Nella due giorni di Rebuild, appena conclusa a Riva del Garda, emerge l’immagine di un settore del real estate fortemente orientato all’innovazione e alla digitalizzazione, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle costruzioni, di sfruttare appieno i vantaggi dell’economia circolare e di decarbonizzare il parco immobiliare italiano.
Stiamo vivendo una fase industriale particolare, effervescente e mai incontrata prima: è la quarta rivoluzione industriale, quella delle connessioni in cui i sistemi e gli edifici devono parlare tra loro, scambiarsi dati ed essere in relazione attiva.
Per questo oggi al centro del dibattito ci sono temi come l’introduzione dell’intelligenza artificiale nella progettazione, l’uso dei robot nei cantieri, la rendicontazione non finanziaria in chiave Esg, l’attenzione alla riduzione dell’impronta ambientale dell’intero ciclo di vita dei cantieri, i gemelli digitali urbani per le pianificazioni territoriali.
Innovare per decarbonizzare: cosa emerge da Rebuild 2023
L’innovazione giocherà una parte sempre più fondamentale nel mondo delle costruzioni e, seguendo i dibattiti a Rebuild, le aziende del settore oltre che preparate e pronte, sono anche supportate dalla tecnologie.
Infatti, l’esplosione del settore delle PropTech – aziende innovative e startup tecnologiche che sviluppano piattaforme e tecnologie a supporto del real estate e del building management – è sotto gli occhi di tuti: a fine 2023 saranno più di 300, sestuplicate rispetto al 2018.
La collaborazione tra questi partner innovativi e le imprese tradizionali è sempre più stretta perché, come afferma anche Mario Tonina, vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, “abbiamo bisogno che le infrastrutture usino sempre meno energia, ma anche che la producano ed è in questa direzione che la Provincia di Trento sta andando, contenendo il consumo di suolo attraverso l’uso delle tecnologie che consentono di dare nuova vita a case, centri storici ed edifici pubblici; con l’obiettivo di accelerare e semplificare le procedure amministrative. Oggi l’innovazione è strategica e sarà sempre più determinante per l’ambiente e per le nuove generazioni“.
Eppure la politica centrale fatica a stare al passo dell’innovazione, come confermano le parole del ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sul tema della direttiva europea delle case green: “l’Italia è un Paese particolare in cui le distanze geografiche, le peculiarità e l’anzianità del parco immobiliare rispetto alla media europea, suggeriscono un percorso di transizione verso le case green con molti punti di attenzione.
Noi non siamo d’accordo con il percorso che l’Europa vuole imporci, anche se l’obiettivo del risparmio energetico e della decarbonizzazione ha tutta la nostra attenzione. Il rischio che la direttiva possa pesare sulle fasce più deboli c’è, noi chiediamo solo di concordare un percorso che non ci penalizzi ma non mettiamo in dubbio la necessità di efficientare energeticamente il nostro parco immobiliare, che pesa per un terzo sulle emissioni inquinanti“.
Sta di fatto che è il mercato immobiliare che premia o scoraggia certe scelte: dai dati emersi a Rebuild, infati, gli immobili nelle classi energetiche più alte sono quelli che già oggi, prima ancora che la direttiva europea venga definitivamente approvata, hanno registrato il più alto incremento di valore.
Secondo i dati dell’Osservatorio Rebuild, un’abitazione può aumentare il proprio valore di mercato fino al 40%, anche fuori dai grandi centri urbani, grazie a interventi di riqualificazione energetica.
A seconda che un fabbricato sia ubicato in centro o in periferia, la variazione di valore fra una classe E e una classe D si aggira intorno al 5-6%, ma sale fra il 14 e il 18% se si passa da una G a una D e addirittura fra il 30 e il 40% da una G a una A.).
Resistere al progresso non è possibile, soprattutto se le soluzioni tecnologiche sono a nostra disposizione.
“Quello che manca sono una diffusione di queste conoscenze tra gli operatori del mercato e una preparazione tecnica di questi stessi operatori” ci dice Andrea Costa, managing partner di R2M Solution, azienda che oltre a offrire consulenza sulle certificazioni degli edifici lavora per portare sul mercato italiani tecnologie e prodotti innovativi, già affermati.
Naturalmente è indispensabile che vengano messe in campo anche le risorse economiche: i bonus edilizi degli scorsi anni hanno agito su circa 400mila case, mentre il parco immobiliare italiano che necessita di interventi energetici è di circa 10 milioni: insomma, c’è molto su cui lavorare.
E bisogna farlo in modo innovativo ma sostenibile. In che modo? Integrando, ripensando e trasformando il modo in cui le aziende del settore real estate operano attualmente.
Per Ezio Micelli, presidente del comiitato scientifico di Rebuild, “non c’è innovazione senza sostenibilità ed economia circolare; l’innovazione passa attraverso la digitalizzazione che innerverà i processi industriali, la gestione dei territori e la quotidianità; i mercati si stanno organizzando e allineando sui criteri di sostenibilità, riconoscendone il valore aggiunto, anche economico e finanziario“.
Naturalmente l’innovazione non può essere lasciata ai singoli, ma è invece un percorso condiviso tra operatori pubblici e privati delle costruzioni: inoltre, il digitale deve entrare pesantemente all’interno della gestione degli immobili, dell’uso di energia per gli edifici e le città – secondo uno studio di McKinsey, purtroppo, oggi il settore delle costruzioni è appena sopra a quello dell’agricoltura nella mappa dell’innovazione e della digitalizzazione.
Per questo motivo, spiega il presidente di Rebuild Roberto Pellegrini, è necessario mettere al centro del confronto questi temi, perché “in gioco c’è il futuro dell’intera filiera dell’immobiliare, uno dei settori più strategici dell’economia e della produttività del Paese. Un comparto che ha un deciso e decisivo impatto sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale di interi territori“.
Integra. Ripensa. Trasforma – titolo dell’edizione 2023 di Rebuild – è dunque un richiamo esplicito a un’azione di responsabilità condivisa da tutti gli attori del comparto nel mettere a sistema saperi, esperienze, nuovi processi e nuove frontiere per l’innovazione e la transizione.
Un appello che speriamo colgano anche gli esponenti della politica centrale, che devono agire guardando all’innovazione e al futuro del Paese e non alla sua pancia.













