Negli ultimi 30 anni, mette in luce il Rapporto Ecomafie di Legambiente, sono stati registrati quasi un milione di illeciti ambientali. Il primato negativo spetta alla Campania, in cima a tutte le classifiche del rapporto
La situazione legata al rispetto dell’ambiente in Italia è drammatica e la criminalità organizzata gestisce uno squallido ma fiorente traffico dei rifiuti: lo rileva il Rapporto Ecomafie di Legambiente, snocciolando una serie di numeri impressionanti, relativi agli ultimi 30 anni.
Nel nostro Paese, infatti, dal 1992 al 2023 sono stati registrati 79,7 reati al giorno, 3,3 ogni ora, uno ogni 18 minuti. Un ritmo impressionante contrassegnato anche da 727.771 persone denunciate e 224.485 sequestri.
Attività illecite che sono in crescita: li reati ambientali nel 2023 sono saliti a 35.487, registrando il +15,6% rispetto al 2022, con una media di 97,2 reati al giorno, 4 ogni ora.
Gli illeciti che si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno e in particolare nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa – Campania, Puglia, Sicilia e Calabria – regioni nelle quali si concentra il 43,5% deli illeciti penali, +3,8% rispetto al 2022. Tutto il mercato illegale nella Penisola è valso agli ecomafiosi nel 2023 ben 8,8 miliardi. Al nord, è la la Lombardia la prima regione per ecoreati.
Nel 2023 sono inoltre aumentate anche le persone denunciate (34.481, +30,6%), così come quello gli arresti (319, +43% rispetto al 2022) e i sequestri (7.152, +19%).
Legambiente, inoltre, certifica la pressione del ciclo illegale del cemento (13.008 reati, +6,5%), che si conferma al primo posto tra i reati ambientali; crescono esponenzialmente gli illeciti penali nel ciclo dei rifiuti, 9.309, + 66,1% al secondo posto.
Al terzo posto con 6.581 reati la filiera degli illeciti contro gli animali (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti); seguita dagli incendi dolosi, colposi e generici con 3.691 illeciti.












