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Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali: il nuovo passaporto della Valtellina

pubblicato il: - ultima modifica: 2 Ottobre 2020
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Foto da Wikimedia Commons

La Valtellina del vino si porta a casa, grazie all’arte nobile dei terrazzamenti, un nuovo riconoscimento del Ministero dell’Agricoltura legato ai paesaggi tradizionali o di interesse storico. Così, il Registro Nazionale passa da 16 a 25 iscritti

La Valtellina è uno degli areali lombardi vitivinicoli di cui si parla sempre più spesso: per molto tempo relegata a zona di confine tra Italia e Svizzera e conosciuta solo dagli appassionanti di grandi rossi da nebbiolo, il vitigno principe del territorio, oggi è alla ribalta della cronaca per l’elevato livello qualitativo dei vini e per un approccio turistico in termini di ricettività e accoglienza che sta facendo la differenza.

L’anno 2020 ha registrato, complice la pandemia legata al Covid, un vero e proprio boom del turismo in Lombardia, con l’apertura di numerose seconde case, soprattutto nelle località di montagna della regione.

L’estate 2020 in Valtellina si è quindi tradotta in una vera e propria opportunità per vivere un territorio di eccellenze, con esperienze culturali e sensoriali.

La Valtellina del vino, dotata di un paesaggio e di un ambiente pedoclimatico unico, ottiene un altro prestigioso riconoscimento: dopo l’iscrizione del 2018 dell’arte dei muretti a secco, l’arte millenaria di sostegno dei terrazzamenti e dei vigneti, nel novero del Patrimonio Immateriale Unesco, dal 9 settembre i vigneti terrazzati del versante retico sono paesaggio rurale storico.

Oltre 40 chilometri di costa soleggiata totalmente terrazzata fino anche a 800 metri di quota su pendii che raggiungono anche il 60% di pendenza, lungo la quale si snodato i cinque grandi cru di Valtellina, che regalano vini noti e apprezzati in tutto il mondo: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella, le cinque Menzioni Geografiche Aggiuntive del disciplinare del Valtellina Superiore Docg.

La Valtellina è, inoltre, l’unico areale alpino a potersi fregiare di una seconda Denominazione di Origine Controllata e Garantita, riconosciuta nel 2003, lo Sforzato di Valtellina.

L’iscrizione nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, che è curato dal Ministero dell’Agricoltura che provvede all’individuazione dei paesaggi tradizionali o di interesse storico, è un importante riconoscimento: con il recente ingresso della Valtellina e della Val di Cembra in Trentino, il Registro Nazionale passa da 16 a 25 iscritti.

Un risultato ottenuto grazie al lavoro della Provincia di Sondrio, alla Fondazione di Sviluppo Locale e alla Fondazione Fojanini, al Consorzio di Tutela Vini Valtellina e alla Fondazione ProVinea, che su iniziativa della sua presidente Cristina Scarpellini lo scorso maggio aveva lanciato la candidatura.

Sancito e ufficializzato quindi il legame ambientale e di forte identità culturale, sociale e storica tra uomo e paesaggio: di origine preromana, attribuita ai liguri e agli etruschi, popoli esperti nell’allevamento della vite, la viticoltura in Valtellina fu ripresa nel Medioevo (sec. X e XI) dai magistri comacini e dai monaci benedettini, in quanto proprietari di vigne nella zona.

Il lavoro dell’uomo ha nei secoli caratterizzato e modificato il territorio originario: 2.500 km di muretti, un vero e proprio labirinto, che testimonia la presenza dell’uomo nella valle.

Per rendere adatto un ambiente alpino difficile, è stata ridisegnata la montagna, con un’architettura di sostegno: lungo oltre 800 ettari vitati viticoltura e civiltà si sono fuse in un patrimonio che racconta la storia della popolazione, all’insegna della tutela della agrobiodiversità: i terrazzamenti in quota oltre i vigneti erano infatti destinati alla coltivazione dei cereali alpini, in particolare del grano saraceno autoctono.

Il lavoro dell’uomo con la creazione dei terrazzamenti non ha impattato con violenza sull’ecosistema primordiale scardinando i meccanismi naturali che regolano la valle, ma si è perfettamente integrato, valorizzandolo.

Viticoltori e agricoltori sono custodi dell’ambiente in cui vivono e lavorano, con l’obiettivo di salvaguardare un ecosistema che ha valore identitario, economico, ambientale e sociale: da millenni, ma oggi più che mai vero e applicato.

Sara Missaglia Sara Missaglia: giornalista, sommelier, degustatore e relatore per l’Associazione Italiana Sommelier, racconta di vino e enogastronomia per alcune riviste e testate di settore. Esperta di comunicazione è Degustatore della Regione Lombardia | Instagram | Facebook | Twitter | Linkedin
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