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Riflessioni sul regolamento Sfdr a un anno dalla sua entrata in vigore

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In che modo il regolamento europeo ha inciso sul settore dell’asset management fino a questo momento e quali sono gli ostacoli ancora da superare…

A un anno dall’entrata in vigore del regolamento europeo relativo all’informativa sulla Sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (Sfdr), Robeco, società di asset management internazionale, si interroga circa i punti di forza e di debolezza della normativa, anche in vista della continua evoluzione verso un regime di convergenza e di standardizzazione-basti pensare alla recente pubblicazione degli Exposure Drafts dell’International Sustainability Standards Board e ai nuovi standard del Global Reporting Initiative.

Il regolamento è stato pensato per finanziare la crescita sostenibile e per dare un contributo sostanziale al raggiungimento degli obiettivi climatici previsti all’interno dell’Accordo di Parigi.

Per far questo, il regolamento mette al centro l’informativa nei confronti di investitori e clienti, che diventa così uno strumento per favorire la comprensione e la comparabilità dei prodotti finanziari su questioni e tematiche legate alla Sostenibilità.

Fino a pochi anni fa, infatti, la documentazione ufficiale dei fondi o dei contratti di investimento non includeva informazioni specifiche che descrivessero gli impatti Esg.

Inoltre, l’introduzione del concetto di doppia materialità, in ambito finanziario e sociale, richiede agli asset manager una maggiore trasparenza comunicativa e una maggiore proattività nel saper posizionare i propri prodotti rispetto a quelli della concorrenza.

Un’altra novità fondamentale introdotta dal regolamento riguarda la tassonomia green e gli indicatori di Principal Adverse Impact, a cui spetta il compito di misurare gli impatti avversi generati dalle scelte di investimento.

A oggi, però, la tassonomia definisce meno del 5% delle attività economiche e i dati necessari per la determinazione degli effetti avversi risultano essere di qualità scadente, se non addirittura assenti o di difficile reperimento.

Per altri aspetti del regolamento, tra cui il concetto di buona governance, di investimenti sostenibili e di astensione da pratiche dannose a livello sia ambientale che sociale, ognuno ha sviluppato un approccio personale.

Di conseguenza, finché le definizioni non inizieranno a convergere, l’investitore finale continuerà a trovarsi in difficoltà nella determinazione delle migliori scelte di investimento.

Pur tra luci e ombre, la regolamentazione può davvero favorire una maggiore trasparenza e comparabilità tra i prodotti finanziari, ma per far sì che questo risultato sia raggiunto in modo completo è importante continuare a sviluppare forme di investimento innovative, collaborare con i diversi portatori di interesse e condividere le prassi migliori.

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l'area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell'etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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