Un viaggio alla scoperta di Honeywell, delle sue soluzioni e delle sue strategie di Sostenibilità: un’azione che si estende su diversi settori industriali a elevato impatto ambientale.
Nei centri ricerca della Honeywell negli Stati Uniti si sta studiando anche un materiale in grado di respingere i proiettili. Il video è shoccante: la pallottola sparata verso un elmetto, viene respinta.
Ci si immagina comunque la forza del colpo sparato e la forza del respingimento. Mi viene in mente in queste terribili ore di guerra. A quella ucraina si aggiunge quella israelo-palestinese.
Il video l’ho girato lo scorso settembre a Charlotte (North Carolina) nell’head quarter di Honeywell multinazionale americana che dice di riuscire a rendere resilienti le strutture, gli edifici e le aziende. Forse anche le città in guerra.
Tra le 500 più potenti aziende a livello globale secondo Fortune Honeywell ha l’obiettivo – dichiarato – di rendere i propri clienti Sostenibili, locuzione che possiamo tradurre con meno inquinanti.
Una decarbonizzazione che definirei alla maniera degli Stati Uniti, ovvero che parte da un chiaro presupposto: “di energia ne avremo sempre più bisogno e ne dovremo produrre sempre di più. L’importante è renderla a basso impatto ambientale“. Un trend dove l’efficienza energetica è una Cenerentola. Peccato.
Gavin Towler è il chief sustainability officer di Honeywell e lo dice chiaramente: “il nostro obiettivo è aiutare quelle aziende che si sono imposte di eliminare la produzione di gas serra nel corso della loro produzione“.
Ovviamente, stiamo parlando di grande aziende. I colossi internazionali. Sarà per questo che Honeywell in Italia è un po’ sotto traccia, anche se i dati parlano di 700 dipendenti nel nostro Paese con ben 12 siti attivi ad Arluno, Assago, Cologno Monzese, San Donato Milanese, Trieste. Due i siti a Padova. E poi ancora Torino, Roma, Napoli, Reggio Calabria e Catania. 700, su un totale di circa 99mila dipendenti
Sappiamo che Honeywell, attraverso la controllata Uop, sta lavorando con un partner come Eni alla messa a punto del cosiddetto Sustainable aviation fuel (Saf) Ecofining.
Nel 2021 United Airlines ha già sperimentato un volo completamente alimentato da carburante rinnovabile prodotto dalla World Energy (AltAir). Il trasporto aereo sicuro – anche nell’estremo caso di aeromobile a pilotaggio remoto (Apr) – è una missione per Honeywell.
Sul piatto Hon sta mettendo 10 miliardi di dollari di investimenti in pipeline per i prossimi 5 anni con l’intenzione di generare ricavi per circa 2 miliardi di dollari entro il 2030.
Poco o per nulla, invece, è citato il trasporto navale. Un portavoce precisa: “in teoria, il diesel sostenibile può essere utilizzato per le applicazioni marine. In realtà, poiché le navi bruciano molto carburante, sono i costi e soprattutto la disponibilità di diesel sostenibile, considerando altre esigenze, a impedirne la scalabilità.
Inoltre, l’ammoniaca viene presa in considerazione dall’industria navale come carburante alternativo. Per questo motivo, anche l’ammoniaca blu fatta di idrogeno blu può potenzialmente essere un’opzione scalabile per contribuire a ridurre le grandi emissioni nel trasporto marittimo, quando viene utilizzata come carburante alternativo“.
A Honeywell piace anche l’idrogeno
Eccoci a un altro tema cult: l’idrogeno. Blu e verde, tanto che in portafoglio si contanto 20 progetti in tema, tra cui la più grande iniziativa di sequestro del carbonio negli Stati Uniti per la produzione di idrogeno pulito con Wabash Valley Resources: obiettivo 1,65 milioni di tonnellate di CO2 sequestrate in un anno.
Smart city avanti tutta, ma non ovunque
Matthew Britt è il responsabile delle smart city. È l’unico manager in Hon (l’azienda è quotata al Nasdaq e oggi mentre scrivo porta a casa un +4,64) che cita i recenti eventi catastrofali del Mediterraneo, ma anche il disastro sul Texas e li conta: “102% la crescita dei disastri naturali tra il 2010 e il 2022“.
Peccato che la sua divisione per ora non abbia messo piede in Europa. E non sia neppure interessata ai fondi del Pnrr. Il resto del Mondo, America latina in testa, invece è molto attrattiva.
Le soluzioni non presentano grandi novità di mercato, a parte l’ampiezza del controllo sui bisogni di un’intera città.
Geograficamente selettiva
È questa la tendenza della Honeywell XXI secolo e 35 miliardi di dollari di fatturato nel 2022. A portfolio tecnologie che vende worldwide quali sequestro CO2, storage di energia rinnovabile, idrogeno blu e verde, gestione B2b della refrigerazione, sensoristica di rilevamento (anche emissioni), tecnologie di efficientamento degli edifici.
Trend interessanti. Ovviamente che hanno a che fare con la Sostenibilità e le strategie di Carbon neutrality (o quanto meno l’analisi della propria impronta ambientale: la stessa Honeywell si è fissata al 2035 il raggiungimento).
Interessante valutare come con la brevettata soluzione di storage elettrochimico, il Flowbattery, Honeywell permetterebbe di abbandonare la strada delle terre rare.
Honeywell è a tutti gli effetti un’azienda ingegneristica e chimica. In passato vendeva anche computer e questo lo si vede ancora nella sua capacità di sviluppare software e hardware.
Chimici sono per lo più i dipendenti. Ingegneri chimici tutt’al più. Un’azienda americana dove lavorano tanti indiani. A cominciare dal Ceo Vimal Kapur, classe 1965.
Tra i diretti competitor di Hon possiamo citare General Electric, Schneider Electric, 3M… giusto per fare qualche nome.
La propensione di Honeywell al settore petrolifero è nel suo Dna sarà che ha in pancia anche l’acquisizione della già citata Uop (Universal oil product), che sviluppa e fornisce tecnologia alla raffinazione del petrolio, alla lavorazione del gas, alla produzione petrolchimica.
Alle porte di Chicago abbiamo visitato il campus dove spiccano i laboratori che testano anche la trasformazione della plastica in materia prima seconda. Plastica assolutamente da matrice petrolifera.
E così si cita anche ExxonMobil: con questa realtà stanno lavorando per il sequestro di 7 milioni di CO2 l’anno. Alla domanda “e dopo il sequestro cosa ne faranno di questa CO2” i dirigenti americani hanno lasciato intendere che sono affari di ExxonMobil.
Verso una buona chimica
Chimica sempre più verde quella che si studia e si sviluppa in Honeywell che nell’arco di un decennio ha investito 1 miliardo di dollari in ricerca e sviluppo. Lo confermano i progetti legati, per esempio, ai refrigeranti della linea Solstice.
In accordo con le direttive sui gas serra questi refrigeranti aprono l’azienda al tema dei prodotti agricoli che dalla serra allo scaffale frigo devono essere gestiti nella maniera più sostenibile possibile.
“Siamo in grado di ridurre anche il waste food – racconta Amanda Josey, general manager, refrigeration aftermarket, Honeywell advanced materials – perché la shelf life è così assicurata“.
Due interessanti referenze di casa nostra: Whirlpool e Md che in San Giovanni in Persiceto (Bologna) proprio grazie alla tecnologia Solstice L40X hanoo messo a budget un risparmio sui costi circa 260.000 euro e una riduzione del 25% delle emissioni di anidride carbonica nell’arco dei prossimi anni.
Gestione degli edifici a basso impatto ambientale
Ogni volta che metto piede negli Stati Uniti mi chiedo come potranno mai raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 – che proprio in questo continente sono stati formulati dall’Onu.
Il dispendio di energia negli edifici è esorbitante. Alberghi – anche quelli di lusso – sono ancora senza alcun controllo di fonti energetiche. Luci sempre accese come i condizionatori. L’efficienza energetica non è presa in considerazione negli Stati Uniti.
L’unica esperienza veramente positiva l’ho vissuta nella nuova sede di Honeywell a Charlotte (North Carolina) una delle città a maggior crescita e attrazione di manodopera degli Stati Uniti.
Di fronte al Bank of American Stadium, i 23 piani dell’edificio di Hon inaugurato nel 2021 e certificato Leed Gold, sono completamente monitorati da un team che vigila su presenze, consumi, grado di umidità, bisogni, anche dell’acqua nei punti toilette e qualità dell’aria oltre ai sistemi di sicurezza, incendi compresi.
Un centro demo per quanto riguarda l’insieme delle tecnologie installate tra i più impressionanti che abbia visto negli Usa.
E nel nostro Paese?
Ma torniamo all’offerta di Honeywell in Italia. Il focus mi dicono essere ampio anche nel nostro Paese: dagli edifici nei settori della sanità, dell’istruzione, dell’industria, del commercio e della vendita al dettaglio.
E poi soluzioni di produttività per i trasporti, il commercio al dettaglio. Settore aerospaziale, le industrie di trasformazione. E soluzioni di sicurezza per le aziende: Sarah Martin è presidente di un’area tecnologica molto vasta che collima con le soluzioni di sicurezza.
Tra queste anche quelle che stanno rendendo sicure le auto elettriche, ma anche il comparto della sanità, la logistica, la produzione industriale.
Un settore che per Honeywell vale 2 miliardi di dollari di fatturato, ottenuto con 6mila dipendenti. Sicurezza tecnologica e procedurale di cui il nostro Paese avrebbe tanto bisogno per evitare anche le morti sul lavoro.















