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Ecco come si studiano e si combattono i patogeni delle piante in Agroinnova

città: Torino - pubblicato il:
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Presso AgroInnova, il Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agroambientale dell’Università di Torino, strumenti e analisi unici per lo sviluppo di un’agricoltura sana

Non c’è solo la Xilella a preoccupare gli agricoltori italiani. L’elenco dei parassiti, nuovi e resistenti, si intensifica ogni anno. Angelo Garibaldi, Presidente di AgroInnova, Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino alla domanda quale parassita vi preoccupa di più, risponde “Non uno in particolare, ma il loro continuo arrivo“.

Le cause di questa tendenza, Garibaldi le riassume in globalizzazione e cambiamenti climatici. La tesi è riassunta anche nel progetto europeo Emphasis, terminato recentemente in AgroInnova, che si è dedicato proprio allo studio di soluzioni pratiche per contrastare i patogeni alieni che si diffondono da un continente all’altro.

Perché con la globalizzazione” spiega il presidente “arrivano piante e semi da tutto il mondo semi che sono prodotti in India, in Africa con costi molto inferiori“.

Con i semi low cost arrivano, quindi, anche i parassiti che si trovano a proprio agio proprio grazie a climi che una volta appartenevano ad altre latitudini e che ora sono la normalità proprio a causa dei cambiamenti climatici.

15 anni orsono” fa un esempio “è arrivata in Liguria la peronospera del basilico. È arrivata da semi probabilmente provenienti dal centro Africa dove era stata segnalata negli Anni ’30, ma che poi nessuno aveva più visto. Come è arrivata qui è arrivata in tutta Europa e anche in America“.

Un vero e proprio flagello “perché non si sapeva come trattarla. Gli agricoltori dovevano fare trattamenti ripetuti in una coltura che oltretutto dura pochissimo, con rischi di residui. Ora, siamo riusciti attraverso l’impiego di sostanze induttrici di resistenza a ridurre il numero di trattamenti a uno solo, oltretutto con ossido di calcio che non è assolutamente tossico“.

Ma, ci sono voluti 10 anni. “Ci vogliono anni” riprende il professore “perché i passaggi prevedono lo studio biologico del parassita; bisogna testare che la pianta non sia inficiata dalle soluzioni per abbattere il parassita“.

Altro caso: la batteriosi del kiwi che è arrivata dalla Cina e che ha provocato la distruzione di 3mila ettari soltanto in Piemonte. Anche in questo caso sembra che la soluzione, al di là del ricorso alla chimica, sia il ricorso a una varietà resistente.

Garibaldi si è occupato anche delle malattie delle piante ornamentali dove arrivano parassiti che prima non conoscevamo. Come il malbianco della lavanda. Mai segnalato da nessuna parte del mondo, è arrivato.

Alcune alternariose, che sono funghi che attaccano le foglie, si diffondono anche a seguito dei cambiamenti climatici che ne favoriscono l’insediamento.

Ma possiamo dire che diventa dura la vita di quei parassiti delle piante, quando finiscono sotto la lente di ingrandimento di AgroInnova, che ha al suo attivo 17 anni di attività nella ricerca di base e applicata (a proposito il centro non si è occupato di Xilella e l’unico commento di Garibaldi a tal proposito è “ci sono stati errori iniziali. Dovevano intervenire subito“) e che si sta preparando con una serie di incontri a onorare l’International Year of Plant Health (Anno Internazionale della Salute delle Piante), che le Nazioni Unite hanno proclamato per il 2020. Porte aperte sia agli addetti ai lavori, ma anche alla società civile.

In calendario un percorso culturale ed educativo, già patrocinato dalla Regione Piemonte, che sarà realizzato in partnership con numerosi enti e associazioni nazionali e internazionali che hanno aderito con attività divulgative e programmi dedicati alla salute delle piante.

Le manifestazioni culmineranno nelle giornate dal 4 al 6 giugno 2020 con un vero e proprio Festival Plant Health 2020.

Maria Lodovica Gullino, direttore di AgroInnova ci porta a visitare il centro, unico per competenze sicuramente in Italia, forse anche in Europa.

In queste serre tanti sono i progetti finanziati con fondi europei come Euclid dove la sicurezza alimentare parte dallo sviluppo di pratiche di produzione sostenibile per l’agricoltura europea e cinese; o Valitest sulle tecniche diagnostiche in campo fitosanitari.

Sotto stretta osservazione, con il progetto Nutriman, anche i principi di azoto e fosforo in applicazioni di fertilizzanti organici. E poi: analisi dei fattori prebiotici e probiotici su pomodoro, melo e fragola (progetto Excalibur); chimica verde e tanti studi sull’agricoltura integrata.

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