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Il contributo delle migrazioni a uno sviluppo armonico e sostenibile del nostro Paese

muratore
Immagine da Depositphotos

Presentata presso la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi la XXIX edizione del Rapporto Ismu Ets sulle migrazioni 2023. Tutte le risposte che il titolo del convegno prospettava, con il significativo titolo Migrazioni: fanno crescere la povertà o creano ricchezza?

È stata una presentazione ricca di spunti di riflessione quella del XXIX Rapporto della Fondazione Ismu (ismu.org) di qualche giorno fa, realizzata in collaborazione con Fondazione Cariplo e moderata dal segretario generale della Fondazione, Nicola Pasini.

Nel corso dei lavori, introdotti dagli interventi di Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo, Gian Carlo Blangiardo, presidente della stessa Fondazione Ismu, Romano Guerinoni  della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi si sono tenute anche due interessanti tavole rotonde.

Durante la prima, dal significativo titolo Migrazioni: fanno crescere la povertà o creano ricchezza? sono intervenuti Andrea Dellabianca, membro della Giunta della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e presidente di Formaper, Nicola Saldutti, caporedattore Economia del Corriere della Sera e Laura Zanfrini, responsabile settore Economia, Lavoro e Welfare Fondazione Ismu ets.

La seconda tavola rotonda, che ha chiuso i lavori dell’intensa mattinata, si è concentrata sul tema cruciale dell’informazione (Per un’informazione responsabile sulle migrazioni) e ha visto gli interventi di Paola Barretta, portavoce dell’Associazione Carta di Roma, Eleonora Camilli, giornalista per Redattore Sociale e La Stampa, Cristina Giudici, contributor per Il Foglio e consulente di Fondazione Gariwo, Vittorio Longhi, giornalista e formatore per l‘Onu e Alidad Shiri, editorialista del quotidiano Alto Adige che ha portato anche la sua esperienza personale che risale a 18 anni fa.

Rimandando per approfondimenti ai materiali del convegno e allo stesso rapporto, la cui sintesi è stata presentata da Livia Elisa Ortensi, responsabile settore statistica Fondazione Ismu, ci soffermeremo qui solo su alcuni dati che possono aiutare ad affrontare – con l’approccio corretto – questo delicato tema che ancora crea tensioni e conflitti interni.

Naturalmente il Rapporto sulle migrazioni 2023 di Fondazione Ismu Ets tratta tante tematiche di attualità quali il patto sulla migrazione e l’asilo, la questione dei corridoi umanitari, le tensioni tra Kosovo e Serbia, l’Europa e i suoi rapporti con i Paesi africani, la violenza familiare e i minori, la narrazione sulle migrazioni nell’opinione pubblica europea.

Il lavoro come leva per pari diritti e dignità

Secondo il rapporto di Fondazione Ismu Ets al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia sono 55mila in meno rispetto alla stessa data del 2022 (circa 5 milioni e 775mila), con un bilancio demografico che mostra una significativa crescita della popolazione straniera residente in Italia (+110.000 unità).

Diminuisce, invece, la componente irregolare, che si attesta sulle 458mila unità, contro le 506mila dell’anno precedente. Il calo degli irregolari è dovuto principalmente all’avanzamento delle regolarizzazioni attuate nel 2022 a completamento delle procedure di emersione 2020.

tavolo ismu

Anche se non specificamente dedicato al tema dei Msna (Minori stranieri non accompagnati) il convegno di Milano ha dato spunto a Giovanni Azzone di lanciare un messaggio significativo che riguarda il perseguimento dei progetti di crescita ed emancipazione dei Msna, che diventeranno cittadini a tutti gli effetti una volta raggiunta la maggiore età.

Ciò richiede uno sforzo in più in quello che Azzone definisce welfare di precisione, cioè di una progettualità che, come ormai molti dicono da tempo, superi l’emergenzialità e tenga conto del fatto che ormai la multiculturalità è una questione strutturale del nostro Paese e come tale va trattata.

E anche qui Azzone ha ricordato lo sforzo che le Fondazioni bancarie stanno cercando di fare per sostenere e migliorare l’intero sistema di accoglienza e di inclusione.

È sul tema del lavoro, in particolare, che analizzeremo alcuni dati, perché sappiamo troppo bene come il lavoro sia la base per dare uguale dignità e diritti alle persone in termini di qualità e prospettive di vita.

Ma anche il tema della salute non è secondario. In un contesto internazionale caratterizzato da un’evoluzione dei sistemi di welfare in generale e del welfare sanitario in particolare, il Rapporto 2023 analizza i dati europei sulla salute degli stranieri, mettendo a confronto la salute tra Paesi e gruppi di età e cittadinanza diversa sottolineando, tra l’altro, come l’auto-percezione della salute dei cittadini non comunitari sia peggiore rispetto a quella dei cittadini nazionali in dieci Stati membri.

Vengono analizzate, inoltre, le iniziative delle istituzioni europee volte a garantire la salute mentale dei migranti, che nel nuovo approccio globale alla salute mentale lanciato dalla Commissione europea nel giugno 2023 viene posta sullo stesso piano della salute fisica.

Il rapporto indica che il 2023 ha segnato in Italia il record storico delle assunzioni di personale immigrato – 1.057.620 persone – programmate dalle imprese italiane (fonte Unioncamere – Anpal).

Permangono, però, numerose criticità, che mostrano la necessità di una nuova governance dei processi migratori, di inclusione e di politiche di sviluppo (oggetto di analisi del Libro Bianco sul governo delle migrazioni elaborato da Ismu), con una nuova nobilitazione del lavoro e del sistema paese, nel quale ormai la multietnicità è, appunto, un dato di fatto.

Per i cittadini con passaporto non italiano prevale comunque il lavoro povero e le basse qualifiche professionali: nel 2022, per i lavoratori extracomunitari occupati a tempo indeterminato la retribuzione media annua è stata pari a 19.251 euro, quella del totale dei lavoratori pari a 27.523 euro, mentre per i dipendenti a tempo determinato, per gli extra-europei è stata pari a 9.508 euro, cioè inferiore dell’8,3% rispetto a quella del totale dei lavoratori (10.365 euro).

Infine, la retribuzione dei lavoratori domestici extra-Ue, pur essendo leggermente superiore a quella della generalità dei lavoratori (verosimilmente per il numero maggiore di ore lavorate), ammonta a soli 7.945 euro.

Si tratta di livelli retributivi che confermano un’immigrazione fortemente coinvolta nel fenomeno del lavoro povero, a sua volta anticamera, per molti lavoratori stranieri e per le loro famiglie, della caduta in una condizione di povertà assoluta o relativa.

In questo contesto sono presenti anche il gender gap (risultano infatti penalizzate soprattutto le donne extra-Ue) e il problema dell’overqualification, poiché rispetto agli altri Paesi, l’Italia attrae un’immigrazione poco istruita: la metà degli immigrati nati all’estero ha una bassa istruzione  formale e solo il 12% ha una laurea.

Pesa, naturalmente, il mancato riconoscimento dei titoli acquisiti all’estero perché meno del 3% degli stranieri possiede un titolo estero riconosciuto in Italia. Da uno studio ad hoc Istat, all’interno del Rapporto, sul problema dell’overqualification incidono anche fattori legati alla cittadinanza (italiana per nascita, straniera o italiana per acquisizione) e al genere.

Per esempio, il vantaggio di possedere la laurea, rispetto alla licenza media, è di circa 40 punti percentuali in termini di tasso di occupazione tra gli italiani dalla nascita, quasi si dimezza tra i naturalizzati e scende sotto i 9 punti tra gli stranieri.

Tra le donne, possedere una laurea migliora il tasso di occupazione di ben 51 punti tra le autoctone, di 29 punti tra le naturalizzate e di soli 17 punti tra le straniere. Per chi ha al massimo la licenza media, il tasso di occupazione degli stranieri è invece superiore a quello degli autoctoni e dei naturalizzati.

Sviluppo sostenibile e coesione sociale in un’Italia plurale

Da questi e dagli altri dati contenuti nel rapporto emerge quanto l’utilizzo di risorse umane provenienti dall’estero si stia dunque affermando come un’opzione condivisa da molti Paesi europei, a dispetto di un quadro politico dominato dalla preoccupazione di ridurre la pressione migratoria irregolare e gestire i flussi di richiedenti asilo.

Tra le tendenze ricorrenti: l’introduzione di sistemi a punti e altre misure per rendere il proprio Paese maggiormente ricettivo nei confronti dei lavoratori qualificati; l’ampliamento dei profili professionali inseriti nelle shortage list; il ritorno in auge degli accordi bilaterali con i Paesi d’origine.

In merito, il Libro bianco sul governo delle migrazioni elaborato dal Settore Economia e Lavoro di Fondazione Ismu fornisce un ricco insieme di indicazioni relative sia alle auspicabili modifiche del quadro normativo, (vecchio ormai di decenni e che risale ai primissimi flussi migratori degli anni ’90) sia ad aspetti di tipo procedurale e organizzativo, indirizzate ai decisori pubblici e a tutti gli attori coinvolti nella gestione dei processi migratori e di inclusione occupazionale dei lavoratori immigrati.

Com’è emerso, poi, nella tavola rotonda che ha chiuso la mattinata, per far si che il tema delle migrazioni e della loro compatibilità e sostenibilità sociale esca dalla logica di permanente emergenzialità (in cui l’aspetto degli sbarchi prevale su tutto), è necessario lavorare molto su una comunicazione corretta.

Occorre prevenire l’affermazione di pregiudizi e stigma ricordando le che le persone straniere che incontriamo nella quotidianità sono anche portatrici di storie vere, positive, con buoni risultati raggiunti, che ci ricordano che tutti noi siamo frutto di migrazioni e che dunque a nulla servono paura, diffidenza, rabbia, antagonismo a prescindere.

Crediti immagine: Depositphotos

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