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Elena Grandi: “voglio un nuovo partito Verde”

città: Milano - pubblicato il:
elena grandi - verdi

Elena Grandi è stata eletta da pochi mesi co-portavoce della Federazione dei Verdi (insieme a Matteo Badiali) e la sua speranza è che “i nuovi modelli di business, la filiera corta alimentare, le energie rinnovabili, l’economia circolare e il basso impatto ambientale delle trasformazioni, con l’aiuto della ricerca e della tecnologia, diventino il nuovo modello di sviluppo, per il benessere di tutti“.

Dalla Milano dove è vicepresidente del Municipio 1, Elena Grandi ora deve pensare a un perimetro più ampio della sua missione politica, che confini con l’Italia e anche con l’Europa.

Sempre che ci siano ancora confini che abbiano ragione di esistere. Elena Grandi afferma, a proposito del Partito che rappresenta: “voglio un nuovo partito Verde, all’europea, capace di cavalcare l’onda verde che ha indubbiamente molti volti giovani e positivi. La mia generazione deve aiutare la spinta e poi passare il testimone a chi ha più futuro“.

Parte così la lunga chiacchierata a briglie sciolte con Elena Grandi

L’obiettivo di Green Planner è di conoscerla meglio, capire chi è è cosa vuole fare. Alle nostre domande abbiamo ottenuto risposte puntuali. Eccole!

Qual è la tua visione di politica verde?

Una politica Verde, in Italia come in Europa, ma potrei dire lo stesso per i movimenti USA come quello di Al Gore, sta offrendo un nuova e chiara visione delle priorità ambientali, sociali, economiche, che l’umanità dovrà affrontare con grande urgenza nei prossimi anni.

Tutta la vecchia politica ha dibattuto su modelli economici lineari, che teorizzavano un pianeta a risorse infinite, un modello di consumi in crescita infinita, come se il pianeta fosse infinito. L’ingenuità di questo modello ha fatto il suo tempo: siamo ora 7 miliardi di persone su un territorio limitato, se non razionalizziamo i nostri modelli, se non li rendiamo circolari, siamo destinati all’estinzione in brevissimo tempo.

In ogni caso, a gestire una crisi ambientale, climatica, economica, alimentare, sociale, senza precedenti storici. Per questo non solo non ha più senso seguire la politica conservatrice portata avanti dalle lobby dei combustibili fossili; ma neppure chi, pur dichiarandosi progressista, propone ancora la grande industria tradizionale come l’unica risposta possibile al lavoro delle persone, a scapito dell’ambiente e della qualità della vita.

Elena Grandi, come si innesca questa visione con le nuove strategie dei verdi italiani (e di quelli europei)?

I Verdi italiani hanno l’occasione storica di rispondere al vuoto dell’offerta politica attuale con una proposta positiva, alternativa alle vecchie retoriche politiche: sia quelle di stampo neo-fascista e sovranista, sia quelle di stampo assistenzialista-populista.

Con una sinistra latitante, divisa da infiniti distinguo da cui il cittadino prende le distanze, il partito a oggi più grande, di cui si parla nessuno è quello degli indecisi-scontenti, cioè gli astenuti che non esercitano il proprio diritto di voto perché non si sentono rappresentati.

I verdi Europei, in Baviera, in Assia, in Belgio, in Olanda, in Islanda hanno dimostrato che si può balzare dai piccoli numeri storici ai grandi consensi, quando si risponde alla gente con proposte che toccano la loro qualità della vita da vicino.

I disastri ambientali italiani, dal Veneto, alla Liguria, alla Puglia, per citare solo quelli climatici; l’impatto dei condoni agli abusi edilizi in occasione di terremoti o di nubifragi; le frane e il dissesto idrogeologico che minano la sicurezza del vivere e dell’abitare; la gestione sempre più complessa dei rifiuti: di fronte a tutto questo la gente inizia a capire che bisogna avere cura della propria casa.

Perché vivere e abitare sono concetti che coincidono. In più, aggiungo, l’Italia non ha mai investito sulla sua caratteristica più strategica: possedere, come stima Unesco, il 70% del patrimonio artistico e architettonico mondiale, con ben 54 luoghi patrimonio dell’umanità, agricoltura e cultura agro-alimentare di qualità, manifattura eccellente…

Al contrario, per anni siamo andati a fare la concorrenza ad altri Paesi sull’industria pesante, le raffinerie: tutte attività in cui non siamo concorrenziali e per le quali paghiamo un forte scotto ambientale e paesaggistico.

Voglio tutelare il paesaggio, i centri storici, le periferie urbane, ripristinare la qualità dell’aria nelle metropoli, soprattutto nella Pianura Padana che risulta essere al primo posto per l’inquinamento dell’aria in Europa.

Quali sono le tre azioni che Elena Grandi porterà avanti nel 2019?

Bisognerà fare i conti con il bilancio italiano e con il nostro debito pubblico da record, ma ci sono spazi di manovra importanti. L’attuale Governo ha mancato tutte le promesse, perché ha continuato a governare come se fosse all’opposizione o in perenne campagna elettorale, e ora prende lezioni dalle autorità finanziarie europee.

Sono scelte politiche: la sostenibilità è una parola magica, significa non solo fare cose sostenibili per l’ambiente, ma anche per il portafoglio. In altre parole significa mettere le priorità in un calendario razionale.

  1. spendiamo ancora molti soldi in sussidi per gli idrocarburi, dobbiamo convertirci alle fonti rinnovabili
  2. i governi precedenti si sono impegnati nell’acquisto di troppi F35 che, se avessimo un sistema di difesa europeo, potrebbero essere molti meno liberando decine di miliardi per i cittadini
  3. dobbiamo affinare una politica dei trasporti che sia più integrata, non solo ferrovie, specie per il trasporto pubblico locale, ma anche autostrade di mare, che la forma della nostra penisola suggerisce, con porti e interporti messi a sistema per il traffico commerciale

Quello che i Verdi vogliono fare, liberando le risorse di cui sopra, è un Paese con un indice di qualità della vita molto alto, fatto di:

  1. qualità dell’ambiente urbano, dell’aria, dell’acqua del cibo e del territorio, agricolo e naturale
  2. qualità del lavoro e dell’istruzione, promuovendo il talento e le peculiarità italiane
  3. qualità della mobilità, perché le persone non debbano pagare un terzo della propria vita bloccati nel traffico su gomma in un ambiente congestionato e gravemente inquinato

Chi ti immagini possa essere il tuo elettore?

Vorrei che il nostro elettore fosse ogni cittadino comune che sente come sia ormai necessario, indispensabile mettere al primo posto queste scelte.

Non solo chi ha una consapevolezza dei problemi ambientali consolidata o l’attivista, ma donne e uomini che credono che il cambiamento debba essere frutto di azioni di tutti dalle più piccole e quotidiane a quelle globali.

Credo che i Verdi abbiano molto da condividere con madri e padri di famiglia, preoccupati per il futuro dei figli, con i giovani studenti che non vedono una scuola appassionata e politiche per il lavoro, ma solo elemosine assistenzialistiche, con gli anziani che vedono sparire la bellezza che hanno conosciuto da ragazzi, con chi ha talento e spesso è costretto a emigrare in un posto in cui qualcuno lo valorizzi, con chi è persona di scienza, e condivide la visione del 99% degli scienziati sul climate change, con chi insegna e non trova qui nessuna motivazione, con chi lavora e vede il proprio lavoro delocalizzato e perduto, senza nessuna proposta di riconversione, con le donne che vogliono lavorare senza dovere rinunciare a essere madri e mogli, figlie e nonne… abbiamo tanto in comune con la gente di buon senso, e tanta visione positiva da offrire a chi oggi vive nella paura del domani.

Dammi il tuo parere: abbiamo un enorme problema sociale e un altrettanto grande problema ambientale. Alla base la stessa matrice: noi umani. Da dove iniziare per risanare entrambi i problemi?

Il lavoro è sempre la grande scommessa di chi si propone di governare, e quella che interessa di più i cittadini.

Nessun politico sembra essersi accorto di come funzioni la quarta era industriale e di come la tecnologia sia amica dell‘ecologia. Dobbiamo far capire ai cittadini che i grandi cambiamenti irreversibili delle nuove tecnologie, se hanno fatto estinguere tanti vecchi lavori, ne hanno generati tantissimi nuovi e migliori.

Perché permettono uno stile di vita più umano, come lo smart working, per citarne uno, con impatti interessanti su mobilità sostenibile, inquinamento e qualità della vita.

Dobbiamo lavorare sulla scuola perché gli italiani di domani devono essere gli ambasciatori della nostra ricchezza culturale, perché diventi anche la loro fonte di reddito, insieme alle politiche green che promettono 65 milioni di occupati nei nuovi green jobs in Europa.

E poi dobbiamo lavorare sulla parità di genere, in Italia più che negli altri paesi europei. Il mondo patriarcale sta perdendo una risorsa preziosa: la metà abbondante delle persone è di sesso femminile, studia più dell’altra metà e ha grandi capacità, il senso della cura per la comunità (a partire dalla famiglia), la sensibilità creativa, la dedizione, la tendenza alla pacificazione invece del conflitto.

Sono i talenti cui l’umanità non può rinunciare; è il momento di dare spazio alla voce e al modello femminile.

Elena Grandi, ci racconti brevemente la tua storia politica e come immagini il tuo futuro

Vengo dall’amministrazione locale, ho lavorato e lavoro con e accanto alla gente. Moglie e mamma di tre figli ormai grandi, mi sono sempre occupata di libri come editor. Quello con la politica, o meglio con l’amministrazione locale, è stato un incontro fortuito che mi ha via via appassionato e sempre più coinvolto.

Lavorare con le persone, ascoltarne i bisogni, cercare nelle forme di partecipazione attiva le risorse per migliorare la qualità della vita di chi vive in una grande città, ha acuito la mia sensibilità sui temi ambientali: che non sono solo il verde pubblico e la qualità dell’aria, ma tante altre cose che insieme rendono i luoghi in cui viviamo accoglienti e sostenibili: la facilità degli spostamenti e le connessioni, i servizi, la percezione del paesaggio, il recupero di spazi abbandonati.

Mi sono avvicinata ai Verdi da una decina d’anni e in questo tempo ho imparato che solo un progetto ecologista, teso alla conversione ecologica dei processi produttivi, alla tutela dell’ambiente e del territori, all’inclusione, alla risoluzione dei gravissimi problemi legati ai cambiamenti climatici che sono fonte di destabilizzazione politica e di guerra oltre che di miseria; che promuova i diritti, la giustizia sociale, la legalità ma anche l’innovazione e la sostenibilità, potrà rappresentare il cambiamento di cui il nostro pianeta e noi che lo abitiamo abbiamo bisogno.

Il futuro: il nostro e dei nostri giovani. Noi possiamo solo cercare di aprire loro la strada verso un mondo migliore, consegnando qualche strumento che poi a loro spetterà elaborare. Per questo ho accettato questa sfida.

Spero che il mio contributo possa essere utile a chi verrà dopo e che tutti insieme facciamo nostra una frase di Gandhi che da sempre è il mio motto: “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo“.

Come ultima cosa… ma non era forse più facile (!) fondare un nuovo partito?

Non so se sarebbe stato più facile, ma come insegna l’antica democrazia greca, chi ha lottato negli ultimi 30 anni, gli anziani, ha sicuramente qualcosa di importante da portare sul tavolo. Ho rispetto per questi politici di lungo corso e per la loro storia di valori e di innovazioni; io stessa, per quanto recente come Verde, sono della loro generazione.

E la mia generazione deve aiutare la spinta e poi passare il testimone a chi ha più futuro. La Federazione dei Verdi ha una storia nobile e dei nobili fondatori: tra tutti Alexander Langer, costruttore di ponti e saltatore di muri. Inoltre i Verdi rappresentano a oggi il solo partito transnazionale europeo.

Ecco, a Elena Grandi piace pensare che tutto questo patrimonio non debba essere perduto, pur nel rinnovamento.

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