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Moda e agricoltura: soluzioni sostenibili

città: Roma - pubblicato il:
agritessuti

A pochi giorni dalla conclusione della Fashion Week milanese in cui si è parlato molto di sostenibilità, è stato presentato a Roma dall’Associazione Donne in campo-CIA il marchio registrato Agritessuti per una filiera sostenibile del sistema moda.

Un progetto tutto al femminile che prevede il rilancio di fibre tessili naturali come lino, seta e canapa e lo sviluppo di una vera e propria moda agricola.

Si tratta di un progetto che prevede l’utilizzo di tessuti naturali e di derivazione da scarti agricoli e tinture green inseriti in un sistema di produzione sostenibile.

Il tessile moda è il secondo settore industriale, dopo il petrolio, più inquinante al mondo, responsabile del 20% dello spreco globale di acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica.

Questi dati ormai diffusi e di dominio pubblico hanno contribuito ad aumentare la consapevolezza: oggi si stima che il 55% dei consumatori è disposta a pagare di più per capi ecofriendly.

Il progetto Agritessuti per lo sviluppo di fibre tessili naturali

L’Associazione femminile di CIA Agricoltori Italiani, Donne in campo, ha realizzato insieme a imprenditrici, ricercatrici e docenti, uno studio sulle potenzialità delle fibre tessili naturali.

Queste potenzialità sono state espresse nel concreto a Roma con la sfilata etica di abiti da sera e prêt-à-porter realizzati in stoffe biologiche e colorati con tinture naturali derivate da ortaggi, frutta, radici, foglie e fiori realizzati dalla giovane stilista romana Eleonora Riccio.

Le potenzialità di questo settore, secondo le stime della CIA potrebbero triplicare in un triennio. A oggi la produzione di lino, canapa, gelso da seta, coinvolge circa 2.000 aziende agricole in Italia, per un fatturato di quasi 30 milioni di euro con le attività connesse.

Gli sviluppi potrebbero derivare dal coinvolgimento delle 3.000 imprese produttrici di piante officinali, alcune anche tintorie, come lavanda e camomilla, allargandone il campo.

A queste produzioni si potrebbero affiancare le attività derivanti dagli scarti dell’agricoltura recuperando per le tinture le foglie dei carciofi, le scorze del melograno, le bucce della cipolla, i residui di potatura di olivi e ciliegi, i ricci del castagno.

Pina Terenzi, presidente nazionale di Donne in Campo-Cia ha spiegato: “È una filiera tutta da costruire, ma di cui abbiamo il know-how, considerata la vicinanza tra le donne e la tradizione tessile, nella storia e ancora oggi. Per questo, ribadiamo la necessità di dare vita a tavoli di filiera dedicati, al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, a sostegno della produzione di fibre naturali, a cui andrà affiancata la creazione di impianti di trasformazione, diffusi sul territorio e in particolare nelle aree interne, per mettere a disposizione dell’industria e dell’artigianato un prodotto di qualità, certificato, tracciato e sostenibile“.

Agritessuti ha dunque i mezzi per rispondere alle sollecitazioni dell’ONU che con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile chiede a gran voce lo sviluppo di nuovi sistemi di produzione a minore impatto ambientale che comprendano il riciclo e pratiche di economia circolare.

La sostenibilità, come chiede l’ONU, deve permeare tutto il business del tessile” conclude Pina Terenzichiamato come gli altri settori a riformare se stesso: metodi di produzione salva-ambiente, con l’uso di tinture che sprecano meno acqua o l’utilizzo di rifiuti come materia prima. L’agricoltura dimostra di essere in prima linea in questo processo di cambiamento, con le donne promotrici di un nuovo modo di vivere la moda nel rispetto del Pianeta“.

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