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Grazie al plogging si fa attività fisica e si pulisce l’ambiente

città: Milano - pubblicato il:
Plogging al Parco delle Cave - Milano

Il plogging, neologismo di origine svedese che significa raccogliere (l’immondizia) correndo, è un vero e proprio esperimento psicosociologico.

C’è chi è sensibile, chi affatto, chi ti ringrazia e chi si fa l’idea che va bene continuare a buttare la sporcizia in giro, tanto c’è sempre qualcuno che pensa a raccoglierla al posto tuo.

Noi di Green Planner l’abbiamo sperimentato in prima persona. Questa è il racconto di un sabato mattina al Parco delle Cave di Milano.

Plogging, fa bene alla salute ma di più all’ambiente

Siamo a Milano nel pieno della Green Week, una tre giorni dove le associazioni del verde e dell’ambiente si sono impegnate anima e corpo per far capire/vivere ai cittadini quanto sia fondamentale vivere ecologicamente.

Tra queste Retake Milano, già nota per impegnarsi nell’eliminazione dei graffiti dai muri delle vie della città. E lo fa riuscendo a sensibilizzare anche le aziende che mandano i loro dipendenti a fare volontariato aziendale.

Qui l’appello era ai runner; a quelli di buona volontà però: perché ripulire i sentieri è cosa ardua. La chiamata all’azione dei runner è molto significativo, perché quelli cittadini vivono i parchi della città più volte la settimana. E spesso lo stato dei parchi non è del tutto ordinato e pulito.

Questa volta, oltre a correre, i runner dovevano aggiungere un altro piccolo esercizio motorio. Abbassarsi per raccogliere i rifiuti di chi, malamente, li aveva gettati per terra.

Sacchetto e guanti – forniti da Amsa – appresso, i runner sono partiti per fare plogging. I sacchetti si sono riempiti in un attimo. Il percorso di 3 o 5 km si fa pesante quanto i sacchetti.

Troppa immondizia in giro. MOzziconi (tantissimi); bottiglie di vetro e di plastica (tante); sacchettini; fazzolettini; carte di caramelle e di merendine… oltre a forchette cucchiaini e bicchieri che dimostrano quanto i milanesi amano fare i picnic nei parchi.

I runner tornano. Consegnano i sacchi pieni, che poi Amsa ritirerà, e ripartono. I sacchetti si ammucchiano. Accanto a loro compare anche una carcassa di bicicletta trovata e recuperata. Qualcuno dice anche di informare Amsa dove andare a ritirare un materasso, coperte e – addirittura – un’intera stufa elettrica abbandonata.

L’esperienza sembra essere stata positiva. “Alcuni mi hanno ringraziato pure” racconta un runner “In tanti però mi guardavano senza capire cosa stessimo facendo“.

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