Home Eco Lifestyle Nel viaggiar domani c’è (poca) certezza. Ma non tutto è perso

Nel viaggiar domani c’è (poca) certezza. Ma non tutto è perso

pubblicato il:
Viaggiare dopo emergenza Covid-19
foto di Bogdan Tischer (PxHere)

Viaggiare dopo l’emergenza Covid-19: molte cose cambieranno a seguito della pandemia. Molti settori saranno costretti a ripensare la loro organizzazione, fra questi sicuramente il turismo, che dovrà necessariamente adeguarsi alle nuove esigenze di accoglienza sicura e sostenibile

In attesa che la fase due dell’emergenza Coronavirus venga delineata definitivamente e praticamente – sono ancora molti i punti non chiari -, ci si chiede come sarà la prossima estate. Si potrà andare in vacanza, spostarsi almeno entro i confini nazionali per recarsi al mare o in montagna, seppure rispettando le norme di sicurezza?

E poi come si tornerà a viaggiare dopo l’emergenza Covid-19 e con quali priorità? Sarà ancora possibile un turismo di massa o le vacanze diventeranno necessariamente più esclusive? La domanda riguarda anche quante attività turistiche riusciranno a superare questa difficilissima fase e potranno tornare a lavorare.

L’agenzia torinese di comunicazione e marketing Open Mind, che opera in campo turistico, ha fatto una previsione su come cambierà il modo di viaggiare dopo l’emergenza Covid-19.

Le preoccupazioni per il settore del turismo sono tante: durante la fase due e ancora per molto tempo non sarà possibile spostarsi liberamente. Il distanziamento sociale sarà una norma che si prolungherà anche quando si avranno zero contagi. Non si hanno notizie su quando verrà ripristinato la convenzione di Shengen e di come verranno organizzati i mezzi di trasporto.

L’incertezza sulla riconquista delle nostre libertà, sulla stabilità politica, sulla ripresa economica e i cambiamenti che bisognerà affrontare incidono senza dubbio anche sull’aspetto psicologico delle persone.

È stato chiesto un parere a Mauro Felletti, psicoanalista e psicoterapeuta, sulla necessità irreprimibile dell’uomo di esplorare il mondo e sulle limitazioni alle quali bisognerà sottostare: “Abbiamo dentro di noi spinte biologiche a questo comportamento, fondate su meccanismi neurologici e psicologici propri dei mammiferi, che nelle neuroscience vengono indicati come: comportamenti di esplorazione che, nei mammiferi, hanno a che fare con la sopravvivenza e, quindi è istinto naturale mentre, nell’uomo si trasformano in bisogno di sapere superando il naturale per farsi culturale. Noi siamo sospesi tra nature e nurture (nutrimento) e questa pulsione, che raggiunge il massimo della sua espressione nella nostra specie, nessuna epidemia, per quanto grave, può arrestare“.

Le restrizioni imposte non riescono in alcun modo a fermare la necessità di muoversi e conoscere. Prosegue Felletti: “La curiosità è innata nell’uomo e non si può spegnere. Niente può riuscirci perché ha radici biologiche profonde: sono i meccanismi su cui si fonda la vita e che crea quell’istinto epistemofilico (curiosità e istinto di conoscere) che ci porterà su Marte fra non molto tempo. Questa è la natura dell’Homo Sapiens Sapiens che da questa esperienza riemergerà cambiato“.

Viaggiare dopo l’emergenza Covid-19, luoghi sicuri e rispetto dell’ambiente

Mauro Felletti è inoltre convinto che questa esperienza ci renderà più rispettosi della natura con maggiore sensibilità e consapevolezza, come affermato da Papa Francesconon si può stare bene in una casa malata“.

Cambieranno così anche le esigenze dei viaggiatori. Ci sarà una prima fase in cui si seguirà il richiamo Io resto in Italia e solo in seguito si ritornerà all’estero, ma prediligendo le destinazioni che possano garantire una sicurezza sanitaria adeguata. Questo vale anche per i turisti stranieri che dovranno avere garanzie sulla sicurezza dell’Italia.

Il turista dunque, per viaggiare dopo l’emergenza Covid-19, cercherà Paesi sicuri, dove recarsi in tranquillità, poco affollati, ben organizzati, puliti, con paesaggi intatti, rispettosi dell’ambiente e con servizi efficienti. Aumenteranno le esigenze e si auspica che l’ambiente ne gioverà in primis.

Luoghi che possano offrire patrimoni culturali, accanto a territori naturali ben tenuti e poco inquinati saranno premiati. Sarà necessario offrire al viaggiatore una sana accoglienza con territori sicuri, ricchi di bellezza e di gioia di vivere.

Diventa quindi prioritario per gli operatori ma anche per i governi ripensare l’accoglienza, tenendo conto di queste nuove priorità, standard e parametri che determineranno il futuro del settore del turismo in ogni parte del mondo.

Un’opportunità per i lovemark

Questo riassestamento potrebbe essere una grande opportunità per paesi come l’Italia, che non ha mai sfruttato al meglio il suo immenso patrimonio sviluppando ogni potenzialità del settore turistico.

Kevin Roberts, ad di Saatchi&Saatchi, ha teorizzato che le destinazioni più che attraverso un brand debbano essere identificate e percepite come un lovemark. E potenzialmente l’Italia è un favoloso lovemark, capace di offrire un’esperienza indimenticabile, unica, imperdibile e insostituibile.

Roberts scrive dell’Italia e più in generale: “Il lovemark è una sintesi che comunica unicità, intimità, sensualità e mistero. La costruzione del lovemark di una destinazione turistica implica quindi un approccio responsabile, etico e sostenibile e quindi un sentimento di vero amore nei confronti del territorio che si vuole promuovere, salvaguardandone i valori identitari“.

In mancanza di certezze su quando il turismo potrà ripartire e quale sarà l’impatto reale della pandemia, si può iniziare a riflettere su una riorganizzazione del settore e sulla pianificazione della promozione.

Condividi: