Home Eventi I terrestri del futuro rispetteranno l’ambiente? A teatro sì

I terrestri del futuro rispetteranno l’ambiente? A teatro sì

Earthbound
Fotografia di Guido Mencari

Al Teatro Strehler di Milano Marta Cuscunà anima uno spettacolo dedicato al futuro dell’umanità con spunti della filosofa eco-femminista Donna Haraway: Earthbound. Fate legàmi, non bambini si ripete anche se un ultimo bias vorrebbe tanto farli riprodurli…

Fino a domenica 30 aprile, Marta Cuscunà è in scena – da sola magnifica pupara meccanica – al Teatro Strehler di Milano con uno spettacolo dedicato al futuro dell’umanità.

Le chimere, anzi Camille (qui c’è tanto l’eco-femminista Donna Haraway) cui la Cuscunà dà voce e animazione ci guardano (osservano gli spettatori, momento esilarante) e si chiedono “ma che fanno lì?”. Risposta: “vivono un momento di comunità”.

La Cuscunà lo definisce uno spettacolo di fantascienza ed è vero: la scena è “spaziale”, molto ben congeniata nella sua meccanicità grazie alla maestria di Paola Villani e alla capacità della stessa animatrice, non scontata visti i vari meccanismi che deve attivare e le voci da modulare.

Uno spettacolo che racconta di un futuro non troppo lontano – precisa Cuscunà che è anche regista – in cui la nostra specie sceglierà di migrare nelle zone devastate dall’inquinamento e dallo sfruttamento delle risorse con l’obiettivo di risanarle e di farlo in alleanza con le altre specie“.

La prima strategia che mettono in atto gli Earthbound ha a che vedere con la consapevolezza che su un Pianeta in cui le risorse non sono infinite, la scelta di riprodursi illimitatamente non è sostenibile. E poi forse non ne sono neanche capaci. Ma gli è rimasto uno Bias una mano e ci tentano anche se lo slogan rimbomba: “Fate legami non bambini“.

Intelligenza artificiale e fiducia in quella natura biorimediante chiediamo alla Cuscunà come arriva allo spettatore di oggi (ieri alla prima milanese molti studenti che hanno apprezzato la piece)

Cerco di arrivare allo spettatore attraverso il consiglio che dà Donna Haraway nel suo saggio di ecofemminismo Staying with the trouble, cioè quello di non cadere nello sconforto ma, in questo tempo di grandi urgenze che stiamo vivendo, provare ad allenare la speranza per il futuro attraverso la narrazione di storie di fantascienza positive e utopiche, con cui allenarsi appunto a immaginare delle strategie che potrebbe mettere in atto la nostra specie per riuscire a sopravvivere in un Pianeta che effettivamente non sta bene“.

Earthbound
Fotografia di Guido Mencari

In particolare qual è la sua urgenza, ovvero cosa l’angoscia di più rispetto ai cambiamenti climatici e come vive la tua quotidianità?

Rispetto alla mia percezione dei cambiamenti climatici quello che più mi ha angosciato ultimamente è stata la questione degli incendi: proprio l’estate scorsa il Carso, sotto dove vivo io, è stato martoriato da enormi incendi che hanno bruciato una quantità enorme di vegetazione e costretto molti animali a fuggire, perdendo le loro tane e il loro habitat.

L’altra questione che sento vicina e preoccupante è la mancanza d’acqua, quindi il rischio di siccità sempre maggiore. Proprio per affrontare questo problema la scelta immediata che abbiamo scelto di attuare con la mia famiglia è stata quella di comperare due cisterne per la raccolta dell’acqua piovana per trovarci preparati per i mesi più caldi e siccitosi.

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