Home Studenti Green Conoscenze trasversali e soluzioni integrate, così va affrontata la crisi ecologica e...

Conoscenze trasversali e soluzioni integrate, così va affrontata la crisi ecologica e climatica

pubblicato il:
impatto antropocene
Foto di Andrew Martin da Pixabay

Ospitiamo la riflessione di Valeria Barbi, climate change and sustainability project manager for work che, in tema di crisi climatica e strumenti per affrontarla ha appena tenuto una serie di workshop

C’è stato un momento, nella storia della Terra, in cui l’equilibrio tra il Pianeta e gli uomini si è rotto e sono stati superati alcuni limiti fondamentali che riguardano il clima, la biodiversità, il ciclo di fosforo e azoto.

Questa rottura è chiamata Antropocene ossia l’epoca caratterizzata dal dominio dell’uomo e dall’impatto trasformativo che quest’ultimo, con le sue attività, ha avuto sul Pianeta.

Negli ultimi anni abbiamo dunque assistito a una perturbazione antropica, a un impatto dell’uomo sull’ambiente, che non ha eguali in termini di velocità e intensità e che, per questo, è definita Grande Accelerazione.

Un report dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Ipbes), organismo intergovernativo che descrive lo stato della biodiversità del pianeta, ci dice che attualmente il 75% della superficie terrestre, così come il 40% dei mari e il 50% delle fonti d’acqua interne (come laghi e fiumi) sono alterati dall’azione dell’uomo e dei circa 8,7 milioni di specie che si pensa esistano sulla terra, un milione è a rischio di estinzione.

Da qui, l’esigenza di intervenire prontamente integrando le conoscenze legate al mondo dell’ecologia con le scienze morbide, attivando soluzioni basate sulla natura e a carattere circolare, così da avviare una trasformazione sistemica che abbia degli impatti nel breve-medio termine ma una visione di lungo periodo.

È fondamentale comprendere come gli eventi a cui stiamo assistendo siano infatti il risultato di decenni di sfruttamento indiscriminato e come solo un ripensamento del modello di sviluppo attuale, unito a una nuova visione del rapporto tra uomo e natura, possano risolvere quella che è a tutti gli effetti una crisi ecologica e climatica senza precedenti.

Competenze trasversali e soluzioni integrate

Ecco, dunque, che la resilienza – intesa come capacità di prendersi cura del Pianeta e delle specie che lo abitano, homo sapiens compresa – si conferma ancora una volta come perno della pianificazione urbana, dei progetti di conservazione del patrimonio naturale e di tutela del territorio.

In questo frangente, le stesse città, che per definizione stimolano le persone all’iper consumo e difficilmente concedono lo spazio e il tempo alla spontanea evoluzione naturale delle specie, possono diventare laboratori di innovazione, sperimentazione e coinvolgimento dei cittadini.

La portata globale dell’impatto che l’uomo ha sul Pianeta fa sì che questo colpisca tutti i tipi di ambiente, da quello naturale a quello sociale, creando profondi squilibri economico-sociali e diventando un acceleratore di ingiustizie.

E questo riguarda i paesi del Sud del mondo così come quelli industrializzati. Basti pensare, per esempio, ai rifiuti: nei paesi in via di sviluppo, la produzione di rifiuti pro-capite è di quattro volte inferiore rispetto a quella dei cittadini occidentali.

Tuttavia, il 60% di questi rifiuti non viene raccolto e va smaltito in discariche a cielo aperto esponendo la popolazione e gli animali a malattie di vario genere.

Se guardiamo, in particolare, alla plastica i dati sono ancora più allarmanti: dal 1950 a oggi ne abbiamo prodotti 7.800 milioni di tonnellate. Attualmente ci aggiriamo a una produzione annua di circa 400 milioni di tonnellate.

Di queste, circa 110 milioni di tonnellate finiscono negli oceani e, in ultimo, parte di questa, ritorna a noi complice il famoso meccanismo della catena alimentare come riportano Francois Gemenne e Aleksandar Rankovic ne L’Atlante dell’Antropocene (editore Mimesis/Katastrophé).

Tale forma di triste democratizzazione degli effetti della crisi ecologica e climatica, non si estende, invece, alla condizione femminile visto che le donne – ivi incluse bambine e ragazze – costituiscono l’80% degli sfollati climatici.

Da qui, l’importanza di agire sia a livello di finanziamenti al clima per i paesi in via di sviluppo, così come della necessità di potenziare politiche e progetti di adattamento e, ancora, di includere la questione di genere e della giustizia climatica nei piani climatici locali e nei negoziati internazionali.

In un contesto complesso e altamente dinamico come quello che stiamo vivendo, è importante dunque non estromettere dal contesto politico, accademico ma anche personale, il dibattito sulla tutela dell’ambiente e sulla definizione di un modello di sviluppo che deve essere sostenibile e finalizzato a quella che è chiamata transizione giusta.

Per farlo, sono necessarie competenze trasversali – dalle normative alle tecniche di comunicazione, dalla biologia all’economia – capacità di adattamento, visione e immaginazione, finalizzate allo studio del legame tra uomo e natura e all’elaborazione di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale.

Chi è l’autrice della riflessione

Valeria Barbi, politologa e naturalista esperta di sostenibilità. Si occupa di gestione di progetti incentrati sul cambiamento climatico e di comunicazione ambientale. Ha un’ampia esperienza di pratiche di ingaggio e coinvolgimento degli stakeholder e molti dei progetti che coordina sono finalizzati alla conversione delle città in nuclei urbani resilienti attraverso attività di citizen science e processi partecipativi.

Ha un profondo interesse per i progetti basati sulla partecipazione delle comunità nella gestione e conservazione delle risorse naturali e l’evoluzione del rapporto uomo-natura nell’Antropocene.

Interviene regolarmente come relatrice e docente in corsi sul cambiamento climatico e la conservazione della biodiversità presso l’Ispi, il Politecnico di Milano e l’Università Bocconi.

Ha una consolidata esperienza come divulgatrice scientifica (profilo IG: barbi_naturalista), collabora con riviste, magazine e portali di informazione (Le Nius, Simbiosi magazine).

Condividi: