Home Eco Lifestyle Edera terrestre, l’erba infestante che cura ferite e raffreddore

Edera terrestre, l’erba infestante che cura ferite e raffreddore

edera terrestre

È sempre più diffusa la passione per la raccolta di piante commestibili spontanee che crescono nei boschi di montagna e tra i campi, alcune oltre ad avere un sapore delizioso hanno anche proprietà curative nei confronti di piccoli disturbi. Una di queste è l’edera terrestre. Qui vi accompagniamo a conoscerla bene

 Il nome scientifico dell’edera terrestre è Glechoma hederacea e non ha nulla a che fare con l’edera dalle foglie verdi intense che vediamo comunemente.

Questa è una pianta selvatica del tutto sconosciuta nella medicina degli antichi Greci e Romani; tra i popoli Germani, invece, era molto stimata, infatti ritenevano che proteggesse dagli spiriti maligni e dalla peste.

Menzionata per la prima volta in un erbario nel 1522, Herbolario volgare di Venezia, era popolarmente conosciuta come espettorante, come mezzo sudorifero contro veleni di ogni genere, mal di testa e mal di denti, successivamente, addirittura, venne impiegata contro la tubercolosi.

Nonostante magie e superstizioni, nel Medioevo, questa erba venne coltivata anche nei giardini dei monasteri come pianta officinale.

Oggigiorno è una pianta pioniera, e la sua caratteristica principale è che può essere raccolta anche durante l’inverno, garantendo così una porzione extra di sostanze vitali e preziose proprio nella stagione fredda.

Dove cresce l’edera terrestre

Distribuita in tutta Europa, tipica soprattutto nel Nord Italia, cresce in zone di penombra nei boschi di latifoglie e misti; la si trova anche lungo i sentieri e ai margini del bosco.

Al di fuori del bosco il suo habitat naturale sono i cespugli, sotto le siepi, lungo i muri a secco di recinzione. Si arrampica spesso sugli alberi, danneggiandone la corteccia e compromettendone la vita, è molto resistente e riesce a vivere tranquillamente al gelo d a diretto contatto con l’inquinamento atmosferico presente nelle città.

Come riconoscerla

L’edera terrestre è una pianta rampicante che forma dei veri e propri tappeti vegetali, perché i germogli, quadrangolari a volte con striature rossastre, si trovano a terra e sviluppano radici a partire dalle ascelle fogliari.

È un’erba perenne, sempreverde e resistente all’inverno, i suoi fiori, sembrano delle piccole bocche di leone, i colori spaziano dal porpora al violetto e sbocciano da marzo a giugno.

Sono tipiche le foglie a forma di cuore, di colore verde scuro con bordi dentati che crescono sempre in posizione speculare rispetto ai germogli. La foglia è ricoperta da una corta peluria biancastra.

Il suo sapore è intenso e tannico, ricorda la menta, pianta appartenente alla sua stessa famiglia botanica.

Le proprietà dell’edera terrestre

Scrigno di sostanze preziose: oli essenziali, tannini, flavonoidi, vitamina C e minerali come il potassio. In medicina viene impiegata sia per la cura delle ferite purulente, sia in caso di raffreddori.

Impacchi di edera terrestre per ferite: già i nostri avi sfruttavano le proprietà astringenti e antinfiammatorie dell’edera terrestre per trattare lesioni infette.

Per realizzare impacchi per ferite e ulcere bisogna prendere semplicemente due manciate di foglie fresche, lavarle bene e tamponarle con un canovaccio per asciugare l’acqua in eccesso.

Metterle in un mortaio e pestarle bene senza aggiungere altri ingredienti, in mancanza del mortaio si possono schiacciare anche con un oggetto duro per farne uscire il succo.

Spalmare la poltiglia sulle parti interessate e avvolgere con una garza, se possibile, lasciare agire l’impacco per un’ora. Attenzione però, a non porre l’impacco sulle ferite aperte.

Infuso di foglie fresche di edera terrestre per raffreddore persistente e tosse: per una tazza si versa dell’acqua bollente su otto foglie appena raccolte lasciandole in infusione per 10 minuti coprendola con un piattino (importante, poiché gli oli essenziali sono molto volatili).

Filtrare l’infuso e bere quando è ancora caldo, in modo che possa sviluppare le sue proprietà in modo ottimale.

Con questo infuso si possono anche fare dei gargarismi per trattare le infiammazioni del cavo orale, non risciacquare la bocca, per prolungare l’effetto delle sostanze in esso contenute.

Controindicazioni nell’uso della Glechoma hederacea

Un uso prolungato dell’infuso per via interna può portare diarrea. È comunque sconsigliato il suo utilizzo in gravidanza, durante l’allattamento e ai bambini al di sotto dei dodici anni.

Indicazioni per la sua raccolta:

  • le foglie possono essere raccolte tutto l’anno
  • i germogli con inflorescenza vanno raccolti tra marzo e maggio

Siccome l’edera terrestre è di pochi centimetri e cresce pertanto in prossimità del terreno, il consiglio è quello di non raccoglierla lungo sentieri dove c’è un continuo passaggio di cani al guinzaglio, meglio sentieri un po’ più appartati o tra i cespugli o nel sottobosco.

Importante è lavarla sempre molto bene prima di consumarla per evitare qualsiasi rischio.

Maria Anna Esposito Maria Anna Esposito: laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche alla Facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, farmacista con specializzazione in Fitoterapia e Aromaterapia. Fito-blogger. Esercita in libera professione attività di consulenza erboristica | e-mail | Instagram
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