Home Eco Lifestyle Rifioriscono gli orti metropolitani. E Milano ne sa qualcosa

Rifioriscono gli orti metropolitani. E Milano ne sa qualcosa

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
orti metropolitani
foto di Alberto Fanelli

Orti metropolitani: mentre riapre quello di Citylife, con una nuova proposta esperienziale, abbiamo intervistato il presidente degli orti del parco Segantini, che rappresenta un modello ben riuscito di collaborazione tra pubblico e privato

Aggregano, producono e danno ossigeno alle città. Sono gli orti metropolitani che hanno riaperto dopo il lockdown. Dove? Ovunque. Milano in testa. E non solo in zone periferiche ma anche in centro città.

Orti metropolitani, l’esempio di CityLife

Come avviene a CityLife, dove proprio in questi giorni hanno riaperto gli Orti Fioriti, coprendo fino 3.000 metri quadri con ortaggi e fiori coltivati. A mo’ di orto botanico, è possibile conoscere ogni varietà e cultivar piantumato.

Basta, infatti, uno smartphone che collegato al Qr Code, in corrispondenza di ogni viale e aiuola, permette di scoprire le informazioni e le curiosità sul progetto e sul suo layout contemporaneo, in continua evoluzione, sulle sue coltivazioni orticole e le sue piantagioni ornamentali.

Ovviamente, sono tutti luoghi che riaprono nel rispetto delle nuove norme di sicurezza con tante novità, per offrire a famiglie e bambini un’esperienza unica all’aria aperta e all’insegna della natura.

Gli spazi degli Orti Fioriti sono stati rinnovati con l’ampliamento dell’Info Point inaugurato l’anno scorso e con la realizzazione di un portico di collegamento con l’area ristoro del chiosco Gud CityLife.

Per quanto riguarda le novità floricole, invece, in omaggio alla multietnicità milanese sono state piantate specie edibili da tutto il mondo, come la canna indica, l’ipomea acquatica e la colocasia.

citylife - orti metropolitani
foto di Alberto Fanelli

I visitatori troveranno inoltre nuovi alberi da frutto di varietà tipiche della frutticoltura contadina, ortaggi caratteristici del sud Italia e tante nuove specie floricole a uso erboristico: novità che vanno ad arricchire il Giardino delle Rose Antiche e degli Aromi, realizzato lo scorso anno, oltre al Giardino delle Mente, il Viale dei Fruttiferi Nani, il Giardino delle Dalie e dei Fiori del Sole e l’Orto italiano rivisitato.

Per completare il progetto di rinnovamento per questa stagione, sono stati realizzati un’area compostaggio e un nuovo ricovero per le celebri galline che da quest’anno condivideranno gli orti metropolitani con alcune lepri.

Gli Orti Fioriti sono aperti tutti i giorni dalle 8:30 alle 13: i responsabili della Cooperativa del Sole saranno presenti presso l’Info Point per accogliere il pubblico e fornire tutte le informazioni necessarie.

Al Parco Segantini si fa l’orto di comunità

Anche quest’anno sta dando i suoi buoni frutti l’orto di 3mila metri quadri del Parco Segantini che sta a un passo dai Navigli della Movida milanese. Si calcola che ben 6.990 kg di ortaggi siano stati coltivati proprio qui.

Manca poco che compia 10 anni (era il 2013 quando si iniziò a zappare su un terreno in bonifica). Ce lo racconta nel dettaglio Riccardo Casalegno, presidente dell’associazione Parco Segantini, dimostrando che fare un orto in città è a che un atto politico. E di comunità.

parco segantini - orti metropolitani
foto di Sergio Tragni

Qui ci lavorano 150 soci medi annui nel periodo, e ben 3.400 sono persone coinvolte in eventi. 13 le associazioni che ruotano attorno al Parco e non mancano neppure i piccoli ortisti: 930 alunni sono stati coinvolti in questo progetto.

Ma Casalegno fa anche qualche conto: “Coltivando noi stessi questo orto abbiamo evitato al Comune di Milano spese di gestione manutenzione che noi calcoliamo attorno ai 210mila euro“.

Ma quali passaggi burocratici avete dovuto superare?

Abbiamo iniziato una prima attività sperimentale nel 2013, quando il parco era in costruzione, coltivando delle piccole prose ricavate nel terreno certo non ideale.

Abbiamo imparato così i primi rudimenti e soprattutto abbiamo imparato a lavorare insieme e a coinvolgere persone della zona, per lo più famiglie che partecipavano entusiasticamente anche con i bambini, e le scuole primarie.

Inizialmente abbiamo avuto un incontro pubblico un po’ conflittuale con le assessore Decesaris e Bisconti e l’allora presidente del Municipio 6 Rabaiotti, dove abbiamo presentato un nostro Progetto temporale e graduale per la realizzazione del parco, che permetteva ai cittadini di partecipare alla progettazione e alla gestione e al Comune di costruirlo dilazionando gli investimenti nel tempo.

La discussione portò entrambe le parti a riconoscersi come credibili e si instaurò un rapporto di fiducia che è andato solidificandosi nel tempo e che tuttora permane.

Successivamente i passaggi burocratici sono stati abbastanza semplici: si è trattato di presentare il progetto al Comune e al Municipio. C’era la nuova legge sui giardini condivisi, ma, proprio perché nuova, non era stata collaudata nelle varie problematiche attuative che man mano avrebbe presentato.

Per la verità abbiamo trovato funzionari molto disponibili a sperimentare soluzioni di partecipazione pubblico privato, È stata, ed è, un’esperienza decisamente positiva.

parco segantini - iniziative orti metropolitani
foto di Sergio Tragni

Ora come si presenta, cosa coltivate e con quali metodi?

L’infrastruttura degli orti, completata dal Comune nella primavera del 2015, è costituita da tre quadrati di circa 1.000 mq ciascuno, con un piazzale centrale piante da frutta. Successivamente abbiamo progettato e realizzato una grande Pergola nel piazzale del primo orto.

Le coltivazioni vengono stagionalmente scelte e gestite collettivamente dai soci volontari. Sperimentiamo gli insegnamenti di due noti coltivatori: Fernando Pia, argentino e di Antonio Corbari, produttore di prodotti biologici della prima ora, e dei nostri esperti: Enrico Santagostino e Salomè Gachet, pratichiamo la biodinamicità, la consociazione, non utilizziamo prodotti chimici e impieghiamo tecniche di lavorazione del terreno utilizzando attrezzi adeguati, che favoriscano la nascita e la permanenza di una presenza equilibrata di sostanze vegetali e microbatteri.

Associamo fiori e produciamo il compost. Facciamo analizzare i terreni dal centro Minoprio di Monza.

A Milano cosa consigliate di far crescere rispetto alla vostra esperienza?

Non dimentichiamoci che Milano è al centro dell’area agricola più fertile d’Italia, e non solo, dove si producono monoculture quali mais e riso, ma sconta una ridotta produzione di ortaggi e frutta.

Noi produciamo in due orti ogni tipo di ortaggio in pieno campo verdure tradizionali, quali pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, fave, piselli, fagioli, carciofi, patate, tapinbour, etc.

Non abbiamo incontrato difficoltà particolari nella produzione, in quanto coltiviamo in un aria ben esposta e ben ventilata; certamente in altri giardini condivisi urbani e orti metropolitani si incontrano difficoltà dovute a posizionamenti e all’utilizzo di terreni non adeguati.

Nel terzo orto, invece, abbiamo dato vita a un progetto diverso, basato su aromatiche e piante che hanno una valenza simbolica e per così dire interculturali, sistemate in modo da creare percorsi di meditazione e di appagamento dei sensi: forme aromi, colori.

Quale è il momento più bello di questo orto?

Ci sono tanti momenti più belli: è sempre un’emozione quando la verdura cresce rigogliosa, come in questa eccezionale primavera; è bello quando in tarda primavera/estate ci si può riunire verso il tramonto a conversare e magari ascoltare musica; è bello quando le domenica siamo in tanti al lavoro e al termine ci riuniamo nella Pergola per un aperitivo contadino che accoglie anche chi, di passaggio nel parco, si sofferma incuriosito.

Mentre gustiamo prelibatezze portate un po’ da tutti, ci scambiamo informazioni e definiamo i programmi. È bello, buono e divertente quando facciamo feste, con cui sottolineiamo l’alternarsi delle stagioni, sempre in Pergola: a novembre la Castagnata, a base di caldarroste e castagnaccio, accompagnata da musiche da fiera di paese, o il falò di Sant’Antonio Abbate in gennaio, o le festa di primavera per la rinascita del Parco, spesso con piccolo musicale visto che viene a coincidere con Pianocity e, a fine settembre, che di solito coincide con la Green Week di Milano.

Problemi da risolvere per gli orti metropolitani?

Nessun problema che non siano sono quelli classici dell’agricoltura: piove troppo poco, è piovuto troppo, fa troppo caldo, i merli e le cornacchie che banchettano, i nuovi insetti e batteri che con il cambiamento climatico ci aggrediscono…

Ma un problema c’è ed è l’indisciplina molto diffusa dei proprietari di cani, grandi frequentatori del Parco, convinti di essere esonerati dal rispetto della regola che i cani nei parchi vanno tenuti al guinzaglio, così che i peraltro simpaticissimi quadrupedi entrano entusiasticamente negli orti attratti dalla molteplicità di stimoli olfattivi, causando spesso danni alle colture.

Molto minore il problema di furti o vandalismi: sì, certo, qualcosina succede, ma molto di meno e molto più raramente di quanto ci si sarebbe potuti aspettare in un’area verde urbana aperta giorno e notte, e anche situata sulla rotta della movida del Naviglio. La nostra continua e operosa presenza è dissuasiva.

Possiamo infine dire che finora, per forza di cose, la maggior parte dei volontari aveva un’età diciamo così avanzata (del resto i pensionati sono gli unici che possono avere tempo quotidianamente anche in orari che per tutti gli altri sono lavorativi).

Ma la primavera del Covid ha portato a presentarsi tutta una nuova leva di giovani entusiasti del progetto, al punto che abbiamo dovuto istituire dei turni in ciascun orto: è il caso di dire se son rose…

Ha in mente un fatto strano accaduto?

Beh, la cosa più piacevolmente strana è ritrovarsi in piena Milano un po’ come se fossimo in un paesotto dove tutti conoscono tutti (e si accolgono calorosamente quelli che si avvicinano per la prima volta).

Un altro fatto strano è stato, dopo aver costruito uno stagno per la coltivazione di piante acquatiche, sentire gracidare il raro rospo smeraldino, oppure ancora rivedere il riccio oppure catalogare 32 specie di uccelli.

Fatti emblematici della forza della natura che si può esprimere anche in un ambiente urbano se viene aiutata a ritrovare i suoi equilibri.

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