Home Eventi 5 giugno, Giornata dell’Ambiente: chi fa l’orto festeggia

5 giugno, Giornata dell’Ambiente: chi fa l’orto festeggia

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Agosto 2020
giornata dell'ambiente - giornata ambiente
foto di PxHere

Per la Giornata dell’Ambiente festeggiamo chi fa un orto. È sempre più una attività diffusa tra chi ama la terra e rispetta l’ambiente. Ce lo raccontano Andrea, Marianna, Nadia. Svelandoci anche qualche piccolo trucco

La Terra è una grande eredità. E come tale va rispettata, come si rispetta una persona, un animale, una pianta. Proprio nella Giornata dell’Ambiente che anche quest’anno si festeggia il 5 giugno, vogliamo seguire questa suggestione: chi ama l’ambiente riconosce spesso nella propria formazione e cultura un lascito culturale, spirituale e a volte materiale. Ma è anche collaborazione. Amicizia. Buone pratiche familiari.

È quanto emerge da tanti racconti che i lettori ci stanno inviando per la nostra rubrica Orti d’Italia. Ce lo conferma Alessandro Funari che ci scrive “ho deciso di dedicarmi all’agricoltura. Il richiamo verso la terra è sempre stato sopito dentro di me, probabilmente questa è l’eredità che mi ha lasciato mio nonno“.

Proprio il nonno di Alessandro, più di 30 anni fa, aveva approcciato all’agricoltura sinergica: “un uomo illuminato che già tempo fa aveva un occhio di riguardo ai problemi legati all’ecosostenibilità” commenta il nipote che ritrova sugli scaffali un libro che fa la storia: Agricoltura sinergica di Emilia Hazelip.

Un libro che nasce dall’esperienza della Libera scuola di agricoltura sinergica. Un prontuario di orticoltura che riassume anche la filosofia della rinuncia alla lavorazione del suolo e che invita all’uso sistematico della pacciamatura e delle aiuole rialzate, suggerendo in modo dettagliato come ottenere produzioni abbondanti e di qualità con il minimo intervento e nel massimo rispetto dell’ambiente naturale.

Alessandro queste tecniche le fa sue. E ce le racconta facendoci immergere nel suo orto che sta all’interno del parco regionale dei castelli Romani questo è davvero un piccolo gioiello nascosto, incontaminato del Lazio.

giornata ambiente - orto alessandro funari
Alessandro Funari – orto e terreno agricolo

Di base c’era la voglia di usare, valorizzare un terreno di proprietà di famiglia al lago di Nemi – continua – E così dopo la perdita del lavoro dovuta al lockdown e alla pandemia ho deciso di rimboccarmi le maniche e dopo aver ripulito un terreno abbandonato da anni“.

La voglia di coltivare secondo la metodologia sinergica è tanta. In più c’è il tema del riuso di materiali naturali come i bancali di legno. Il tutto a favore della biodiversità (contro la monocultura) e facendo sapiente uso delle conoscenze agronomiche per consociare tra loro ortaggi in modo mirato affinché questi si aiutino, siano appunto in sinergia, fortificandosi e difendendosi l’un l’altro e avvolte anche intensificando il loro sapore.

La cosa che più mi ha affascinato è il fatto di rendere la terra fertile piuttosto che impoverirla“.  Ebbene sì, la terra può farcela da sola. È questo il messaggio di Alessandro.

Si può favorire il ciclo dell’autofertilità. Anche lasciando che alcune piante vadano a fiore e si riseminino da sole. Evitando del tutto prodotti sia di derivazione animale che di sintesi“.

Ecco l’orto sinergico… agricoltura sostenibile e veicolo di sani principi che dovrebbero essere applicati al sistema che ci circonda, favorendo anche un ritorno alla terra, dei giovani soprattutto, e una spinta verso un economia di tipo circolare, di autosufficienza e di eliminazione delle filiere lunghe.

Il progetto include in futuro la creazione di uno stagno vicino all’orto sinergico nel quale verrà ricreato un piccole ecosistema che richiamerà una fauna che aiuterà tutto l’ambiente circostante e l’orto. A questi Alessandro vuole affiancare un  percorso sensoriale di erbe spontanee, aromatiche e officinali. L’ultimo sogno di Alessandro Funar saranno le api.

L’orto di famiglia, ricordato nella Giornata dell’Ambiente

giornata ambiente - orto carlini
Marianna Carlini, un’esperienza agricola durante il lockdown

Dal 2008 io e mio marito abbiamo deciso di lasciare il centro della città di Torino per vivere nel verde vicino alla città, sulle colline intorno alla Basilica di Superga. Mai come durante la quarantena ci siamo convinti di aver fatto la scelta giusta, perché sicuramente è stata più sopportabile che in un appartamento in città: abbiamo vissuto all’aperto gran parte del tempo, beneficiando di un luogo che per altri è una destinazione di villeggiatura“.

Racconta così la bella decisione Marianna Carlini, esperta di comunicazione. Torinese Doc che tra le primissime decisioni che prende con la famiglia nei mese dell’emergenza sanitaria è  quella di tornare a fare l’orto (forse anche un po’ per prevenire qualsiasi problema di disponibilità di viveri…), che aveva abbandonato negli ultimi anni perché non aveva molto tempo per curarlo.

Invece mio marito ha subito chiesto ai nostri amatissimi vicini (sono due case semi indipendenti e confinanti) di poter utilizzare il loro terreno incolto, con annessa stalla e asinello, per poter coltivare un po’ di ortaggi.

Questa attività ci ha permesso di tenere impegnate le bambine all’aria aperta tutti i giorni, coinvolgendole nel lavoro, spiegando loro il significato di tutte le operazioni, affinché apprendessero dalla vita reale, non solo dalla didattica a distanza“.

Torna con forza l’elemento culturale, anche per i bambini: “gli esercizi di scienze si fanno nel campo: metti un semino di mela nel bicchiere con un batuffolo di cotone e aspetta di vederlo germogliare, per loro sono stati tanti e vari. Ora aspettiamo che nel nostro orto spuntino le zucchine, i pomodori, crescano le coste, le patate… Ogni giorno hanno la curiosità di vedere che tutto sia in ordine e proceda bene. Hanno messo tantissimo le mani nella terra, scoperto che ci sono i lombrichi, le lumache…“.

In Umbria in piena campagna

giornata ambiente - orto nadia fiore
Nadia Fiore e i prodotti del suo orto

Nadia Fiore l’amore per la natura lo porta con sé fin dal nome cui spesso spunta anche Rosa. Nata e cresciuta in città, a 31 anni si è trasferita nella campagna spoletina nella verde Umbria dove “abbiamo letteralmente trasformato le nostre passioni in uno stile di vita, del quale ormai non riusciamo più a farne a meno“.

La terra che ha dice che è tanta, pagata pochissimo perché nessuno vuole più sporcarsi le mani. “Fare l’orto per me fino a qualche tempo fa era una pratica sconosciuta, semplice ricordo d’infanzia di zie campagnole, oggi è diventato insieme ai miei animali il mio migliore amico“. Un orto che sfama la famiglia tutto l’anno almeno per l’80% dei bisogni.

Coltiviamo quello che ci piace mangiare, quello che possiamo trasformare e usare tutto l’anno, pomodori diventano conserve, melanzane diventano cordon bleu da tirar fuori dal freezer per una cena quasi pronta dopo una giornata di lavoro, aglio, cipolle e patate che ci accompagnano per tutto l’anno e spesso non sono ortaggi bellissimi ma sono naturali, biologici perché non usiamo nessun tipo di pesticida o concime chimico – anzi uso la cacchina che raccolgo a palate dal mio pollaio“.

Già, il pollaio da due a 6 galline “adesso siamo a 20 ma sono nate nella nostra incubatrice nuove reclute… io le chiamo galline felici, perché sono fortunate; a loro ho dato uno spazio enorme dove essere libere di ruspare e si ripagano il vitto e l’alloggio con delle buonissime uova. Tutto quello che produciamo sicuramente ci costa meno in termini economici rispetto a quello che spenderemmo al supermercato, di più in termini di lavoro fisico ma… nulla è paragonabile alla soddisfazione di mettere a tavola i propri ortaggi, la propria carne“.

Un nuovo stile di vita: “Abbiamo fatto un passo indietro nel tempo a quando la vita rurale regalava serenità e benessere psicologico. Dove la terra è gli animali ci mostrano il giusto senso delle cose, ovvero che c’è un tempo per ogni cosa“.

Nadia ce lo lascia come suggerimento proprio oggi, nella giornata dell’ambiente: “se ognuno di noi ponesse un pochino di attenzione in più in quello che ci circonda, facendo piccole insignificanti rinunce come le fragole a dicembre, oppure la carne d’oltreoceano, piccole attenzioni che farebbero bene all’ambiente, ma anche a noi stessi“.

La giornata dell’ambiente festeggia la biodiversità

Perché festeggiare la biodiversità, oggi, nella giornata dell’ambiente? Perché è questa la base naturale che sostiene tutta la vita – animale e vegetale – sul nostro Pianeta, sulla terra e nei mari.

Non è un concetto che tocca soltanto le specie animali in via di estinzione o gli alberi… la biodiversità – ci dice l’Onu, che ha voluto istituire la giornata dell’ambiente nel 1974 – riguarda ogni aspetto del Pianeta e, in particolare, tocca da vicino la nostra salute, perché fornisce “aria e acqua pulita, cibi nutrienti, conoscenze scientifiche e fonti di medicina, resistenza naturale alle malattie e mitigazione dei cambiamenti climatici“.

Indebolire o abbattere un solo anello di questa magnifica catena naturale indebolisce tutto il sistema naturale e mai come in questo momento ne stiamo vedendo le conseguenze drammatiche, in termini sanitari, climatici e sociali.

Nel giorno della sua istituzione l’Onu utilizzò il claim Only One Earth, oggi invece gridiamo ad alta voce che è il momento per la Natura. Perché, alla fine dei conti, di Terra ne esiste una sola e senza di essa noi moriremo.

Condividi: