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La cosmetica sostenibile in Italia: il caso Davines

città: Parma - pubblicato il:
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Propensione agli investimenti in ricerca e innovazione: così il presidente di Cosmetica Italia, Renato Ancorotti, ha recentemente presentato il comparto italiano dell’industria cosmetica indicando che il 2018 dovrebbe vedere una crescita attorno al 4,5% sul fatturato globale per un giro di affari attorno agli 11,5 miliardi di euro.

Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi Cosmetica Italia rincara la positività: “uno sguardo alle future strategie” spiega “evidenzia la rilevanza dei temi legati alla sostenibilità, al green e alla personalizzazione e specializzazione dell’offerta“.

Come dire: la bellezza richiede sostenibilità. Davide Bollati, presidente di Davines, lo considera un elemento olistico: bellezza fuori e dentro, a monte e a valle. Con ricadute ambientali certo, ma anche sociali. Sicuramente territoriali, anche se l’azienda di Parma ormai esporta in tutto il mondo.

Non per niente Davines è una BCorp e chiede – soprattutto ai propri fornitori – – di valutare questa certificazione che basa la propria essenza sull’impatto positivo del business. Incontriamo Bollati e tutto lo staff Davines presso la nuova sede di Parma che unisce uffici e sito produttivo.

Davines presenta il suo bilancio di sostenibilità

L’occasione è la presentazione del bilancio di sostenibilità 2017/2018. Arriviamo in un bellissimo village costruito con i sacri crismi dell’architettura bio dove gli spazi pieni di luce accolgono in armonia con il verde di piante e arbusti. Non manca l’elemento acqua. Una vera e propria serra o Campus – come afferma Bollati – “dove accademia e ricerca coesisteranno“.

Qui si sono trasferiti da giugno i circa 300 dipendenti (su 600 circa in tutto il mondo). Qualcosa è ancora da finire e anche ottimizzare, ma tutto dovrebbe essere perfetto al momento dell’inaugurazione ufficiale degli spazi che avverrà dopo l’estate.

Poco più in là, in termini temporali si potrà visitare anche l’Orto Botanico che sorgerà su 3mila metri quadrati e che fungerà da laboratorio a cielo aperto di essenze bio da introdurre poi nei prodotti.

Per fine ottobre tutta la produzione dei prodotti Davines vedrà qui la luce. Massima l’ottimizzazione se è vero che sui 42 milioni di euro, ovvero il costo del Davines Village, il 50% è voce tecnologica.

Qui si sta sperimentando di tutto: “smart working anche per il reparto produttivo” anticipa Paolo Bregonzi, ad e direttore generale dell’azienda, specificando che “entro fine anno riusciranno a togliere il cartellino anche dalla fabbrica“.

Carta etica sia per i dipendenti sia per i fornitori proprio in stile BCorp (“il che non vuol dire” continua Bregonziche il nostro ufficio acquisti (guidato da Silvia Zardi, ndr) non faccia al meglio il proprio lavoro“); volontariato aziendale con le canoniche ore retribuite “cui chiediamo di impegnarsi con uguale tempi anche nel privato” spiega Sonia Ziveri, head of sustenibility in Davines.

Azioni a beneficio della comunità locale (finanziamento di una mostra culturale “nella quale abbiamo investito 350mila euro” spiega Bollati) e ambientale: “a settembre andremo a pulire il greto del fiume Parma” continua la Ziveri che fa notare anche come “i dirigenti hanno premi non solo legati alle performance, ma anche agli obiettivi di sostenibilità raggiunti“.

Ovviamente, i dati legati al rapporto di sostenibilità sono positivi. Migliorati soprattutto i termini energetici; di scarto e gestione rifiuti (“bandita la plastica monouso” afferma la Ziveri), di compensazione della Co2 attraverso progetti di riforestazione.

Cui si va ad aggiungere il Chilometro Verde, una fascia di vegetazione che sorge tra il Davines Village e la vicina autostrada (siamo a un passo dalla Fiera di Parma) e che in prospettiva dovrebbe coinvolgere anche altre aziende della zona.

Nota dolente: la mobilità. Ma azioni green sono in previsione, compresa un’App per il car pooling aziendale.

Perché Davines non vuole prescindere dal concetto di interdipendenza: le cose buone si fanno assieme. Torna in pista l’anima BCorp dell’azienda.

Per Bollati è anche una questione politica: “per questo voglio creare un tavolo strategico ambientale a livello di provincia” dice “con coordinamento di pubblico e privato per fare squadra. E siccome Parma sarà capitale della cultura nel 2020 non abbiamo tempo da perdere per sfruttare anche questa grande opportunità“.

La bellezza è tema forte: sociale, ambientale, etico e forse anche politico. In Davines la declinano con un nuovo slogan: Prospera longevità. Lunga vita anche al Davines Village sul quale Bollati dichiara: “nella vecchia ex sede (i locali di via Rasini forse diventeranno altri uffici di rappresentanza, ndr) siamo cresciuti di 127 volte. Qui ci basterebbe 4/5 volte“.

Intanto, l’azienda ha chiuso il 2017 con un fatturato di 127 milioni di euro e la tendenza ultima è +15% (anno su anno). Ha collaborato all’articolo Bartolomeo Galli.

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