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Volete aprire un Repair café? Ecco i consigli di quattro punti di riparazione in Italia

repair café - riparazione oggetti
Immagine da Depositphotos

I Repair café sono luoghi in cui l’arte della riparazione si unisce alla funzione di sensibilizzazione ambientale e di aggregazione sociale. Ne stanno nascendo e sono attivi un po’ in tutto il Paese. Noi ne abbiamo incontrati quattro situati dal Nord al Sud Italia. In tutti prevale la collaborazione volontaria…

In un mondo abituato a consumare e gettare oggetti per acquistarne di nuovi, ci sono luoghi paladini della riparazione. Li chiamano Repair café, ma possono essere anche altri tipi di botteghe che si pongono come esempio che riparare non solo è possibile, ma è necessario per ridurre il nostro impatto sull’ambiente.

Contest sulla riparazione: iscrivetevi

In vista del contest sulla riparazione che riproponiamo in redazione il prossimo 22 ottobre 2023 a ridosso della Giornata internazionale della riparazione (a proposito invitiamo gli interessati a iscriversi mandando email a redazione@greenplanner.it), abbiamo voluto capire come si muove la rete dei Repair café italiani.

È un network in grande evoluzione, difficile da intrappolare in logiche e organizzazione predefinite, che raccoglie persone accumunate da un’unica filosofia: intercettare gli oggetti prima che diventino rifiuti, prolungandone la vita attraverso la riparazione.

Luoghi in cui l’arte della riparazione si unisce alla funzione di sensibilizzazione ambientale e di aggregazione sociale. Dal nostro reportage emerge un quadro di un settore in mano per lo più ai volontari, dove sicuramente non conta l’età dei partecipanti ma la volontà.

Un settore poco supportato a livello istituzionale, ma che nasce proprio sulla spunta del Comune di appartenenza. Un settore comunque in grado di compiere un salto che lo porti a diventare presenza fissa e influente; molto resta da fare per renderli una certezza e non sporadici spazi virtuosi.

Tutti i nostri interlocutori vogliono trasmettere un approccio più umano ed empatico al consumo di beni: il provare a salvare prima di decretarne la morte, alla pari delle persone.

Il tutto attraverso il rispolvero di manualità e inventiva nelle comunità locali: skill fondamentali da allenare per rendere ancora più efficaci i nostri sforzi di sostenibilità.

Qui di seguito abbiamo dato loro la parola attraverso una sorta di tavola rotonda virtuale per capire come si sono organizzati: consigli utili per chi volesse intraprendere questa esperienza.

L’esperienza dei Repair café: alcuni esempi italiani

Ecco chi sono e come si sono organizzati quattro Repair cafè italiani nelle risposte di Dario Bosso del Consorzio Chierese per i Servizi che ci parla di quello di Chieri (in provincia di Torino); di Anna Rita Guarducci, presidente del Crurz (associazione Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero) che ci spiega il Repair café di Perugia e di Terni; di Rossana Melito dell’associazione culturale per l’Ambiente FareEco (Repair café Non si jetta nenti – non si getta niente) che ci racconta il punto di Reggio Calabria e di Mike Kavanagh che ci racconta come vive una città come Pavia il Repair café ocale.

Come è nato il vostro Repair café?

Dario Bosso (Repair cafè Chieri): dopo aver visitato il Repair café Barona di Milano (che conosciamo bene perchè organizza anche diversi whasp party – ndr), il nostro consorzio, di cui fanno parte 19 Comuni del territorio Chierese-Carmagnolese, ha deciso di far nascere un Repair café a Chieri.

Abbiamo usufruito di un contributo concesso dall’Ato-R per la costruzione dell’edificio. Con il supporto del Politecnico di Torino abbiamo allestito gli spazi con scaffalature e banchi da lavoro e acquistato le attrezzature per le riparazioni.

È dislocato accanto alla sede dove abbiamo gli uffici, lo sportello per la sostituzione dei contenitori per la raccolta rifiuti e il Centro di Raccolta Rifiuti.

In quest’ultimo ogni giorno si recano gli utenti, sia domestici che non domestici, di 11 dei 19 Comuni per un bacino di circa 60.000 abitanti sui 125.000 totali del consorzio.

Nel mese di luglio abbiamo avuto l’affiliazione dall’Olanda e quindi siamo entrati ufficialmente nella rete mondiale dei Repair café e possiamo utilizzare il marchio, i loghi e una serie di manuali, moduli e materiali di stampa.

repair café di Chieri, in provincia di Torino
Il Repair café di Chieri (Torino)

Anna Rita Guarducci (Repair cafè di Perugia e di Terni): nel mese di gennaio 2017 due soci dell’associazione Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero (Crurz) vennero a conoscenza, attraverso i social media, del primo appuntamento in Umbria di un Repair café che si sarebbe svolto a Orvieto.

Immaginando la cosa interessante per la nostra associazione e in linea con gli obiettivi del nostro statuto (soprattutto quello della riduzione dei rifiuti) abbiamo partecipato a quell’incontro.

È stato lì che abbiamo conosciuto Alessandro Cagnolati, animatore (e riparatore) di quella sessione al quale abbiamo chiesto supporto per organizzare un evento a Perugia (dove ha sede il Crurz).

Il 10 aprile 2017, nella sala da tè di un cinema dell’acropoli si teneva la prima sessione del Repair café Perugia che era nato dall’iniziativa del Crurz, con il motto “prima di buttare proviamo a riparare” e che per essere riconosciuto si era iscritto alla Fondazione Internazionale Repair café grazie ad Alessandro Cagnolati.

L’iscrizione con il rispetto del regolamento ci permetteva di usare il logo del Repair café; pochi mesi dopo con la stessa prassi nasceva anche il Repair café Terni.

Rossana Melito (Repair café Non si jetta nenti – non si getta niente di Reggio Calabria): il nostro caffè delle riparazioni è una prosecuzione del caffè delle riparazioni avviato nel 2019 a Reggio Calabria dall’associazione culturale Magnolia.

Fare Eco nel 2022, in partnership con lo Europe Direct Reggio Calabria della Città di Reggio Calabria – Assessorato Politiche Giovanili, ha ripreso tale attività, in collaborazione con l’associazione culturale Magnolia e il Fab Lab di Reggio Calabria, ampliandola con momenti di formazione specifici, attraverso il coinvolgimento sia di artigiani che di anziani che sono portatori di abilità e saperi per costruire comunità educanti.

Abbiamo in primis ricercato volontarie/i riparatori e riparatrici e una volta trovati ci siamo incontrati settimanalmente, fino a giugno 2023, presso la sede del Fab Lab Reggio Calabria.

Mike Kavanagh (Repair café Pavia): ho fondato Repair café Pavia nel 2015. Quando mi sono trasferito da Dublino a Pavia, ho iniziato a cercare sua un centro di riuso che un Repair café nella mia zona.

Non ce n’erano nella provincia di Pavia, quindi sono andato a Roma a visitare Aggiustotutto Repair café, il primo Repair café in Italia. Sono tornato a Pavia e ho registrato Repair café Pavia con la fondazione Repair café International.

Come vi siete organizzati?

Anna Rita Guarducci (Repair cafè di Perugia e di Terni): dopo la prima sessione di riparazione siamo riusciti a organizzare almeno una sessione al mese in modalità itinerante e da un solo riparatore, che ci garantiva il know-how per l’approccio giusto a ogni riparazione, oggi siamo arrivati a un gruppo di otto riparatori, ognuno con una diversa specializzazione, che ci permette di accogliere le numerose richieste, più due organizzatori.

Nel tempo si sono iscritti altri soci al Crurz per partecipare, come riparatore/trice, al Repair café Perugia alcuni dei quali con specifiche capacità di affrontare con successo una riparazione, spesso perché a casa avevano allestito un piccolo laboratorio per le necessità casalinghe facendo esperienza.

Mentre l’organico aumentava la struttura continuava a essere soltanto virtuale, visto che una sede effettiva il Crurz non ce l’ha; all’inizio del 2022 una cooperativa sociale locale ci ha messo a disposizione uno spazio in condivisione con altre due associazioni e buona parte delle sessioni attualmente si svolgono lì.

Repair café Perugia e Terni
Il Repair café di Perugia e di Terni

Mike Kavanagh (Repair café Pavia): non siamo un’associazione. Siamo un collettivo aperto, inclusivo e non gerarchico. Ma soprattutto siamo un gruppo di volontari e riparatori appassionati di aggiustare le cose.

Siamo anche appassionati di sviluppare la cultura della riparazione e il diritto alla riparazione nella nostra comunità. Siamo un gruppo itinerante e organizziamo i nostri eventi di riparazione in una serie di luoghi diversi e siamo sempre disponibili a partecipare a festival locali.

Dario Bosso (Repair cafè Chieri): il Repair café è dato in gestione alla Cooperativa Pg. Frassati di Torino che si occupa di aprire il locale al momento tre mattine a settimana, il lunedì, mercoledì e sabato dalle 9 alle 12.

In questa fase iniziale si affiancano due dipendenti della cooperativa ma a regime ci sarà solo un addetto che si occuperà di apertura, assistenza volontari e utenti, pulizia locali e così via.

Durante le ore di apertura sono presenti anche i volontari, ognuno specializzato nella riparazione di una determinata tipologia di oggetti. Un falegname per i mobili e manufatti in legno, un esperto in elettronica e uno in meccanica per le apparecchiature elettriche ed
elettroniche, una sarta per gli abiti e tessuti e i volontari dalla Ciclofficina per la riparazione delle biciclette.

Ogni volontario dà la sua disponibilità in base ai propri impegni lavorativi e famigliari e, una settimana per l’altra, si stila il calendario dei turni di presenza.

Tutto confluisce su un apposito programma informatico in modo da avere una statistica su volontari, utenti e oggetti riparati. È sempre aperta la campagna di reclutamento dei volontari, chi fosse interessato può contattarci mandando una mail a comunicazione@ccs.to.it.

Rossana Melito (Repair café Non si jetta nenti – non si getta niente di Reggio Calabria): abbiamo parallelamente iscritto il caffè alla rete internazionale dei repair cafè e cerchiamo sempre volontari che ci possano dare una mano.

L’organizzatore del caffè è l’associazione ambientale Fare Eco e i partner sono l’associazione Fab Lab Rc e l’associazione Magnolia. In maniera volontaria partecipano i riparatori, che per hobby si occupano di informatica, restauro di mobili, sartoria e creazione di nuovi indumenti con tessuti di scarto.

Quali sono le principali riparazioni che fate? Quali vorreste invece integrare?

Rossana Melito (Repair café Non si jetta nenti – non si getta niente di Reggio Calabria): le principali riparazioni che effettuiamo riguardano piccole riparazioni di sartoria, grazie alla presenza di una giovane stilista e sarta, oppure arrivano molti piccoli apparecchi elettronici, dal microonde al vecchio walkman.

Grazie al supporto del Fab Lab vorremmo integrare le riparazioni con il supporto della stampa 3D.

Repair café Reggio Calabria
Il Repair café Non si jetta nenti – non si getta niente di Reggio Calabria

Anna Rita Guarducci (Repair cafè di Perugia e di Terni): Abbiamo cominciato con la riparazione dei piccoli elettrodomestici (che, come rifiuti, vengono classificati Raee) con una prevalenza di phon asciugacapelli e di vecchi impianti stereo compatti, piccoli elettrodomestici da cucina, ma a volte sono stati proposti anche grandi elettrodomestici, vecchi registratori a nastro, la lista delle apparecchiature elettriche ed elettroniche è lunga e si è arricchita anche di oggetti meccanici in legno e ferro.

Ripariamo anche oggetti in plastica (solo alcune plastiche) e tessuti/abiti con macchina da cucire e a mano o con uncinetto e tombolo. Per il momento, visto che la nostra rimane sempre un’attività di volontariato e non un’attività economica accogliamo chiunque ci dica di essere appassionato alla riparazione in generale o specializzato in una in particolare e abbia tempo disponibile.

Poi, il nostro obiettivo sarebbe quello di poter gestire un progetto pilota della durata di uno o due anni per mettere in piedi l’economia circolare della riparazione con una oggettoteca, il magazzino dei pezzi di ricambio per la seconda vita e così via.

Dario Bosso (Repair cafè Chieri): nelle prime settimane di avvio la maggior parte delle riparazioni ha riguardato apparecchiature elettriche ed elettroniche. Avremmo bisogno di implementare il numero di volontari esperti in questo settore. Siamo anche carenti sulla riparazione dei pc.

Mike Kavanagh (Repair café Pavia): le principali riparazioni che facciamo sono elettrodomestici e vestiti. Ma ripariamo anche bici e mobili, assieme a laptop e cellulari per prolungarne la vita.

Quali saranno le prospettive dei Repair café secondo la vostra esperienza?

Mike Kavanagh (Repair café Pavia): a breve termine spero che la Ue approvi una forte legislazione sul diritto alla riparazione e sull’economia circolare.

Nel medio termine la mia visione per il futuro include ma non si limita a un centro o hub di riuso e riparazione e almeno un gruppo di Repair cafè o Restarter in ogni comune in Italia.

Nel lungo termine, spero che i produttori inizino a realizzare prodotti sempre più sostenibili che siano durevoli, riparabili e aggiornabili.

Repair café di Pavia
Il Repair café di Pavia

Dario Bosso (Repair cafè Chieri): farli diventare dei luoghi di didattica per scuole e associazioni. Questa settimana sono venuti gli assistenti del Consorzio Socio Assistenziale con alcuni ragazzi con disabilità e si sono occupati di abbellire l’esterno dell’edificio con piante grasse e aromatiche messe a dimora in fioriere ricavate da materiali di recupero.

Stiamo anche promuovendo giornate dedicate alla riparazione delle biciclette per scuole e centri estivi per ragazzi. Il locale si presta bene sia per la didattica in aula con uno spazio allestito con tavoli, sedie e proiettore e sia per attività all’esterno.

Proprio in adiacenza al Repair café si stanno ultimando i lavori di realizzazione di un bosco urbano con annessa pista ciclabile. Si tratta di un intervento di riforestazione su 12 ettari di terreno di proprietà del Consorzio.

Il progetto è stato finanziato dal Ministero per la Transizione Ecologica nell’ambito del Decreto Clima. Tra le prospettive del nostro Repair Café ci sono corsi sul compostaggio domestico con laboratori pratici in campo, laboratori per la trasformazione del legno, per esempio quello dei bancali, in oggetti di arredo per esterno.

Nel corso dei prossimi mesi avvieremo la progettazione e realizzazione del Centro del Riuso che nascerà in un nostro capannone a poche decine di metri di distanza e sarà strettamente connesso al Repair café e al Centro di Raccolta Rifiuti.

L’intento è quello di intercettare gli oggetti prima che diventino rifiuti destinando quelli da riparare al laboratorio del riuso e invece al centro del riuso quelli da subito riutilizzabili.

Gli utenti potranno sia lasciare gli oggetti di cui vogliono disfarsene, sia prenderne alcuni dei quali hanno bisogno. Metteremo un tetto massimo mensile di oggetti prelevabili per evitare che qualcuno possa approfittarsene.

Con la collaborazione di un nostro partner abbiamo anche lanciato una app Bacheca del Riuso. Gli utenti possono pubblicare sul portale web gli oggetti che intendono cedere gratuitamente, inserendoli nelle rispettive categorie merceologiche. In questo modo si facilita la comunicazione tra offerta e domanda.

Anna Rita Guarducci (Repair cafè di Perugia e di Terni): il primo Repair café, nato in Olanda nel 2009, aveva l’obiettivo di dimostrare, riuscendoci, che quando si guasta un oggetto non è automatico che si debba buttare, anche se l’attuale modello di sviluppo è proprio fondato sulla obsolescenza programmata e sull’usa e getta, principi di economia lineare che ci hanno riempito di rifiuti.

La prima prospettiva dei Repair cafè credo sia crescere di numero in ogni parte del mondo, come sta avvenendo, per diffondere la buona pratica e incidere sulle abitudini di un numero sempre maggiore di persone.

Da tenere presente che intorno alla riparazione esistono anche altre associazioni con le quali cerchiamo di fare rete per provare a cambiare la domanda (leggi: modello di sviluppo) dal basso.

Sappiamo bene che non basterà ed è per questo che ci stiamo organizzando, con la rete appunto, per fare lobbying presso le istituzioni europee chiedendo di modificare gradualmente le normative, come è già avvenuto per piccoli interventi legislativi.

Ancora c’è molto da fare, ma la rete esiste e questa è una certezza, tanto che organizza un festival annuale (Fix Fest) internazionale come punto di ritrovo e scambio.

Poi ogni Repair cafè sul proprio territorio ha l’autonomia di veicolare il messaggio nelle forme, nei modi e in collaborazione con i soggetti più diversi e utili. C’è ancora molto da fare.

Rossana Melito (Repair café Non si jetta nenti – non si getta niente di Reggio Calabria): sicuramente quello di continuare da settembre, come già fatto quest’anno, dopo il progetto in partnership con lo Europe Direct Reggio Calabria, integrando i riparatori e con altre attività come laboratori per imparare a cucire e molto altro.

Crediti immagine: Depositphotos

risposte raccolta da Diego Sevieri

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