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Teatro Menotti, simbolo di ossigeno per la città di Milano

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Il Teatro Menotti di Milano lancia su Eppela una campagna di crowdfunding per autofinanziare l’acquisto del suo spazio

Chiudere un teatro è come cementare un prato, bruciare un bosco. Vuol dire togliere ossigeno e biodiversità che sono gli unici elementi che ci permettono di vivere bene.

A Milano sta succedendo questo: a fronte di un Teatro Lirico in ristrutturazione – si attende la sua prossima apertura che però, mese dopo mese continua a slittare – altri teatri sono in predicato chiusura per la prossima stagione.

Il Teatro Menotti e il Ringhiera sono in questa situazione. Ma la gente non ci sta. E il Teatro Menotti, per esempio, ha scelto di autofinanziare l’acquisto dello spazio per mantenere vive le attività culturali e non permettere che si trasformi in un parcheggio.

Il Menotti che ha visto passare attori e spettacoli legati alla crescita culturale di tanti milanesi (qui prese vita la carriera di Gabriele Salvatores per esempio e pièce come Nemico di classe suscitano ancora forti ricordi) deve essere salvato: lo dicono anche su Facebook attori come Bisio, Ficarra e Picone.

I loro appelli sono online sulla pagina Facebook del teatro.

https://www.facebook.com/TieffeTeatro/videos/363880877447092/

Ed ecco allora cosa hanno deciso di fare gli attuali gestori TieffeTeatro Milano, ex Compagnia Stabile del Teatro Filodrammatici, che abitano il palcoscenico del Menotti dal 2010: autofinanziare l’acquisto del teatro. E a tutti chiedono una mano.

Da ieri sulla piattaforma di crowdfunding Eppelà è attiva una raccolta fondi.

“A causa della ristrutturazione del complesso immobiliare nel quale il teatro Menotti è situato” ci spiega Nicoletta Zeppilli, responsabile della promozione del teatro “la proprietà dell’immobile in maniera consapevole, in seguito a un’articolata trattativa, ha dato a TieffeTeatro la prelazione per l’acquisto a un importo sostenibile. La compagnia si è dichiarata disponibile a investire cospicue risorse che non sono però sufficienti a coprire l’intero impegno economico e finanziario richiesto“.

Da notare che il progetto è già inserito in Art Bonus, l’incentivo fiscale sotto forma di credito di imposta che consente di recuperare il 65% delle erogazioni liberali effettuate a sostegno della cultura. Per cui anche le aziende possono partecipare e dare una boccata di ossigeno alla città.

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