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Dalle montagne ai tornado, anche in Italia sono visibili gli effetti dei cambiamenti climatici

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Foto da PxHere

Frane in alta montagna e trombe d’aria più intense sono tra gli effetti dei cambiamenti climatici che già stanno colpendo il nostro Paese. Occorre predisporre da subito modelli previsionali e sistemi di monitoraggio adatti alla nuova realtà climatica, che anche a febbraio ha confermato il trend al riscaldamento globale

Abituati ormai a inverni con temperature sopra la media, in molti sono rimasti sorpresi dalle puntate di freddo che si sono verificate in questo inizio d’anno.

Eppure, secondo i dati appena pubblicati da Copernicus, il programma di monitoraggio delle condizioni della Terra dell’Unione europea, a scala globale febbraio è stato di 0,26°C più caldo della media 1981-2010.

È vero, ha fatto parecchio freddo negli Stati Uniti settentrionali e in Russia, cosa che ha consentito ai pochi negazionisti del cambiamento climatico di guadagnare qualche spazio sui media, spacciando le foto delle turbine eoliche bloccate dal freddo in Texas come prove definitive dell’imminenza di un nuova era glaciale (in realtà era solo una questione di mancanza di antigelo).

Ma, in media, la striscia che comprende Africa nord occidentale, Europa meridionale e Cina è stata molto più calda della media.

Copernicus ha sottolineato anche le marcate variazioni di temperatura, con alternanze rapide tra caldo e freddo: in effetti, nel nostro paese si è passati rapidamente da giornate di caldo fuori stagione, con spiagge affollate e sguardi perplessi al guardaroba, a nevicate abbondanti e gelate mattutine.

I dati di Copernicus sono stati sostanzialmente confermati anche dalla National Oceanic and Atmospheric Administration, secondo cui l’anno mobile tra marzo 2020 e febbraio 2021 si piazza al quarto posto tra gli anni più caldi di sempre, dopo il 2016, il 2020 e il 2017.

Il trend al riscaldamento, che non esclude ovviamente periodi freddi, riducendone però probabilità, intensità e durata, è sempre più chiaro, con effetti ormai evidenti anche nel nostro Paese.

Effetti dei cambiamenti climatici in Italia

Un’analisi condotta dalla Facoltà di scienze e tecnologie dell’Università di Bolzano in collaborazione con l’Istituto di Geoscienze dell’Università di Potsdam, pubblicata di recente su Earth Surface Processes and Landforms, ha indagato gli effetti del riscaldamento globale sulla morfologia delle montagne.

Confrontando le foto aeree della Alta Val Venosta scattate negli ultimi settant’anni, il gruppo di ricerca ha scoperto che i crolli dei versanti sono aumentati in modo deciso a partire dal 2000, come conseguenza dell’incremento delle temperature.

Il meccanismo è lineare: le temperature salgono e sciolgono porzioni crescenti del manto nevoso. Una quantità maggiore di acqua si infiltra così tra le rocce, aumentandone la probabilità di rottura quando le temperature scendono sotto zero, fenomeno a cui contribuisce anche l’aumento della velocità di avvicendamento tra cicli di gelo e disgelo.

Lo studio rileva invece un aumento delle colate di detriti (un fenomeno intermedio tra frane e piene) solo a partire dal 2010 e in conseguenza dell’intensificazione dei fenomeni meteorologici: il problema, rilevano gli autori della ricerca, è che con l’aumento delle frane ad alte quote si creano accumuli di rocce e altri materiali, che possono poi essere mobilizzati da temporali con precipitazioni particolarmente intense.

Queste dinamiche, che si verificano a quote elevate (intorno ai 2.500 metri di quota), non minacciano per ora i centri abitati, ma possono rappresentare un pericolo per escursionisti e sportivi: servono quindi sistemi di monitoraggio capaci di tenere conto delle nuove condizioni.

Un’altra conferma delle trasformazioni in corso nel nostro paese viene da uno studio del Cnr che ha preso in esame le condizioni che negli ultimi 20 anni hanno favorito la formazione di tornado.

Gli autori distinguono tra Nord Italia, dove le trombe d’aria si formano alla fine della primavera e in estate per l’incontro tra masse d’aria fresca provenienti da nord e l’aria calda e umida vicina al suolo, e Sud.

Nelle regioni meridionali la formazione di tornado si verifica prevalentemente in estate e in autunno, innescata dal rapido transito di masse d’aria di origine africana molto calda e umida.

Inoltre, lo studio evidenzia il contributo importante della temperatura superficiale del mare, soprattutto per le trombe d’aria che si sono verificate in Puglia, Calabria e Adriatico settentrionale.

Un dato di cui tenere conto per pianificare le misure di adattamento delle aree costiere, considerato che, secondo lo studio Analisi del rischio, presentato dal Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, da qui al 2050 si potrebbe verificare un aumento di circa 1,2°C su base annuale per il bacino del Mediterraneo, con incrementi più significativi (1,5°C) previsti per alto Adriatico, Tirreno e Ionio nei mesi estivi.

(testo redatto da Simone Gandelli)

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