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Percorso in salita per le città italiane, alle prese con la sfida del clima

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net zero emission 2050
Immagine da Depositphotos

Nonostante alcuni indicatori positivi, le città italiane non se la passano bene nella sfida contro i cambiamenti climatici verso la sostenibilità, anzi. L’obiettivo della neutralità climatica al 2050, per esempio, è stato fissato soltanto dal 4% delle nostre città… Ma i buoni progetti non mancano

A che punto sono le nostre città nel percorso verso la neutralità climatica, da raggiungere entro il 2050? La fotografia non è positiva ma, piuttosto, presenta vari chiaroscuri.

Come mostrano i dati dell’indagine che ha coinvolto un campione di 14 milioni di italiani residenti in città grandi e piccole tra cui 10 aree metropolitane (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste e Venezia).

Lo studio, realizzato dal Green City Network della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e dal Gse – Gestore dei Servizi Energetici – tra marzo e aprile 2022, mostra come nel nostro Paese ci siano molti ritardi nell’uso delle fonti rinnovabili, nell’implementazione delle pratiche di risparmio energetico, nei piani per l’adattamento ai cambiamenti climatici ma, soprattutto, negli obiettivi di neutralità climatica al 2050, fissati solamente dal 4% delle città italiane.

Ultimo punto dolente, l’incapacità delle amministrazioni di valutare i risultati relativi al taglio della CO2 dei piani e dei progetti realizzati, che spesso nemmeno sono tenuti sotto controllo.

Ma ci sono anche punti positivi, per esempio ben l’85% delle città italiane aderisce al Patto dei sindaci per l’energia e il clima, il 90% ha programmi per incrementare il verde urbano per assorbire la CO2, il 90% ha progettato interventi per la mobilità sostenibile.

Città italiane e neutralità climamtiche: i risultati dell’indagine

L’indagine si è concentrata, in particolare, su sei temi e sul modo in cui sono stati affrontati dalle città italiane: neutralità climatica, efficienza energetica, fonti rinnovabili, decarbonizzazione dei trasporti, gestione circolare dei rifiuti, assorbimenti di carbonio. Vediamo nel dettaglio i risultati.

Neutralità climatica

Il 69% delle città monitorare ha redatto il Paes o il Paesc (i piani per energia e clima), ma la metà non ne ha monitorato i risultati. L’85% ha aderito al Patto dei sindaci, ma solo il 39% ha aggiornato i target per il clima al 2030; quasi il 70% non ha un piano per l’adattamento ai cambiamenti climatici e solo il 4% ha un obiettivo al 2050.

Efficienza energetica

In oltre il 73% delle città sono stati definiti programmi di riqualificazione energetica degli edifici pubblici, il 78% non monitora il target europeo al 2030 del 3% di riqualificazione annua.

L’80% applica i Cam (Criteri ambientali minimi) per l’affidamento dei lavori di riqualificazione e illuminazione. Il 47% si è avvalso dei servizi di accompagnamento del Gse per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e dell’illuminazione, ma anche in questo caso la metà delle città non fa il monitoraggio dei consumi energetici.

La figura dell’energy manager, nel 67% delle città non è stata nominata, inoltre l’impegno delle città per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e per l’efficienza energetica dell’illuminazione pubblica è abbastanza esteso, più carente invece l’impegno sul risparmio energetico.

Fonti Rinnovabili

Circa la metà delle città interessate dall’indagine ha adottato iniziative per promuovere la produzione di energia elettrica da solare fotovoltaico, percentuale che scende per quella solare termica e a percentuali molto basse per eolico e altre fonti rinnovabili.

Il 76% delle città non dispone di una stima dei propri consumi coperti da rinnovabili e addirittura il 93% non sa quanti impianti per la produzione di energia termica da rinnovabili ci siano sul proprio territorio, né, nell’85% delle città, è stato realizzato un inventario delle superfici idonee a ospitare impianti rinnovabili.

Il 67% delle città inoltre non ha fissato obiettivi di sviluppo delle rinnovabili elettriche e ancor di più non hanno obiettivi per le rinnovabili termiche e biocarburanti.

Decarbonizzazione dei trasporti

Piste ciclabili e colonnine di ricarica elettrica sembrano essere gli interventi più effettuati in tema di mobilità sostenibile, previsti, infatti, da oltre il 90% delle città, mentre solo il 42% delle città ha in programma interventi per aumentare i mezzi del trasporto pubblico, in calo rispetto ai programmi precedenti.

Anche in questo caso il 62% delle città non dispone di una valutazione delle emissioni di gas serra dei trasporti e solo il 41% ha adottato un Piano urbano per la mobilità sostenibile (Pums).

Gestione circolare dei rifiuti

Il contributo dell’economia circolare alla riduzione delle emissioni di gas serra non è ancora ampiamente acquisito dalle amministrazioni locali: solo il 41% delle città esaminate ha realizzato analisi.

Le città intervistate dedicano attenzione (73%) alla prevenzione della produzione dei rifiuti, l’82% ha un tasso di raccolta differenziata superiore alla media nazionale e la maggioranza dei comuni ha fissato obiettivi di raccolta differenziata al 2030, ma meno della metà delle città (42%) ha realizzato centri di riuso e la frazione organica raccolta nelle città è ancora poco utilizzata per produrre biometano.

Assorbimenti di carbonio

Oltre la metà delle città (51,3%) ha presente l’obiettivo europeo di arrivare ad azzerare il consumo di suolo, intervento necessario per aumentare gli assorbimenti di carbonio.

Il 76% ha in corso interventi di rigenerazione urbana e, addirittura oltre il 90%, ha in programma di aumentare le alberature, le aree verdi urbane e oltre il 63% ha in programma di sviluppare gli orti urbani.

Mobilità sostenibile, a Firenze arriva il tram Elastic

A Firenze un consorzio pubblico-privato di aziende e atenei europei, guidato da Thales Italia con la città metropolitana di Firenze e la società che gestisce il sistema delle tramvie cittadine Gest, ha sperimantato un sistema di guida autonoma su una delle tre linee tranviarie cittadine.

progetto elastica firenze

Elastic, questo il nome del progetto, è stato finanziato dai fondi europei di Horizon 2020 e permetterà di offrire ai cittadini servizi di mobilità sostenibile avanzati, basati su tecnologie digitali.

In particolare, sulla linea T1 della tranvia di Firenze sono state installati un sistema di localizzazione autonoma del tram (Ngap – Next Generation Autonomous Positioning) che, sfruttando sensori installati a bordo determina la posizione del tram sulle rotaie con un’accuratezza inferiore al metro.

Un altro sistema, supportando il macchinista nel rilevamento degli ostacoli (Adas – Advanced Driving Assistant System) attraverso dei sensori (telecamere, radar e Lidar) aumenta la sicurezza delle tratte potendo rilevare gli oggetti che possono potenzialmente diventare pericoli per il veicolo.

Inoltre, l’installazione di particolari laser scanner consentiranno a Gest di effettuare la manutenzione predittiva delle linee e di monitorare costantemente lo stato di usura dei binari.

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