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MaDCrow, progetto di controllo condiviso dell’ambiente marino

città: Trieste - pubblicato il:
progetto madcrow
immagine di Tom Fisk per Pexels

Qualsiasi imbarcazione, dalla più grande alla più piccola, potrà inviare dati e partecipare, senza fatica, al monitoraggio dell’ambiente marino. È questo il presupposto del progetto MaDCrow (Marine Data Crowdsourcing) che dà a qualsiasi operatore del mare la possibilità di assumere le vesti di un citizen scientist, acquisendo svariati parametri oceanografici e diminuendo così i costi di campionamento.

In effetti il monitoraggio dell’ambiente marino è piuttosto costoso e per questo motivo è limitato ad alcuni punti, spesso vicini alla costa. La raccolta di dati in tempo reale e su larga scala e la costituzione di banche dati accessibili e condivise consente di valutare più nel dettaglio lo stato del mare.

Con gli attuali sistemi di rilevamento è logisticamente difficile ed economicamente non sostenibile effettuare questo tipo di rilevazioni in continuo su larga scala.

Entra qui in gioco il progetto MaDCrow, di cui fanno parte Transpobank (capofila), l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, l’Università degli Studi di Trieste e lo Studio Peloso cui ci si può riferire se interessati a partecipare alla sperimentazione.

Come funziona il progetto MaDCrow

Grazie all’utilizzo di sensori a basso costo installati su imbarcazioni e piattaforme di registrazione che permettono di misurare parametri quali temperatura, salinità e pH del’acqua, i dati raccolti da diversi natanti saranno trasmessi immediatamente a terra e raccolti da un gateway posto in Area Science Park.

Da qui saranno convogliati in un sistema di validazione e mappatura in tempo reale, elaborati in sistemi di supporto decisionale e resi disponibili a tutti in modo aperto e inter-operabile con altri sistemi nazionali e internazionali di condivisione dati già esistenti, rispettando quanto previsto dalle direttive europee e dalle normative nazionali in tema di dati geo-referenziati.

Le informazioni così raccolte ed elaborate grazie al progetto MaDCrow saranno utilizzabili per svariate finalità: il monitoraggio ambientale, la pianificazione dello spazio marittimo e la gestione della pesca, ma anche le attività ricreative o la balneazione.

Sono previste applicazioni di tipo mobile per la fruizione e la condivisione dei dati su una piattaforma social web oriented dedicata sia a operatori professionali sia all’utenza generalista. Ciascun utente, a seconda del proprio profilo, potrà accedere a livelli di informazioni sempre più elevati.

Al momento è stato sviluppato il sistema di prototipo avanzato e funzionante dell’infrastruttura” spiega Paolo Diviacco dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale – OGS “La raccolta delle informazioni avverrà grazie al coinvolgimento di volontari e istituzioni pubbliche e private che, installando i sensori a basso costo sui loro mezzi navali/nautici, permetteranno di acquisire un gran numero di dati che andranno ad alimentare un’architettura appositamente sviluppata per la gestione ottimizzata di dati eterogenei e distribuiti in modo non regolare. Il sistema consentirà di validare questi dati, comparandoli a quelli rilevati da sensori ad alta risoluzione impiegati nelle campagne scientifiche o posizionati sulle boe oceanografiche, per poi creare mappe che rappresentino lo stato del mare“.

La forza delle architetture crowd-based, ossia strutture a collaborazione volontaria di massa” sottolinea Antonio Nadali di Transpobank “sta proprio nel mix tra pervasività del campionamento, economicità dello stesso e reattività di un sistema che, idealmente, creerebbe una flotta di sentinelle del mare, pronte a identificare in tempo reale e comunicare le anomalie della superficie o suoi cambiamenti repentini, attivando quindi meccanismi di indagine da parte dei policy maker e/o della comunità scientifica. Abbiamo messo a disposizione del progetto il nostro team di esperti di sistemi di tracciamento satellitare, telemetria e data collector, progettando e realizzando delle black box GPS che acquisiscono i dati dei sensori a mare e strutturando l’intera parte di trasmissione da remoto, che include anche la ricezione a terra dei dati presso il data center Transpobank in Area Science Park. Le sfide che abbiamo fronteggiato, acuite dall’ambiente marino e dalla complessità tecnica di un dispositivo multi-sensore, sono state davvero molte ma, grazie alla sinergia con gli altri partner, le abbiamo superate con successo“.

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