Home Imprese Sostenibili Il delicato rapporto tra assicurazioni e cambiamenti climatici

Il delicato rapporto tra assicurazioni e cambiamenti climatici

pubblicato il:
assicurazini e cambiamenti climatici
Foto da PxHere

Il tema delle assicurazioni di fronte ai cambiamenti climatici sta mandando in tilt il sistema: ne parliamo con un analista, Ed Collinge, global head of insurance strategy di Robeco

Il tema delle assicurazioni di fronte ai cambiamenti climatici scotta. Da una parte è sempre più difficile ottenere una buona copertura di polizza assicurativa: i disastri ambientali stanno esponendo le società di assicurazione.

I periti impazziscono davanti ai sopralluoghi. I clienti anche. Le richieste di rimborso sono tra le più disparate: la grandine che rovina tetti, macchine e addirittura facciate. Alberi che cadono su beni privati. Centraline degli ascensori in tilt. Cantine e garage allagati.

Difficile portare a casa un indennizzo di fronte agli eventi catastrofali. Lunghe le procedure. Potenti gli esborsi.

Così è ben evidente che quella dei cambiamenti climatici è una questione che le assicurazioni non possono permettersi di ignorare. Lo afferma anche Ed Collinge, global head of Insurance strategy di Robeco, azienda che si occupa di investimenti finanziari.

Il riscaldamento globale è ormai innegabile e nessun settore è più esposto ai suoi rischi di quello assicurativo. Non si tratta solo dei costi crescenti derivanti dalle richieste di risarcimento per danni alle cose causati da condizioni climatiche sempre più avverse.

Gli assicuratori investono sui mercati finanziari i premi che riscuotono per ottenere rendimenti sufficienti a finanziare le passività.

Le stesse società oggetto di investimento sono esposte al rischio climatico, in particolare in riferimento all’esigenza di decarbonizzazione nella transizione verso un’economia a basse emissioni. Tutto questo causa un doppio impatto sugli assicuratori e deve perciò essere affrontato con urgenza.

In primo luogo, ci sono i costi: il conto sempre più alto delle richieste di risarcimento per danni causati da tempeste o inondazioni fa sorgere la domanda su cosa sarà assicurabile in futuro. Le imprese vicine alla costa o nelle pianure alluvionali potrebbero essere escluse dalla copertura assicurativa“.

Ma c’è un altro aspetto che non fa dormire sogni tranquilli chi lavora nelle assicurazioni: ovvero i tipi di investimento che le aziende assicurative continuano a mantenere in vita. Investimenti spesso poco in linea con la Sostenibilità o con i parametri Sdg e ancora pesantemente inquinanti.

Più volte, associazioni ambientaliste sono scese in campo contro: GreenPeace in assoluto è da qualche anno che denuncia come le Assicurazioni Generali assicurano e finanziano alcune tra le più inquinanti centrali e miniere di carbone d’Europa.

Lo ammette anche Collinge: “Il problema è che le aziende assicuratrici tendono a investire in un ampio spettro di azioni e obbligazioni per ripartire i rischi e raccogliere il maggior rendimento possibile all’interno dei propri budget di rischio.

Il che include aziende che sono più esposte ai rischi del cambiamento climatico rispetto ad altre, oltre a quelle che affrontano i rischi derivanti dalla necessità di passare a un modello di business a più basse emissioni di carbonio, come i fornitori di combustibili fossili e Utility“.

Eppure, cambiare si può: in primo luogo, possono scegliere quali società e progetti assicurare. In secondo luogo, possono influenzare il cambiamento attraverso il puro e semplice peso dei loro investimenti, limitando al contempo la loro esposizione al rischio climatico nel processo.

Le opportunità finanziarie legate al cambiamento climatico abbondano, in quanto le autorità di regolamentazione incentivano sempre più gli investimenti in aziende che effettuano cambiamenti positivi, e questo lascia ben sperare” conclude l’esperto di Robeco.

A quanto pare però alcune assicurazioni e istituti di credito – che ormai fanno concorrenza alle assicurazioni – si sono invece già mosse bene: lo afferma l’analisi del Coal Policy Tool, dove 16 istituzioni finanziarie – tra cui giganti del settore come Axa, Crédit Agricole/Amundi, Crédit Mutuel e l’italiana UniCredit – hanno avviato una solida politica di decarbonizzazione degli asset.

La maggior parte – denuncia il rapporto – rimane però ancora troppo debole per impedire un’ulteriore crescita del settore.

In particolare, commentano Greenpeace e Re:Common: “Generali continua a essere fortemente legata al carbone ceco e polacco delle società Cez e Pge, le cui centrali e miniere si stima causino oltre 1.800 morti premature in Europa ogni anno e un costo sanitario annuo pari a 5,3 miliardi di euro” e concludono: “In questa maniera, l’attenzione all’emergenza climatica e alla salute dei cittadini dichiarata dalla compagnia triestina resterà poco più che uno slogan”.

Intanto, uno strumento online permette ora di identificare, valutare e confrontare le politiche adottate dalle istituzioni finanziarie di tutto il mondo per limitare o porre fine ai loro servizi finanziari destinati al settore del carbone.

È quanto ha lanciato l’organizzazione Reclaim Finance, in collaborazione con Greenpeace, Re:Common e altre 24 Ong internazionali.

Il Coal Policy Tool, il primo nel suo genere, valuta le politiche relative agli investimenti nel settore del carbone da parte di 214 istituzioni finanziarie su una griglia di punteggio coerente e trasparente.

Condividi: