aziende porta in dote la riduzione del prezzo dell’energia, in una semplice logica di domanda e offerta. Tuttavia ci sono altri fattori specifici che hanno reso possibile l’energia a costo zero.

Sul fronte della domanda, il principale fattore che differenzia questo periodo rispetto al classico fermo produttivo di agosto, è l’assenza dei consumi per gli impianti di condizionamento e di gran parte del settore turistico, un settore ancora altamente inefficiente.

D’altro canto, sul lato dell’offerta, l’elemento fondamentale è l’impatto della produzione degli impianti fotovoltaici, che nel periodo primaverile iniziano ad avere rese importanti grazie al soleggiamento e alle temperature ancora relativamente basse che migliorano le performance degli impianti.

Così, specialmente durante i fine settimana, si creano le condizioni, già viste nei paesi del Nord Europa con grandi percentuali di eolico, per avere energia a costo zero, un valore di produzione nullo.

Qualsiasi possa essere il prezzo del petrolio o dei combustibili fossili, questi non potranno mai permettere alle centrali elettriche di arrivare a valori di produzione vicini a zero: pertanto l’energia solare già dimostra di essere vincente da questo punto di vista.

Nel breve periodo questo dovrebbe scoraggiare nuovi investimenti nelle centrali a fonti fossili, se non fosse che in Italia il meccanismo del capacity payment ha totalmente distorto la realtà e oggi la verità è che moltissime centrali a gas sono oggetto di investimenti.

Ma nel medio e lungo termine la domanda elettrica crescerà, grazie alla transizione sia dei consumi termici sia di quelli dei trasporti sul vettore elettrico: dalle pompe di calore alle auto elettriche sarà inevitabile assistere a un aumento dei consumi elettrici a scapito di quelli dei combustibili fossili.

Il tutto senza considerare gli aspetti ambientali, che vengono sempre considerati marginali fino a quando improvvisamente non si scopre quanto incidano tragicamente sulla mortalità come in questi giorni.

Infine, va ricordato che grazie a nuovi investimenti sulle reti di trasmissione ad alta tensione sarà possibile produrre questa energia in Italia e venderla verso il nord Europa: un’altra piccola rivincita politica che dovrebbe far riflettere chi ci governa.

In questo contesto, come la vede lo sviluppo delle le comunità energetiche in Italia?

Le comunità energetiche hanno ancora più possibilità di svilupparsi in questo momento: infatti, una volta dimostrato che l’energia fotovoltaica si può produrre a costi estremamente bassi, è possibile beneficiare dell’altro elemento insito in questa tecnologia, ovvero la possibilità di essere usata ovunque.

La generazione distribuita permette di generare e consumare localmente. Questo permetterà di ridurre anche una parte sostanziale degli oneri di gestione e trasporto dell’energia che comunque vengono pagati dai clienti finali anche qualora il valore della materia prima energia fosse zero.

Al momento mancano ancora molti tasselli nella legislazione nazionale e il limite dei 200 kW sembra oggettivamente troppo basso. Semplici accorgimenti sull’estensione di modelli come lo Scambio sul Posto Altrove, già in essere per le pubbliche amministrazioni, potrebbero essere estremamente utili, e a costo zero per lo Stato, per far nascere sul serio questo nuovo segmento di impianti.

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