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E ora abbiamo anche noi il bond di stato Green

titolo di stato green
Foto di db_oblikovanje da Pixabay

Con un valore complessivo di 8,5 miliardi di euro e scadenza 30 aprile 2045, lo Stato italiano ha emesso il suo primo Titolo di Stato Green. Analizziamolo

Lo scorso 3 marzo ha rappresentato un momento fondamentale per la finanza sostenibile: anche il Governo italiano ha emesso il suo primo titolo di stato green per un valore complessivo di 8,5 miliardi di euro e scadenza 30 aprile 2045.

L’obbligazione è destinata agli investitori istituzionali (tra cui fondi di investimento, fondi pensione, compagnie di assicurazioni) e non direttamente ai piccoli risparmiatori.

Dopo Olanda, Svezia, Germania e Ungheria, anche l’Italia emette un titolo di stato verde, diventando così il decimo paese europeo a emettere un green bond. Questa prima emissione di green bond vede coinvolte sei aree di utilizzo dei proventi raccolti dal processo di sottoscrizione: elettricità e calore rinnovabili, efficienza energetica, trasporti, prevenzione, controllo dell’inquinamento ed economia circolare, protezione dell’ambiente, biodiversità e ricerca.

Pochi giorni prima dell’emissione, il Mef, in un comunicato stampa, ha informato di aver pubblicato il Quadro di riferimento per le emissioni dei Btp green (Green bond framework), con cui viene illustrata la strategia ambientale italiana e i quattro elementi fondamentali che accompagneranno l’emissione dei green bond, ovvero:

  • i criteri di selezione delle spese presenti nel bilancio dello Stato ritenute ammissibili per le emissioni di Btp Green: per l’emissione del titolo di Stato green è stato istituito un comitato interministeriale a cui spetta il compito di raccogliere le informazioni relative alle spese potenzialmente eleggibili (spese fiscali, spese correnti, spese in conto capitale, trasferimenti, che non siano già oggetto di forme di finanziamento dedicate da parte dello stato). A livello di tipologia, le spese, per poter essere considerate ammissibili devono rientrare nelle categorie previste dal Green bond Framework
  • l’uso del ricavato delle varie emissioni, che possono essere destinati ad agenzie pubbliche, imprese pubbliche e private, autorità locali, istituti di istruzione e ricerca, famiglie
  • il monitoraggio di tali spese: nel rispetto del principio della trasparenza, ogni anno sarà pubblicato un documento denominato Italian sovereign green bond allocation and impact report che fungerà da strumento di rendicontazione e che sarà sottoposto a verifica da parte di un organismo indipendente. Il documento di rendicontazione sarà reso pubblico e accessibile al pubblico direttamente dal sito del Mef
  • l’impatto ambientale delle stesse: per ogni tipologia di spesa rendicontata saranno comunicati gli impatti ambientali, sulla base dei dati e delle analisi forniti per questo scopo

Con l’emissione dei titoli di stato green saranno finanziate le attività e i progetti destinati alla realizzazione di uno o più obiettivi ambientali, definiti secondo i criteri di seguito elencati, nel rispetto della tassonomia europea, a cui il framework è allineato:

  • mitigazione dei cambiamenti climatici
  • adattamento ai cambiamenti climatici
  • uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e dell’ambiente marino
  • transizione a un’economia circolare
  • prevenzione e controllo dell’inquinamento
  • protezione, miglioramento e ripristino della biodiversità, degli ecosistemi e dei servizi ambientali

L’emissione dei titoli di stato green rientra nei requisiti espressi dalla Legge di bilancio per il 2020, in cui è formalmente sancito l’impegno attivo nei confronti dell’Ambiente e l’allineamento sia nei confronti degli obiettivi di sviluppo sostenibile che di neutralità di emissioni espresse dall’Accordo di Parigi.

Nonostante l’importanza di un passo come questo nel quadro della finanza sostenibile, resta qualche perplessità di fondo.

La prima, relativa all’inclusione dell’industria delle infrastrutture marittime nel quadro dei green bond: il settore, infatti, pur essendo considerato strategico per il futuro non ha ancora avviato un percorso di transizione verso gli obiettivi climatici stabiliti dall’Accordo di Parigi.

La seconda invece riguarda l’esclusione dell’industria mineraria, non solo in Italia ma anche in altri Paesi: metalli e minerali saranno necessari anche in futuro e quindi trovare modalità, meglio ancora se innovative, di riciclo e di riutilizzo sostenibile di questi materiali diventa critico.

In ogni caso, il debutto sul mercato ha riscosso un bel successo: la domanda infatti è stata di gran lunga superiore al valore nominale del bond emesso.

Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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