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L’inquinamento nuoce al fotovoltaico

pubblicato il: - ultima modifica: 11 Ottobre 2021
trend del fotovoltaico
Foto di Gustavo Fring da Pexels

L’inquinamento atmosferico ha un impatto rilevante sulla resa degli impianti fotovoltaici in Italia, con perdite medie annue pari al 5% causate dal solo particolato atmosferico (Pm2.5) e con punte che possono arrivare alla doppia cifra in aree particolarmente inquinate da polveri sottili. Cosa fare?

L’inquinamento atmosferico ha un impatto rilevante sulla resa degli impianti fotovoltaici in Italia: è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Centro Enea di Portici (Napoli), in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Ambientale dell’Università Federico II di Napoli.

Si tratta di un problema molto serio per una fonte energetica come quella fotovoltaica, caratterizzata di per sé da basse densità di potenza per unità di area di impianto, soprattutto se si pensa agli impegni previsti dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030) e dal Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e che dimostra, una volta di più, come la connessione tra la produzione e il consumo di energia debba andare di pari passo con le tematiche di salvaguardia dell’ambiente” spiega Girolamo Di Francia, responsabile del Laboratorio Sviluppo Applicazioni Digitali Fotovoltaiche e Sensoristiche dell’Enea.

Mi preme solo precisare da subito – aggiunge – che la questione in discussione non riguarda il problema della sporcizia sui pannelli che pure è legato all’inquinamento e che ha un suo proprio rilievo. La questione è invece che alcune sostanze inquinanti dell’aria (Pm, O3, SO2) hanno un proprio effetto filtrante sulla radiazione attesa dai pannelli“.

Dato valido per tutto il territorio

Le analisi condotte da Enea e Federico II sono state effettuate su comuni della regione Campania, utilizzando i dati provenienti dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria dell’Arpac e quelli di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea, sommando altri dati di misure effettuate nello specifico nella città di Portici e sviluppando diverse metodologie di analisi a partire da numerosi lavori di letteratura.

Ma le indicazioni valide, per la Campania, conferma a Greenplanner.it Di Francia, possono ritenersi valide anche per le altre Regioni in quanto “la metodologia utilizzata è del tutto generale e indipendente dalle coordinate geografiche“.

Quello dell’Enea è uno dei pochi laboratori di ricerca al mondo in grado di studiare questa problematica sia dal punto di vista sperimentale che di modellistica, perché da anni si occupa della rilevazione puntuale dell’inquinamento atmosferico al suolo oltre che delle tematiche connesse allo sviluppo delle applicazioni fotovoltaiche, una competenza probabilmente unica.

La conferma della Cina

L’impatto delle polveri sottili sulla resa degli impianti fotovoltaici è stato oggetto di un altro studio pubblicato sulla rivista Nature Energy e relativo alla Cina, dove è stato calcolato che per effetto dell’inquinamento la capacità produttiva è diminuita del 13%.

Analizzando il funzionamento dei rilevatori ottici per polveri sottili, ci si è resi conto che il particolato disperde in maniera rilevante la radiazione solare proprio nel range di lunghezze d’onda in cui ci si attende che le celle solari funzionino al meglio.

Cosa fare allora?

Se questa è la situazione cosa possono fare i produttori di moduli fotovoltaici e coloro che si apprestano a installare un impianto fotovoltaico? Abbiamo girato il quesito a Di Francia.

Non credo sia un problema che debba riguardare, in primis, i produttori. Certo si potrebbero individuare architetture di cella e modulo, tecnologie, che minimizzino l’effetto, magari in funzione di uno o più specifici inquinanti, ma mi sembra forse un po’ eccessivo.

Invece chi si appresta a installare un impianto di grande taglia (>1MW) dovrebbe probabilmente far entrare anche questo parametro nelle valutazioni di resa complessiva dell’impianto stesso.

Dobbiamo tenere a mente che questi impianti sono dei veri e propri investimenti economici e, per questi, anche perdite di resa apparentemente contenute possono modificare nettamente le valutazioni economiche sull’investimento stesso“.

(testo di Gian Carlo Lanzetti)

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