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Mediterraneo da salvaguardare, per noi e per il business

città: Milano - pubblicato il:
mar mediterraneo

#lesoluzionicisono, ma dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che l’ecosistema marino del Mediterraneo riguarda tutti i settori e non solo la Blue Economy

Il Mediterraneo non è solo il Mare Nostro, ma anche un infinito bacino di business. Per dare un ordine di grandezza, il mar Mediterraneo favorirebbe – secondo quanto rilevato da una ricerca firmata Fao/McKinsey&Company – lo sviluppo di un fatturato annuo dei settori legati al mare pari a 386 miliardi di euro, con 205 milioni di euro di valore aggiunto lordo e circa 4,8 milioni di posti di lavoro.

Tanta roba, che rischia di andare in tilt a causa degli stravolgimenti climatici. Quindi il Mediterraneo non è solo vita, ma anche lavoro.

È anche su questo presupposto che One Ocean Foundation che da due anni a questa parte sta diffondendo la Charta Smeralda per la salvaguardia dei mari, torna in pista per svegliare gli imprenditori.

La premessa è che non esiste solo la Blue economy e gli altri stanno a guardare il mare o, al massimo, a navigarlo. Perché indirettamente la salubrità delle acque salate, al pari di quelle dolci, riguarda tutti noi.

Sia che sei un agricoltore, un sarto, un produttore di mobili, che lavori per una Utility o per un’azienda chimica o alimentare. Tutto ha a che fare con il mare.

Stefano Pogutz, docente in ambito Corporate Sustainability e Ricercatore di SDA Bocconi, nonché presidente del Comitato Scientifico di One Ocean Foundation afferma che “l’economia degli oceani e la settima di questo pianeta e rappresenta il 3% del Pil mondiale“.

L’Italia genera il 37% del valore aggiunto complessivo del Mediterraneo, che rappresenta già oggi uno straordinario volano di sviluppo economico e un obiettivo ESG (Environmental, Social, Governance) immediato per le aziende del nostro Paese” è il parere di Leonardo Totaro, Chairman McKinsey&Company Mediterraneo, che parla anche come velista “Salvaguardare il suo ecosistema marino e costiero è urgente. Ma anche possibile. Dobbiamo solo rendercene conto“.

Ma come siamo messi a proposito di questa consapevolezza? Sda Bocconi ha voluto indagare. Il report – realizzato in collaborazione con Sda Bocconi, McKinsey&Company e la spagnola Csic che rappresenta l’aspetto scientifico oceanografico del team – ha coinvolto più di 220 aziende nazionali e internazionali, startup, associazioni e Ong appartenenti a 13 settori industriali.

Ne è emerso che circa il 35% delle imprese intervistate sarebbe consapevole delle pressioni esercitate sugli ecosistemi marini dai settori industriali di cui fanno parte. Tutti sanno dell’inquinamento da plastiche e microplastiche, mentre fenomeni meno evidenti, come lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine o gli effetti sulla biodiversità, sarebbe più limitata.

Lo scatto in avanti è necessario affinché tutti si rendano conto che la salvaguardia del Mediterraneo (e di tutti gli ecosistemi) non deve essere un affare di pochi, ma sensibilità e interesse di tutti.

La bella notizia è che le #soluzionicisono. Quella di Prada che ha deciso di usare nylon riciclato (l’econyl prodotto da Aquafil) è una bella notizia. Tanto più che afferma che sarà totale il ricorso a questo materia prima seconda nel 2021.

L‘Ecoplasteam che riesce a disaccoppiare gli elementi plastica-alluminio del Tetrapak per farne nuova plastica (l’EcoAllene) è una scoperta fantastica. Il grafene che, materia magica, tra le tante altre potenzialità ha anche la capacità di assorbire ed eliminare gli sversamenti di petrolio in mare è una manna dal cielo.

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