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Analisi Jrc sulla demografia: migrazioni per sopravvivere alla crisi climatica

jrc - analisi demografica migrazioni climatiche
Dubravka Šuica, vicepresident of the European Commission in charge of Democracy and Demography

Presentato dal Joint Research Centre (Jrc) il report europeo su demografia e crisi climatica: una finestra sui profondi cambiamenti in atto e una chiamata a cercare risposte e soluzioni a livello globale.

La crisi climatica sta sollecitando anche l’attenzione di chi studia la demografia: evidenziando interconnessioni e implicazioni. Di sicuro in atto ci sono trasformazioni importanti da tenere strettamente in considerazione.

Uno studio appena pubblicato dal Joint Research Centre (Jrc) evidenzia con forza il filo rosso che collega i due temi. Da questa analisi, scenari e dati essenziali per condurre a policy che tutelino il mondo in cui viviamo.

Redatto nel quadro del Joint Research Centre di Ispra – sito di ricerca italiano coordinato dalla Commissione europea – lo studio è stato presentato e introdotto dalla vicepresidente della Commissione europea Dubravka Šuica: obiettivo mitigare gli effetti e le ricadute della crisi climatica sulla popolazione mondiale.

Fabrizio Natale, esperto di demografia presso il Jrc a Ispra e autore principale del report presentato, racconta il forte link tra demografia e climate change a doppia mandata: in sintesi lo sviluppo della popolazione influisce sul cambiamento climatico attraverso le emissioni, ma anche il cambiamento climatico influisce su demografia e popolazione inducendo vulnerabilità e shock ambientali.

E afferma che “le vulnerabilità demografico-sociali devono essere prese in considerazione nella nostra strategia di adattamento climatico e inclusi negli sforzi per raggiungere la carbon neutrality entro il 2050“.

Il report redatto dal Jrc osserva entrambi i trend e il modo in cui interagiscono. Esamina come i cambiamenti della struttura e delle dimensioni della popolazione impatteranno. Ma anche le differenze guardando a età, istruzione e reddito della popolazione.

Stime europee proiettano la popolazione mondiale a circa 10 miliardi entro il 2060: ciò avrà innegabilmente impatto a livello di emissioni globali (più persone, più consumi e un conseguente aumento delle temperature). Vi è però un profondo mismatch tra le nazioni in quanto a crescita di popolazione e del livello delle emissioni.

Protagonisti delle emissioni passate e attuali – Usa, Cina e Ue – sono regioni dove si registra una decrescita o un rallentamento demografico. Contrariamente, la crescita di popolazione maggiore si sta verificando nelle aree che attualmente hanno emissioni inferiori: sarà quindi chiave trovare un modello di sviluppo economico che non dipenda da forti consumi.

Il rapporto mostra che le emissioni tendono a essere strettamente legate al livello di reddito, ma anche al profilo di età dei consumatori. Gli anziani tendono a emettere di più, poiché spesso vivono in famiglie più piccole e hanno il loro consumo concentrato su bisogni ad alta intensità, come il riscaldamento o l’elettricità delle case.

Sono le generazioni più giovani, le persone più istruite e i residenti delle grandi città sono più consapevoli del problema del cambiamento climatico e più aperte a cambiare i loro comportamenti.

Pertanto, sarà sempre più importante affrontare queste differenze e mirare a misure politiche per l’efficienza energetica e la transizione verde per le generazioni più anziane. Differenze intergenerazionali che si aggiungono alla sfida di ridurre le differenze di emissioni legate al reddito.

Analizziamo il report di Jrc

jrc report Ispra

Nel tentativo di aumentare la consapevolezza del ruolo della demografia nel cambiamento climatico, il rapporto di Jrc affronta una serie di questioni chiave relative all’impatto che i cambiamenti demografici hanno sulle emissioni.

Considerando le emissioni future, la dimensione della popolazione degli attuali Paesi a basse emissioni farà una grande differenza, man mano che le loro economie cresceranno e i consumi aumenteranno.

All’interno della tendenza generale della crescita della popolazione globale è fondamentale tenere conto delle differenze nella struttura demografica.

La futura crescita della popolazione si concentrerà nelle regioni del mondo che hanno attualmente la più bassa media di emissioni pro-capite e la responsabilità limitata per le emissioni passate (Figura 1).

rapporto jrc - figura 1

Pur partendo da livelli bassi, si prevede che queste regioni registreranno i progressi più lenti in termini di decarbonizzazione, miglioramento dell’efficienza energetica e riduzione delle emissioni.

Nel complesso, le emissioni seguono i fattori di età e reddito. Si osserva che le persone anziane tendono a emettere in media più delle giovani generazioni (Figura 2).

report jrc - figura 2

Nelle città, le emissioni sono inferiori grazie alle cosiddette economie di scala urbane (per esempio con la condivisione di trasporti pubblici). D’altra parte, queste efficienze sono contrastate dal reddito più elevato dei residenti urbani, che normalmente si traduce in maggiori consumi ed emissioni.

Inoltre, quando si considerano le emissioni in termini pro capite, le persone in città sono penalizzate dal fatto che le famiglie in città tendono a essere più piccole rispetto a quelle delle aree rurali e quindi le emissioni sono divise per un numero minore di componenti della famiglia.

Nell’Unione europea, le generazioni più giovani, le persone più istruite e gli abitanti delle grandi città sono quelle che credono che il cambiamento climatico sia il problema più grave o molto grave (Figura 3).

report jrc - figura 3

L’innovazione a basse emissioni di carbonio sarà una leva centrale per ridurre le emissioni e compensare le tendenze demografiche. Sarà di fondamentale importanza accelerare l’adozione di tecnologie verdi nei paesi che non lo hanno ancora fatto e dipendono ancora dai combustibili fossili.

Guardando al futuro

I cambiamenti demografici sono sviluppi a lungo termine da monitorare e conoscere, poiché conoscerli aumenta la capacità di adattamento di fronte ai già inevitabili cambiamenti climatici.

Non tutti saranno colpiti dagli estremi del cambiamento climatico allo stesso modo e il rapporto evidenzia i modi per mitigare l’impatto sui gruppi demografici vulnerabili e contribuire a creare misure di adattamento.

Per i responsabili politici, questo documento è un urgente promemoria della necessità di politiche non sono solo ecologiche e trasformative, ma anche inclusive: agire per contrastare le disparità.

Spetta all’Ue e alle altre regioni, che hanno le capacità finanziarie e tecnologiche, guidare gli sforzi di coordinamento per ridurre i consumi e sviluppare tecnologie verdi.

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